Come valutare la predisposizione alle intolleranze alimentari nel neonato durante la prima infanzia?

Redazione

Ultimo aggiornamento – 19 Aprile, 2023

Predisposizione alle intolleranze alimentari: come si valuta?

Le intolleranze alimentari si possono sviluppare solo in età adulta o possono essere predette sin dalle prime fasi di vita del bambino? In realtà, esiste un denominatore comune dovuto ad un fattore genetico. 

Oggi il Dott. Gianluca Tripodi risponderà ad alcune domande per illustrarci meglio la situazione e ci spiegherà un possibile strumento d’indagine preventiva rivolta al neonato o al bambino nei primi anni di vita.

Il Dott. Tripodi è biologo con Dottorato di Ricerca in Biotecnologie Mediche, con esperienza maturata nel corso degli anni in genetica e biologia molecolare in ambito di ricerca clinica e diagnostica-ospedaliero. Attualmente è responsabile del laboratorio di genetica NGS - SMeL presso BioRep S.r.l.

Quanti soffrono di intolleranze in Italia?

"Secondo i dati riportati dall'Associazione Italiana Allergie Alimentari, nel nostro Paese risultano fino a 2 milioni le persone che soffrono di allergie alimentari, e circa 10 milioni le persone intolleranti al lattosio ed altre sostanze contenute negli alimenti.

Ciò dimostra che molte persone soffrono di allergie e di intolleranze alimentari senza saperlo

Le motivazioni sono di varia natura. Spesso, a differenza della reazione allergica generalmente rapida ed evidente, l’intolleranza alimentare agisce in modo subdolo.

I piccoli disturbi quotidiani, infatti, sono difficilmente attribuibili agli alimenti e spesso delle reazioni avverse possono manifestarsi con un ritardo significativo. Inoltre, la maggior parte dei Test in commercio per l’analisi delle Intolleranze alimentari non è rivolto ai bambini."

Quali predisposizioni è in grado di evidenziare NativaCare?

"NativaCare ha l’obiettivo di evidenziare alcune condizioni non manifeste per la mancanza della tipica sintomatologia e di contribuire a identificarne la causa. 

Un’indagine eseguita nelle prime fasi di vita del bambino è fondamentale per prevenire la progressione di forme celiache e di intolleranza al lattosio verso gravi condizioni croniche, e di comprendere la predisposizione alla sordità farmaco indotta e la percezione del gusto amaro.     

consulto medico           

Le informazioni acquisite con gli screening genetici su larga scala, hanno evidenziato che la presenza di particolari varianti geniche definite SNPs (Single Nucleotide Polymorphisms) erano associate alla predisposizione a diverse malattie, quali:

  • l’obesità;
  • il diabete;
  • l’ipercolesterolemia;
  • patologie dell’apparato cardio-respiratorio, del sistema nervoso ed immunitario. 

Tra le condizioni dove è stata stabilita la correlazione tra variante genica e malattia, esistono esempi di disfunzioni enzimatiche che causano importanti intolleranze alimentari (come quella al lattosio) o coinvolgono la componente autoimmune, come la celiachia."

Perché consigliare l'indagine genetica relativa a queste predisposizioni?

"Sta emergendo sempre più come alla base delle intolleranze alimentari ci sia una significativa componente genetica

L'utilità del test genetico è confermata dall’alto valore predittivo ed altamente significativo nel caso di esclusione della condizione indagata e dalla capacità di migliorare la qualità della vita del bambino in caso di positività al test. Si fornisce alla famiglia uno strumento immediato per correggere tutti gli aspetti connessi all’alimentazione e alle abitudini

È consigliabile valutare tali predisposizioni genetiche anche a partire dalla tenera età, soprattutto per coloro che hanno familiarità o presentano sintomi legati alle condizioni analizzate, per prevenire nel bambino l’insorgenza di alcuni disturbi gastrointestinali causati da tali condizioni. Tra questi:

  • diarrea;
  • stipsi;
  • sindrome del colon irritabile;
  • vomito;
  • nausea oppure sordità indotta da trattamento prolungato di alcune tipologie di antibiotici."

Perché NativaCare può essere utile alle famiglie?

"Innanzitutto, consiste in un semplice tampone buccale che assicura una raccolta del DNA non invasiva, semplice e veloce risultando una valida alternativa rispetto ad altri test in cui è necessario sottoporre il bambino ad un prelievo ematico. 

Dal campione salivare, grazie alla scrupolosa analisi mediante tecniche molecolari accurate e avanzate, è possibile avere un quadro clinico completo per un’eventuale presa in carico immediata, attraverso un report genetico già pronto all’uso, chiaro e semplice. Prevede tempi di refertazione più rapidi rispetto ad altri test e include la consulenza pre-test effettuata da un professionista della salute.

La serenità familiare passa dalla prevenzione, questo strumento permette di migliorare la qualità della vita del proprio bambino, identificando tempestivamente se si è un soggetto a rischio ed evitando l’assunzione di alimenti o farmaci per i quali si mostra sensibilità."

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