Acufene cronico, la psilocibina potrebbe aprire una nuova strada: cosa dice la ricerca

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 05 Luglio, 2026

Una donna con acufene

L’acufene è una condizione difficile da spiegare a chi non la vive. Chi ne soffre percepisce suoni che non provengono dall’esterno: fischi, ronzii, sibili, clic o rumori continui che possono accompagnare la giornata e, nei casi più pesanti, interferire con sonno, concentrazione e qualità della vita.

Secondo le stime citate dagli autori, più di una persona su 10 convive con un acufene persistente. Il problema è che, nonostante la diffusione, non esiste ancora un trattamento affidabile capace di “spegnere” il disturbo in modo diretto e definitivo. Le terapie disponibili possono aiutare alcuni pazienti, ma spesso agiscono sui sintomi associati, come ansia, insonnia o difficoltà di adattamento, più che sulla causa profonda del rumore percepito.

Una nuova revisione pubblicata sulla rivista Hearing Research invita ora a guardare con attenzione alla psilocibina, una sostanza presente in alcuni funghi noti per i loro effetti psichedelici. Il punto, però, non riguarda l’esperienza allucinogena in sé. Secondo i ricercatori, l’interesse scientifico nasce dalla possibile capacità della psilocibina di influenzare i circuiti cerebrali che elaborano i suoni.

Perché il problema potrebbe essere nel cervello

Per molto tempo l’acufene è stato pensato soprattutto come un disturbo dell’orecchio. Oggi, invece, molti studi indicano che il fenomeno coinvolge in modo importante il cervello. In alcune persone, il sistema nervoso sembra restare agganciato a un suono fantasma, interpretandolo come qualcosa di nuovo, rilevante e degno di attenzione, anche se non esiste una fonte sonora esterna.

In condizioni normali, il cervello è molto bravo a filtrare ciò che non serve. Un rumore ripetitivo, dopo un po’, viene classificato come sfondo e smette di occupare la nostra attenzione. Questo processo si chiama abituazione. Nell’acufene, secondo una delle ipotesi più studiate, qualcosa in questo meccanismo si inceppa: il cervello non riesce più a mettere quel segnale interno sullo sfondo e continua a trattarlo come presente e importante.


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Questo spiegherebbe anche perché l’acufene è spesso legato al sonno, allo stress, all’attenzione e ad alcuni neurotrasmettitori, tra cui la serotonina, più nota per il suo ruolo nella regolazione dell’umore. Non si tratta quindi solo di “sentire un rumore”, ma di come il cervello seleziona, amplifica o ignora determinate informazioni sensoriali.

Lo studio sui topi e il ruolo della psilocibina

Uno degli elementi discussi nella revisione riguarda un esperimento del 2024, ancora in attesa di revisione tra pari, condotto da ricercatori canadesi della McGill University. Gli studiosi hanno somministrato psilocibina a topi e hanno osservato come il loro cervello reagisse ai suoni.

In condizioni normali, quando un suono familiare si ripete, il cervello tende a considerarlo meno rilevante. Nei topi trattati con psilocibina, invece, questa capacità di “mettere da parte” i suoni ripetuti sembrava ridursi. Gli animali continuavano a reagire ai rumori come se fossero nuovi, mantenendo alta la sensibilità anche verso suoni di bassa intensità.

A prima vista, questo potrebbe sembrare l’opposto di ciò che servirebbe contro l’acufene. Ma il dato è interessante perché mostra che la psilocibina può intervenire proprio sui circuiti che decidono quali suoni meritano attenzione e quali possono essere ignorati. Non sembra “riscrivere” in modo generale le vie uditive, ma influenzare il modo in cui il cervello filtra o mantiene attivi certi segnali.

Glutammato, GABA e il bilanciamento del cervello

La revisione, firmata da ricercatori del Chinese PLA General Hospital, ha analizzato diversi possibili punti di contatto tra psilocibina e acufene. Uno dei più rilevanti riguarda il rapporto tra glutammato e GABA, due neurotrasmettitori con funzioni opposte ma complementari.

Il glutammato tende ad aumentare l’attività dei neuroni, mentre il GABA ha un effetto più calmante. In un cervello sano, questi due sistemi mantengono un equilibrio. In alcune forme di acufene, invece, potrebbe verificarsi uno squilibrio: troppa eccitazione neuronale e insufficiente capacità di frenarla.

Quando questo accade, i neuroni coinvolti nell’elaborazione dei suoni possono iniziare ad attivarsi anche senza uno stimolo reale. Il cervello interpreta quella scarica interna come un rumore, generando la percezione dell’acufene.

Secondo gli autori, la psilocibina potrebbe avere un effetto su questo equilibrio. Aumentando il glutammato in determinate condizioni, potrebbe innescare anche un rilascio maggiore di GABA, favorendo una sorta di riequilibrio del sistema. È un’ipotesi ancora da verificare, ma offre una possibile spiegazione biologica del perché questa sostanza meriti ulteriori studi.

Non è una cura già dimostrata

Il punto da chiarire è essenziale: al momento non esiste una sperimentazione clinica che dimostri che la psilocibina curi l’acufene. La revisione pubblicata su Hearing Research non presenta un trattamento pronto per i pazienti, ma raccoglie le conoscenze disponibili e propone una direzione di ricerca.

Le prove più dirette arrivano da studi preclinici, in particolare su animali, e da ragionamenti sui meccanismi cerebrali coinvolti. Questo significa che il passaggio agli esseri umani deve ancora essere affrontato con studi controllati, dosaggi definiti, criteri di sicurezza e valutazioni rigorose.

È una distinzione importante, soprattutto perché la psilocibina è una sostanza potente, regolata e non priva di rischi. Il fatto che venga studiata in ambito medico non significa che possa essere usata autonomamente o fuori da contesti clinici controllati.

Perché la pista interessa gli scienziati

L’interesse verso la psilocibina non nasce dal nulla. Negli ultimi anni questa sostanza è stata studiata in trial clinici su depressione, ansia e dipendenze, con risultati che hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica. In alcuni casi, singole somministrazioni in contesto controllato hanno mostrato effetti duraturi su sintomi psicologici complessi.

Nel caso dell’acufene, l’ipotesi è diversa ma collegata: se la psilocibina può rendere il cervello meno rigido nei suoi schemi di elaborazione, potrebbe aiutare a modificare il modo in cui il sistema nervoso attribuisce importanza al suono fantasma. Non si tratterebbe semplicemente di “coprire” il rumore, ma di intervenire sul meccanismo che lo mantiene al centro dell’attenzione.

È una prospettiva ancora teorica, ma interessante perché l’acufene cronico è spesso resistente ai trattamenti disponibili. Oggi molti pazienti ricevono combinazioni di farmaci, supporto psicologico, terapie sonore o strategie di adattamento. In alcuni casi funzionano, in altri offrono solo un sollievo parziale.

Una nuova strada, non una promessa immediata

La revisione invita quindi a proseguire la ricerca, non a trarre conclusioni definitive. Serviranno studi clinici per capire se la psilocibina possa davvero ridurre i sintomi dell’acufene, in quali pazienti, con quali dosi, con quali rischi e con quali benefici misurabili nel tempo.

La domanda scientifica è chiara: è possibile usare questa sostanza per modificare il modo in cui il cervello seleziona, amplifica o ignora determinati segnali sensoriali? Se la risposta sarà positiva, si potrebbe aprire una nuova area di trattamento non solo per l’acufene, ma anche per altre condizioni legate a un’elaborazione sensoriale alterata.

Per ora, però, la prudenza resta necessaria. La psilocibina non è una terapia approvata per l’acufene e le evidenze disponibili sono ancora iniziali. Il valore dello studio sta nell’indicare una pista biologicamente plausibile: il rumore percepito dai pazienti potrebbe non dipendere solo dall’orecchio, ma da un cervello che non riesce più a ignorare ciò che dovrebbe diventare sfondo.

Fonti:

 

ScienceAlert - Magic Mushroom Compound Could Offer a New Approach to Treating Chronic Tinnitus

 

Hearing Research - Current status and future prospects of research on psilocybin's regulation of neurotransmitters and their receptors related to the pathogenesis of tinnitus

Ultimo aggiornamento – 30 Giugno, 2026

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