Bambini iperattivi: come comportarsi?

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
Revisionato da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella — Farmacista
A cura di Dr. Giuseppe Iannone
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Data articolo – 02 Giugno, 2020

Disturbo da deficit di attenzione e iperattività nei bambini: cosa sapere?

Intervista al dr. Giuseppe Iannone, psicologo e psicoterapeuta.   


Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è un disturbo del neurosviluppo che, se non curato, tende a persistere e a ostacolare il normale funzionamento scolastico, lavorativo e sociale. 

Quali sono i sintomi? Come può essere posta diagnosi? E quali sono le opzioni di trattamento? 

Ne parliamo in questa intervista con il dr. Giuseppe Iannone, psicologo e psicoterapeuta.

Come riconoscere un bambino con sindrome da deficit di attenzione e iperattività?

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Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD in inglese, o DDAI in italiano) è un disturbo mentale caratterizzato da sintomi quali disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività e impulsività. 

Le persone con  ADHD  di solito riferiscono di avere difficoltà a focalizzare l´attenzione su una singola attività o a rimanere fermi e concentrati per lunghi periodi di tempo. E sono proprio la disattenzione e la disorganizzazione a causare l´incapacità di mantenere l´attenzione su un compito, l'apparente mancanza di ascolto, il dimenticare scadenze o incombenze importanti. 

L'iperattività e l'impulsività, invece, si associano a livelli di attività eccessivi, agitazione, incapacità di rimanere seduti o di attendere il proprio turno, intromissione nelle attività altrui, ecc. 

L´ADHD è stata inserita tra i disturbi del neurosviluppo nel DSM-5. Come tutti gli altri disturbi del neurosviluppo, l´ADHD tende a manifestarsi già dalle prime fasi dello sviluppo, spesso già prima che il bambino inizi la scuola elementare. 

Durante la fanciullezza, l´ADHD si presente provocatorio o il disturbo della condotta.

A chi rivolgersi e come avviene la diagnosi?

Per essere fatta diagnosi di ADHD la persona deve aver sperimentato per un minimo di sei mesi almeno sei tra i seguenti sintomi.

Disattenzione:

  • fatica a prestare attenzione ai particolari o frequenti errori di distrazione;
  • difficoltà a mantenere l´attenzione e la concentrazione;
  • apparente mancanza di ascolto quando gli/le si parla;
  • fatica a seguire le istruzioni e/o a portare a termine i compiti;
  • difficoltà a organizzarsi nei compiti o nelle attività;
  • evitamento o forte avversione a eseguire compiti che richiedono uno sforzo mentale protratto;
  • perdita di oggetti;
  • facile distraibilità; 
  • sbadataggine.

Iperattività e impulsività:

  • difficoltà a stare fermo;
  • fatica a stare al proprio posto;
  • irrequietezza;
  • incapacità di giocare tranquillamente;
  • eccessiva loquacità;
  • impulsività nel dare una risposta prima ancora di aver sentito la domanda per intero;
  • difficoltà ad aspettare il proprio turno;
  • comportamenti invadenti nei confronti degli altri.

Affinché possa essere fatta diagnosi di ADHD, tali sintomi devono essere presenti già dalle prime fasi dello sviluppo, e comunque prima dei 12 anni, devono presentarsi in almeno due contesti (scuola, casa, lavoro, ecc.) e interferire con il normale funzionamento scolastico, lavorativo o sociale.

La diagnosi può essere posta da uno psicoterapeuta che, dopo attenta valutazione clinica, stabilirà se la persona è affetta da ADHD o meno.

Esistono tre tipi di ADHD: 

  1. il tipo prevalentemente disattento; 
  2. il tipo prevalentemente iperattivo-impulsivo;
  3. il tipo combinato iperattivo-impulsivo e disattento (che è anche il tipo più prevalente).

Il percorso di cura varierà a seconda del sottotipo di ADHD del quale si soffre. 

Va poi tenuto in considerazione che il sottotipo di ADHD può cambiare nel tempo: di conseguenza, quindi, anche il trattamento potrà subire delle modifiche. Non è raro, per esempio, che l'iperattività estrema nei bambini venga mitigata dal trascorrere del tempo e si trasformi in irrequietezza in età adulta.

Come gestire, lato genitore, un bambino iperattivo? E ci sono delle attività (sportive ma non solo) maggiormente indicate in questi casi?

Il bambino che soffre di ADHD, può essere aiutato dal genitore a stabilire e sforzarsi di rispettare un piano giornaliero strutturato, regolare e coerente, e che preveda un regolare alternarsi di compiti che, per esempio, richiedono concentrazione e impegno, intervallati ad attività che invece impegnano il corpo. Soprattutto l´attività fisica o il gioco all'aperto sono attività indicate in questi casi.

Al bambino può essere proposto di utilizzare elenchi, agende, tenere un calendario e impostare promemoria come aiuto a rimanere organizzati. 

Può anche rivelarsi utile abituarsi a riordinare gli oggetti di uso quotidiano, come giocattoli, vestiti, lo zaino, ecc. in punti assegnati. (armadi, scatole, ecc.). Questo lavoro può essere premiato da un´attività piacevole per il bambino.

Esiste una cura per il deficit di attenzione e l'iperattività?

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Sia nei bambini che negli adulti, se non trattata, l'ADHD può avere un grave impatto sulla loro vita. Può influenzare negativamente il rendimento scolastico, lavorativo o la qualità delle relazioni. 

Il trattamento è quindi importante per ridurre gli effetti di tale disturbo.

Il primo passo da fare è parlarne con uno psicoterapeuta o con il medico di base. Il trattamento per l'ADHD in genere comprende terapie psicoterapiche, farmacologiche o una combinazione delle due.

Un tipo di trattamento efficace per l´ADHD è la psicoterapia, sia per il singolo che per il gruppo familiare. Durante le sedute, si discute sia di come l'ADHD influisce sulla vita sia su come aiutare la persona a gestire i sintomi. 

In altri casi si preferisce combinare la psicoterapia a una cura farmacologica. Le opzioni di trattamento vanno comunque sempre discusse con uno specialista. Anche perché i farmaci possono indurre effetti collaterali che la persona potrebbe non sopportare.

Ultimo aggiornamento – 14 Dicembre, 2022

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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