Si può mangiare la fesa di tacchino in gravidanza?

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ultimo aggiornamento – 08 Gennaio, 2024

Della fesa di tacchino

Per tutelare la propria salute – e quella del feto – è buona cosa rispettare alcune restrizioni alimentari: si può mangiare la fesa di tacchino in gravidanza?

Durante la gestazione, occorre sempre prestare attenzione ai piatti che si scelgono: sotto questo punto di vista, dunque, quali salumi si possono mangiare? Quali si devono evitare?

Vediamo in quale categoria rientra la fesa di tacchino.

Fesa di tacchino in gravidanza: è sicura?

In gravidanza, spesso, viene sconsigliato alla futura mamma l’assunzione di affettati: il prosciutto, o fesa, di tacchino rientra, però, tra gli alimenti consentiti.

Questo alimento è importantissimo per la salute generale dell’organismo, dal momento che contiene moltissimi elementi nutritivi ed è povero di grassi; proprio per questo, il tacchino arrosto affettato viene consigliato nelle diete ipocaloriche e povere di colesterolo come sostituto del pollo.

A sottolineare ulteriormente come sia sicuro assumere fesa tacchino in gravidanza, basti pensare che la carne di questo animale è potenzialmente uno dei primissimi alimenti che assaggiano i bambini.

I suoi punti forti sono:

  • ricco di sali minerali;
  • molto digeribile;
  • è carne bianca e magra;
  • ha un sapore gradevole.

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Se si acquista l’arrosto di tacchino in salumeria, la sicurezza è garantita: tale alimento è stato precedentemente cotto, passando attraverso un processo di affumicatura.

Il petto di tacchino fresco comprato dal macellaio, invece, deve essere cotto correttamente ad almeno 60°/70° - questo permette di eliminare ogni eventuale parassita.

Arrosto di tacchino in gravidanza e toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una della maggiori preoccupazioni quando si tratta l’argomento dell’alimentazione in gravidanza: si tratta di un disturbo generato da un parassita presente nella carne cruda o poco cotta.

Il toxo test è uno degli esami principali da effettuare nel primo trimestre della gravidanza e viene ripetuto mensilmente: nel caso in cui non si sia immuni al batterio, è fondamentale prestare molta attenzione alla corretta igiene di frutta, verdura e alla completa cottura di salumi e carni.

Al contrario, se si è risultate positive al test (IgG positivo), è possibile consumare una varietà di salumi con moderazione senza rischi particolari.

Al fine di ridurre il rischio  ai minimi termini, occorre consumare carne adeguatamente cotta – ciò permette di eliminare tutti i batteri.

Processi come l'affumicatura, la salatura e la stagionatura breve sono da tenere sotto controllo in quanto potrebbero non eliminare completamente il rischio di contrarre la toxoplasmosi.

Da questo punto di vista, dunque, la fesa di tacchino è generalmente sicura.

Valori nutrizionali della fesa di tacchino

La fesa di tacchino è un affettato ampiamente utilizzato e consigliato in cucina: si tratta di un cibo magro adatto per diete ipocaloriche – ossia dove l’apporto di calorie e sostanze nutritive deve essere ben bilanciato.

I valori nutrizionali della fesa di tacchino sono molto positivi, infatti contiene:

  • 5% di grassi;
  • 98% di proteine;
  • 0% di carboidrati.

Questo permette all’arrosto di tacchino di non incidere sulla linea.

Tale alimento, inoltre, apporta 110 calorie ogni 1000 grammi (che arrivano direttamente dalle proteine contenuto all’interno della carne stessa).

Arrosto di tacchino in gravidanza

Ecco gli altri valori nutrizionali:

  • 74 gr di acqua;
  • 65 gr di grassi;
  • 205 milligrammi di fosforo;
  • 50 milligrammi di sodio;
  • 10 milligrammi di calcio;
  • 0,70 milligrammi di vitamina B5;
  • 290 milligrammi di potassio;
  • 1,25 milligrammi di zinco;
  • 62 milligrammi di colesterolo;
  • 1,20 milligrammi di ferro;
  • 6,25 milligrammi di vitamina B3.

Riassumendo, dunque, la carne di tacchino è una buona fonte di proteine, selenio, fosforo e di proteine magre, oltre ad essere ricca di vitamine del gruppo B (vitamine B3, B6 e B12), necessarie durante la gravidanza.

Quali salumi (e quali non) si possono assumere in gravidanza?

In gravidanza, è consentito assumere qualsiasi salume che è stato sottoposto ad un processo di cottura ad alte temperature (superiori a 60°C) e per un tempo prolungato.

Come visto anche in precedenza, tale procedimento permette di eliminare completamente tutti i batteri e gli agenti patogeni responsabili di possibili infezioni nocive alla mamma e al bambino.

Oltre alla fesa di tacchino in gravidanza, altri salumi che è possibile assumere durante la gestazione sono:

  • mortadella;
  • salumi di pollo;
  • prosciutto cotto;
  • wurstel (solo se grigliati o bolliti);
  • porchetta, anche se è molto più grassa rispetto agli altri salumi cotti.

Nonostante si parli di alimenti consentiti, bisogna fare attenzione alla quantità: la porzione ideale per una donna incinta è di 50 gr a pasto, un paio di volte alla settimana; se si eccede con il loro consumo, possono favorire ritenzione idrica e ipertensione.

Quando ci si reca dal salumiere, inoltre, bisogna accertarsi che i prodotti cotti e crudi vengano tagliati con coltelli o affettatrici differenti – questo servirà a proteggersi dal rischio di “cross contaminazione”.

È bene ricordare che, prima di assumere salumi in gravidanza, occorre sempre consultare un medico: gli insaccati contengono sale, elemento che può aumentare il rischio di ritenzione idrica e ipertensione.

Se non si è immuni alla toxoplasmosi, invece, vanno evitati:

  • prosciutto crudo;
  • salame;
  • bresaola;
  • capocollo;
  • salsiccia cruda;
  • pancetta;
  • speck;
  • lardo.
Mattia Zamboni | Seo Content Specialist
Scritto da Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con un particolare focus sullo storytelling. Con quasi un decennio di esperienza nel campo del giornalismo, oggi mi occupo della creazione di contenuti editoriali che abbracciano diverse tematiche, tra cui salute, benessere, sessualità, mondo pet, alimentazione, psicologia, cura della persona e genitorialità.

a cura di Dr. Marcello Sergio
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