Ovodonazione: qual è la procedura?

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 20 Gennaio, 2023

Scopriamo in cosa consiste l'ovodonazione

Cos'è l'ovodonazione e come funziona? Quali sono i passaggi da seguire per poter donare i propri ovociti? Andiamo alla scoperta di tutto quello che c'è da sapere su questa pratica.

Cos'è l'ovodonazione e a cosa serve

L'ovodonazione consiste in una donazione delle cellule ovociti da parte della donna, le quali possono essere utilizzate da altre coppie per tentare la strada della fecondazione eterologa. Al contrario della donazione di liquido seminale, si tratta di una procedura più invasiva perché richiede l'esecuzione di una cosiddetta puntura follicolare, ovvero un intervento chirurgico finalizzato all'estrazione degli ovociti. Una volta estratte, queste cellule saranno sottoposte a un trattamento di fecondazione artificiale presso un laboratorio specializzato per dare avvio alla fecondazione assistita.

Non tutte le donne possono candidarsi per donare i propri ovociti: esse, infatti, devono essere state prima sottoposte a precisi esami medici volti a indagare la presenza di patologie infettive o genetiche e a determinarne lo stato di buona salute. In Italia il ricorso alla fecondazione eterologa è limitato a casi specifici e può essere messo in pratica solo da coppie stabili appartenenti a sesso diverso che presentino le seguente caratteristiche:

  • difficoltà a procreare naturalmente dovuta a una scarsa qualità o quantità di ovociti
  • età avanzata
  • anomalie genetiche che impediscono la procreazione naturale
  • alto rischio di aborto
  • scarsa riserva ovarica
  • menopausa precoce
  • bassa risposta alle procedure di stimolazione ovarica
  • interventi chirurgici precedenti che hanno compromesso le ovaie
  • possibilità di trasmettere al figlio una malattia genetica

Come si svolge la procedura per l'ovodonazione

La procedura di ovodonazione segue alcuni step ben precisi:

  • selezione della donatrice più idonea per la coppia che deve affrontare il percorso di PMA da parte della struttura specializzata.
  • una volta individuata la donatrice, questa viene sottoposta a un ciclo di stimolazione ovarica mediante ormoni, con l'obiettivo di indurre la maturazione di quanti più ovociti possibili.
  • la donatrice viene sottoposta a ecografie periodiche e, non appena il personale medico stabilisce il momento nel quale raccogliere gli ovociti, si procede con l'esecuzione della puntura follicolare. Questo intervento chirurgico serve per estrarre gli ovociti femminili contenuti nei follicoli antrali maturi, i quali devono avere un diametro di circa 16-18mm. La puntura follicolare avviene mediante una puntura transvaginale ecoguidata all'interno della vagina della donatrice, la quale viene sottoposta ad anestesia locale.

L'intervento, della durata di circa 20 minuti consiste nell'apertura del canale cervicale da parte del ginecologo, il quale successivamente introduce sotto guida ecografica l'ago per l'aspirazione. Una volta individuati i follicoli, questi vengono punti uno ad uno per estrarre il liquido contenuto al loro interno, dentro al quale si trovano gli ovociti.

Gli ovociti vengono trasferiti presso un laboratorio specializzato, dove il personale si occupa di selezionare quelli maturi e di predisporli per la fecondazione.

In alternativa, gli ovociti possono anche essere sottoposti alla procedura di crioconservazione per poi essere utilizzati in un altro momento.

Gli embrioni ottenuti vengono trasferiti in gruppi di due-tre nell'utero della donna ricevente.

Per fare in modo che l'ovodonazione abbia successo, è necessario che la donna, prima di sottoporsi alla puntura follicolare, rispetti un digiuno assoluto di sei ore.

Come diventare ovodonatrice: i requisiti fondamentali

Per diventare donatrice di ovociti, è necessario che la donna presenti determinate caratteristiche, fra cui:

  • un'età compresa fra i 20 e i 35 anni
  • ottimo stato di salute, sia fisica che mentale
  • assenza di patologie genetiche, di malformazioni e di malattie infettive
  • assenza di parenti prossimi colpiti da malattie genetiche
  • non aver già dato gli ovociti a più di dieci nuovi nati
  • che sia fertile
  • che la donazione avvenga in forma anonima, volontaria e gratuita

Proprio quest'elemento rappresenta uno dei punti critici del processo di fecondazione eterologa, soprattutto in Italia. Il fatto che la donazione di ovociti debba avvenire in forma volontaria e gratuita, infatti, fa sì che le richieste superino di gran lunga l'effettività disponibilità; per questo motivo le coppie che intendono portare avanti tale pratica hanno davanti a sé due strade:

  1. la condivisione degli ovociti, anche detta egg sharing;
  2. il ricorso a una banca ovuli estera.

Nel primo caso, chi si rivolge a un processo di fecondazione omologa (che utilizza, cioè, spermatozoi e ovuli suoi e del partner), dona altri ovociti e li mette a disposizione di altre pazienti. Nella seconda ipotesi, invece, i centri specializzati in PMA si accordano per reperire ovociti crioconservati da altri paesi.

I centri specializzati in PMA mettono in pratica procedure rigorose nella selezione delle donatrici e, per intensificare la possibilità di successo, si tende a mettere in relazione coppie con un bagaglio genetico simile. Per questo il personale medico tende a valutare alcuni parametri che, se compatibili, aumentano le probabilità che la fecondazione riesca. Fra questi sono compresi:

  • il gruppo sanguigno
  • la somiglianza fisica (peso, colore della pelle, dei capelli, altezza, colore degli occhi)
  • etnia

Ovodonazione ed effetti collaterali

Le ovodonazioni, come tutti gli interventi chirurgici, possono presentare delle complicazioni. Risulta importante, quindi, che la donatrice, dopo essere stata sottoposta alla puntura, aspetti un'ora prima di lasciare la struttura.

In seguito all'operazione potrebbero manifestarsi, inoltre, dei dolori addominali (simili ai crampi mestruali) o dei sanguinamenti vaginali; è fondamentale, inoltre, che la donna venga regolarmente controllata in modo da verificare la risposta del suo organismo al trattamento ormonale e farmacologico: ciò che potrebbe succedere, infatti, è che si verifichi un'iperproduzione di follicoli, che può dare luogo a diversi problemi.

Fra questi rientrano:

  • dolore alla zona addominale
  • nausea
  • aumento ponderale
  • fiato corto
  • aumento di volume delle ovaie
  • formazione di coaguli di sangue
  • distensione addominale

Inoltre, è importante che la donatrice faccia passare almeno due mesi prima di sottoporsi ad un altro trattamento ormonale.

Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr. Marcello Sergio
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Anna Nascimben | Editor
Anna Nascimben | Editor
in Concepimento

1030 articoli pubblicati

a cura di Dr. Marcello Sergio
Contenuti correlati
Test fertilità nella donna: quali sono?
Test per la fertilità nella donna: quali sono e perché farli

I test di fertilità nella donna possono essere di vario tipo e servono per indagare le possibilità di rimanere incinta. Scopriamo quali fare e perché.

Un colloquio con un medico
Se il secondo figlio non arriva: un focus sull'infertilità secondaria

Se si sta provando ad avere il secondo figlio, ma sopraggiungono delle difficoltà è possibile che si tratti di infertilità secondaria. Cosa sapere?