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Addio Pap test? Ci sono novità importanti per le donne

Ultimo aggiornamento – 28 aprile, 2021

Test HPV per il Papilloma Virus Humano
Indice

Novità in arrivo in materia di prevenzione del tumore al collo dell’utero, così come di tutte quelle patologie causate dal Papilloma Virus Humano.

In sei regioni del Centro Nord, il Test Hpv ha infatti sostituito il Pap test come screening per l’individuazione del tanto temuto virus che, come abbiamo visto, risulta il principale responsabile del tumore al collo dell’utero che, a livello globale, rappresenta la seconda forma di cancro più diffusa tra la popolazione femminile.

Il cambiamento dovrebbe andare a regime in tutta Italia entro il 2020. Insomma, il ben noto Pap Test sembra destinato ad andare in pensione nonostante continuerà a svolgere la sua funzione diagnostica in seconda battuta, per approfondire eventuali casi di positività.

Cerchiamo di capirne di più.

Dal Pap test al Test Hpv

Secondo il Piano Nazionale Prevenzione 2014-18 del Ministero della Salute, entro il 2018 tutte le Regioni avrebbero dovuto prevedere il Test Hpv come screening primario per donne tra 30 e 64 anni.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) aggiornati alla fine dello scorso anno, le regioni al passo con le previsioni sono solo sei:

  • Emilia Romagna
  • Piemonte
  • Veneto
  • Toscana
  • Umbria
  • Basilicata

Nelle altre, invece, si sta procedendo, con tempi non ancora certi, all’implementazione. Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia, Sardegna e Bolzano, però, devono ancora partire. Si tratta comunque di un buon risultato, secondo il Presidente dell’Ons, Marco Zappa. L’Italia è infatti “tra i Paesi più avanti al mondo, e, tra quelli europei, solo l’Olanda è al nostro livello“, ha sottolineato.

Che cos’è il test Hpv (e perché è così importante)

Come sappiamo, il papilloma è un virus che si trasmette per via sessuale e, purtroppo, la maggior parte delle persone ne è portatrice inconsapevole. Alcuni tipi di Hpv, per cui oggi esiste un vaccino, possono portare anche all’insorgenza del tumore del collo dell’utero. Il nuovo screening – che, attenzione, si effettua esattamente come il “vecchio”, ovvero tramite il prelievo di un campione di cellule dalla cervice uterina – è in grado di individuarne la presenza ancor prima che si presentino modificazioni visibili al Pap test.

Si tratta infatti di un esame molecolare che individua nelle cellule della cervice non eventuali anomalie morfologiche, ma direttamente il Dna virale del Papilloma Virus Humano.

Il Pap test, però, non verrà totalmente archiviato. Come ha spiegato il dr. Basilio Passamonti, presidente del Gruppo italiano screening del Cervicocarcinoma (Gisci), rimarrà “l’esame successivo, necessario qualora si riscontri una positività al test Hpv”.

I due esami, se integrati, rappresentano dunque la massima garanzia possibile. “L’Hpv test, che è più sensibile, individua le donne con infezione in corso (dunque risolvibile), mentre il Pap test, più specifico, in uno step successivo individua l’eventuale lesione dovuta alla modificazione cellulare causata dal virus e che può spianare la strada al cancro al collo dell’utero“. Un approccio, quello italiano, la cui validità è stata confermata anche da uno studio dell’Università della California pubblicato sul “Journal of American Medical Association”.

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