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Alimentazione con sondino nasogastrico

Dr. Roberto Gallina Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Roberto Gallina, Geriatra
Geriatria

In cosa consiste l'alimentazione con sondino nasogastrico?

L'alimentazione con sondino nasogastrico è un trattamento medico che consiste nell'inserimento di un tubo di plastica attraverso il naso, che passa per la gola e arriva nello stomaco.

Quando è necessaria l'alimentazione con sondino nasogastrico?

Il sondino nasogastrico viene utilizzato per l'alimentazione e la somministrazione di farmaci o altri agenti per via orale. Nel caso in cui le quantità da somministrare siano minime si procede all'iniezione nel tubo tramite siringa. Quando è necessaria l'alimentazione continua si può utilizzare un sistema a gravità o un sistema collegato a una pompa elettronica che è in grado di controllare l'assunzione del paziente e segnalare qualsiasi problema di alimentazione.

Quando non è indicata l'alimentazione con sondino nasogastrico?

L'alimentazione con sondino nasogastrico è controindicata nel caso in cui il paziente abbia subito un intervento chirurgico di bypass gastrico e nei casi di:

  • fratture del cranio
  • gravi fratture facciali
  • varici esofagee
  • disturbi della coagulazione

Quali complicazioni può comportare l'alimentazione con sondino nasogastrico?

Alcune complicazioni meno gravi possono essere:

  • sangue dal naso
  • sinusite
  • mal di gola

Complicanze più significative possono essere, invece:

  • perforazione esofagea
  • aspirazione polmonare
  • polmone collassato

L'aspirazione e il collasso polmonare sono complicanze di un errato posizionamento del sondino; in pazienti anziani terminali l'uso del SNG o della PEG sono controversi perchè spesso peggiorano la qualità della vita e non migliorano la prognosi

Quando si ricorre alla sospensione dell'alimentazione con sondino nasogastrico?

L'alimentazione con sondino nasogastrico può essere interrotta o sospesa ad esempio nel trattamento di malati terminali dove il suo utilizzo non dovrebbe alterare l'esito ultimo. Tale sospensione è considerata da alcuni una forma di eutanasia attiva, mentre il decidere di non impiegarne una può essere considerato un modo di evitare l'accanimento terapeutico.

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