Un dispositivo acustico guidato dal cervello può isolare una voce nel rumore

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 13 Maggio, 2026

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Capire una voce in mezzo a molte altre è una delle difficoltà più comuni per chi ha problemi di udito. Gli apparecchi acustici moderni riescono ad amplificare il parlato e a ridurre alcuni rumori di fondo, come traffico o suoni continui, ma faticano quando più persone parlano nello stesso momento.

Il risultato è che spesso vengono amplificate tutte le voci insieme, senza distinguere quella che l’ascoltatore vuole davvero seguire. È il cosiddetto “effetto cocktail party”: una capacità che il cervello umano normalmente possiede, ma che la tecnologia fa ancora fatica a imitare.

Il sistema che segue l’attenzione del cervello

I ricercatori dello Zuckerman Institute della Columbia University hanno sviluppato un sistema che usa i segnali cerebrali per capire quale conversazione una persona sta ascoltando.


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Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, è stato condotto con pazienti affetti da epilessia che avevano già elettrodi impiantati nel cervello per ragioni cliniche. I volontari hanno ascoltato due conversazioni sovrapposte. Il sistema ha analizzato l’attività cerebrale, ha identificato la voce seguita dal paziente e ne ha aumentato il volume in tempo reale, abbassando l’altra.

Secondo gli autori, la tecnologia funziona perché il cervello tende a sincronizzarsi con il ritmo della voce ascoltata. Ogni parlato ha una propria alternanza di suoni, pause, picchi e cali. Gli algoritmi confrontano questi schemi con le onde cerebrali dell’ascoltatore e individuano la voce su cui si sta concentrando.

Dalla teoria a un prototipo funzionante

Negli ultimi anni diversi gruppi di ricerca avevano ipotizzato che un apparecchio acustico potesse “leggere” l’attenzione dell’utente. La novità di questo studio è che il sistema ha prodotto un beneficio immediato e misurabile.

I volontari hanno capito meglio il parlato, hanno riferito meno fatica nell’ascolto e hanno preferito la versione assistita rispetto all’audio non modificato. Il dispositivo ha funzionato sia quando i ricercatori indicavano quale voce seguire, sia quando i partecipanti decidevano liberamente a quale conversazione prestare attenzione.

Uno dei volontari ha descritto l’esperienza come qualcosa di molto vicino alla fantascienza. Un’altra partecipante ha pensato a un familiare con problemi di udito, immaginando quanto una tecnologia simile potrebbe rendere più semplice la vita quotidiana.

Una possibile svolta, ma non ancora pronta per l’uso

Il limite principale è evidente: nello studio sono stati usati elettrodi impiantati nel cervello, perché i pazienti li avevano già per motivi medici. L’obiettivo futuro non è creare un dispositivo che richieda un intervento invasivo, ma arrivare a sistemi indossabili o minimamente invasivi, capaci di combinare sensori cerebrali e processazione audio avanzata.

Il bisogno clinico è ampio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 430 milioni di persone convivono con una perdita uditiva disabilitante. Le difficoltà di ascolto nei luoghi affollati possono favorire isolamento sociale, depressione e affaticamento cognitivo. Ma lo studio segna un punto importante: dimostra che l’udito assistito può essere guidato anche dall’intenzione dell’ascoltatore.

FONTI:

Neuroscience - First Real-Time Brain-Controlled Hearing Device

Nature - Real-time brain-controlled selective hearing enhances speech perception in multi-talker environments

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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