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Rapporto conflittuale tra madre e figlia

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 24 Gennaio, 2024

mamma e figlia che discutono

Ci sono figlie che odiano le madri? E viveversa, è vero che una mamma può voler distruggere, consciamente o no, la vita della figlia femmina? Andiamo alla scoperta delle cause che rendono conflittuale il rapporto tra madre e figlia e delle possibili strategie da adottare per migliorare la situazione.

Cosa significa avere un rapporto conflittuale madre- figlia

La relazione tra una madre e la figlia femmina è di fondamentale importanza, tanto per l'una quanto per l'altra, tuttavia non sempre essa è fonte di gioia e condivisione. 

Può capitare, infatti, che da entrambe le parti vi siano dei sentimenti contraddittori che, proprio a causa dell'importanza di questo legame unico e insostituibile, raggiungono talvolta un'intensità tale da trasformarsi in vero e proprio odio. 

Quali sono, allora, le radici dei conflitti madre figlia? Cosa spinge una donna che ha partorito una bambina a negarle la sua vicinanza e il suo affetto o, al contrario, perché una figlia dovrebbe allontanarsi da colei che le ha donato la vita?

Le cause sono ovviamente moltissime e dipendono da un gran numero di variabili. Già dai primi anni dell'infanzia si gettano le basi per quello che poi sarà il legame tra mamma e figlia: quanto più questo sarà "sicuro" e solido, tanto meno probabile sarà che si sviluppino in futuro degli screzi tra le due donne. 

Secondo Freud la bambina dovrebbe essere in grado di risolvere il suo naturale complesso di Elettra, ovvero il suo inconscio amore per il padre e l'odio verso la madre, intorno ai sei anni, tuttavia in seguito possono subentrare altri fattori a complicare il legame.

Avere una relazione problematica con la propria madre può significare, ad esempio, non essere compresa da lei, non riconoscerla come un punto di riferimento né tanto meno come la figura che durante l'infanzia ha il compito di accogliere i bisogni della bambina: questo potrebbe, nel corso del tempo, determinare un accumulo di rabbia nei confronti della madre, la quale viene vista solo come un'impositrice di giudizi e non come una dispensatrice di amore.

Quando una figlia odia la madre: le possibili cause

Alla base di un rapporto difficile con la propria madre possono esserci diversi fattori. Identificarli non è tuttavia un compito semplice e per questo motivo è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta, con l'obiettivo di indagare i motivi di astio verso la propria figura materna e provare a migliorare la situazione. 

Tra i fattori più comuni che provocano un deterioramento dei rapporti in età adulta vi sono:

  • la presenza di una madre aggressiva che tende a giudicare e svalutare, più che a motivare la figlia;
  • un rapporto simbiotico che alla figlia comincia a stare stretto e che la madre non accetta;
  • un'inconscia gelosia nei confronti della madre che fa scaturire dei sentimenti di aggressività;
  • un complesso di Elettra irrisolto;
  • una madre castrante e limitante;

Può capitare, inoltre, che quando una figlia si allontana dalla madre in età adulta, quest'ultima non accetti la rottura del legame di dipendenza affettiva; ciò è tipico delle situazioni in cui è stata la figlia a doversi prendersi cura del genitore, come viene espresso dallo psicoanalista J. Bowlby con la definizione di "accudimento invertito madre- figlia". 

In questo caso prendere le distanze da una mamma che non lascia libera di vivere la propria vita è fondamentale per mettere fine a un rapporto disfunzionale e per consentire alla figlia di sviluppare la propria identità.

Cosa succede quando è la madre che non ama la figlia

Un rapporto difficile madre figlia può scaturire anche dall'incapacità della figura materna di provare affetto per la bambina (e in seguito per la giovane adulta) che ha partorito. 

Una madre che odia la figlia è probabilmente una donna che a sua volta ha provato il trauma di non essere stata amata a sua volta e che per questo riversa su colei che ha partorito, tutte le sue insoddisfazioni. 

Altre volte la figlia viene vista inconsciamente come una rivale, oppure viene messa al centro di uno squilibrio relazionale con il padre- marito.

La violenza psicologica è il tratto predominante di questo tipo di legame e ciò può determinare profonde ferite in una bambina che non si sente mai abbastanza per la propria mamma. 

Quest'ultima d'altro canto può esprimere i suoi sentimenti di rabbia sotto forma di un atteggiamento castrante e svalutante, oppure con la tendenza ad instaurare un rapporto morboso improntato alla dipendenza affettiva

Sebbene per la società sia un argomento quasi tabù, la psicologia conosce molto bene i danni provocati dalle madri che odiano le figlie, e chi si trova vittima di una relazione di questo tipo dovrebbe cercare un appoggio psicoterapico volto a far comprendere l'inevitabilità di certi comportamenti materni (per la maggior parte inconsci) in virtù del suo vissuto famigliare e personale.


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Conflitti madre e figlia durante l'adolescenza

L'adolescenza rappresenta un'età critica che segna una crisi nel rapporto tra madre e figlia. In genere dopo l'età dell'infanzia, quando la bambina si identifica totalmente nella madre, comincia una nuova fase in cui la giovane adulta ha bisogno di staccarsi idealmente dalla mamma, allontanandosi (più o meno ferocemente) dai valori che essa incarna e dal suo ruolo. 

Per questo motivo l'adolescenza è spesso terreno di scontro emotivo fra due donne, in cui quella più vecchia vede progressivamente sfiorire la sua giovinezza.

Può quindi subentrare una forma di gelosia nei confronti della figlia, che è più giovane e ha tutte le opportunità di fronte a lei, la quale si manifesta con comportamenti svalutativi o aggressivi nei suoi confronti; d'altro canto l'adolescente fatica a vedere i sacrifici compiuti dalla madre e spesso ha un atteggiamento ingrato e di sfida

In questa fase si alternano stati d'animo differenti in cui prevalgono la rabbia, il senso di colpa e la ricerca disperata di una nuova identità, diversa da quella del passato, tanto per la madre quanto per la figlia.

Altre volte la madre ha un atteggiamento molto invadente e non accetta che la figlia cerchi di affermare la sua personalità in spazi e modalità che non sono le sue, mentre può succedere anche che, arrivati all'età adolescenziale, non si sia creato un legame abbastanza forte da resistere agli urti di una fase così tempestosa. 

Magari la mamma continuerà a percepire la figlia come un prolungamento di sé, ovvero come quella bambina la cui presenza rimaneva nello sfondo, tuttavia l'adolescente potrebbe aver accumulato molta rabbia nei confronti di quella madre assente e/o giudicante, la quale deflagrerà molto facilmente non appena sarà in grado di recidere il rapporto con la figura materna.

Come migliorare un rapporto conflittuale madre e figlia

Migliorare un rapporto conflittuale tra madre e figlia è difficile ma non impossibile, a patto che le due donne mantengano un atteggiamento flessibili e non si irrigidiscano nelle loro posizioni

Impegnarsi su questo fronte è tuttavia di fondamentale importanza perché questa relazione influenza la vita di entrambe le figure e condiziona il modo in cui esse vivono i rapporti con gli altri e l'idea che hanno di sé, senza contare che è proprio il legame con la madre che impronta la visione della sessualità della maternità e dell'amore.

La psicoterapia, di coppia o singola, costituisce un aiuto fondamentale per risolvere le difficoltà, a patto che entrambe le figure coinvolte siano pronte ad ammettere i propri errori, ad accettare i propri limiti e a mantenere aperto il dialogo fra di loro.

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Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr.ssa Giusy Messina
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