ADHD nelle donne, gli esperti avvertono: diagnosi tardive possono far perdere anni di trattamento

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 27 Giugno, 2026

Delle ragazze attente ad una lezione

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, noto come ADHD, è una condizione del neurosviluppo che può iniziare nell’infanzia e proseguire fino all’età adulta e anziana. Riguarda persone di ogni origine etnica, contesto sociale ed economico, e non può essere ridotto allo stereotipo del bambino irrequieto che non riesce a stare fermo.

Le stime attuali indicano che in Canada circa 1 persona su 21 convive con questo disturbo. Un numero che potrebbe aumentare con il miglioramento della capacità di riconoscere le diverse forme in cui l’ADHD può manifestarsi. La ricerca, infatti, ha reso sempre più evidente che i sintomi non sono uguali per tutti e che alcune presentazioni sono state storicamente meno visibili.

Il problema riguarda in modo particolare le donne. Anche se gli studi indicano che i sintomi dell’ADHD iniziano a un’età simile nei maschi e nelle femmine, le donne vengono spesso diagnosticate più tardi o ricevono diagnosi errate. Secondo una ricerca recente, il ritardo medio nella diagnosi può essere di cinque anni rispetto agli uomini.

Cinque anni senza cure adeguate

Un ritardo di cinque anni non è un dettaglio amministrativo. Significa perdere tempo prezioso per capire la propria condizione, accedere a supporti adeguati e ridurre l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana. Come osservano gli esperti, in termini concreti le donne possono perdere in media cinque anni di trattamento e, di conseguenza, cinque anni di una vita potenzialmente più gestibile.

La diagnosi tardiva può rendere i sintomi più pesanti e più difficili da affrontare. Quando l’ADHD non viene riconosciuto, può essere interpretato come ansia, depressione, scarsa motivazione, disorganizzazione personale o difficoltà caratteriale. Questo può portare a percorsi di cura non sempre adatti, oltre che a un senso di frustrazione prolungato.


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Negli ultimi anni la conoscenza dell’ADHD è migliorata, ma questo non ha ancora garantito servizi adeguati per tutti. Capire meglio il disturbo aiuta a diagnosticarlo, ma non basta se l’accesso a valutazioni, specialisti e trattamenti resta diseguale.

Perché l’ADHD nelle donne può essere meno riconoscibile

Le donne tendono più spesso a presentare sintomi prevalentemente disattentivi. Questo può significare distrarsi facilmente, avere difficoltà a mantenere l’organizzazione, perdere il filo delle attività, fare fatica a gestire pensieri ed emozioni negative. Sono segnali che possono essere meno evidenti dall’esterno rispetto a comportamenti impulsivi o iperattivi.

Negli uomini, invece, l’ADHD viene spesso associato a manifestazioni più visibili, come iperattività e impulsività. Proprio perché questi sintomi attirano più facilmente l’attenzione di genitori, insegnanti e medici, la diagnosi può arrivare prima.

Nelle donne, al contrario, il disturbo può restare nascosto per anni. Molte imparano a compensare, a mascherare le difficoltà o a interpretarle come un problema personale. Questo può ritardare ulteriormente il riconoscimento clinico, soprattutto quando i sintomi non corrispondono all’immagine tradizionale dell’ADHD.

Le barriere geografiche nell’accesso alla diagnosi

La crescente consapevolezza delle differenze di genere ha aumentato la richiesta di diagnosi e supporto per ragazze e donne adulte. Tuttavia, secondo nuove ricerche, restano forti barriere geografiche nell’accesso alle cure, sia per gli uomini sia per le donne con ADHD.

Il problema è particolarmente evidente nelle regioni in cui i servizi specialistici sono limitati e i tempi di attesa più lunghi. In Canada, queste difficoltà sono aggravate da una distribuzione non uniforme dei clinici formati, da differenze nella copertura sanitaria tra province e da un accesso ridotto ai servizi di salute mentale nelle comunità rurali e remote.

Una persona può ricevere una diagnosi e un trattamento più rapidamente in alcune aree del Paese, mentre in altre può restare per anni senza risposte. Questo crea costi nascosti non solo per chi vive con un ADHD non diagnosticato o trattato in modo inadeguato, ma anche per i luoghi di lavoro, i sistemi sanitari e le comunità già meno servite.

Il peso economico dell’ADHD non trattato

L’impatto dell’ADHD non riguarda soltanto la salute individuale. Ha anche conseguenze sociali ed economiche. Uno studio statunitense ha stimato che il costo sociale ed economico complessivo dell’ADHD tra il 2018 e il 2019 sia stato pari a 12,76 miliardi di dollari, con i costi legati alla produttività responsabili dell’81% del totale.

In Canada, le perdite di produttività associate all’ADHD sono stimate tra 6 e 11 miliardi di dollari all’anno. Secondo gli esperti, questi costi potrebbero essere ridotti in modo significativo garantendo un accesso più equo a diagnosi e trattamento.

Quando la diagnosi arriva tardi, aumenta anche il ricorso a servizi sanitari e sociali. Questo accade soprattutto quando l’ADHD viene confuso con ansia, depressione o altre condizioni di salute mentale. Il paziente può ricevere cure parziali, ma non sempre rispondenti alla radice del problema.

La salute mentale non dovrebbe essere considerata un privilegio

La spesa sanitaria viene spesso descritta come un peso economico. Questo vale ancora di più per la salute mentale, che in molti contesti viene percepita come un servizio accessorio, o quasi come un privilegio, invece che come un diritto.

Eppure, disturbi come l’ADHD rientrano tra le prime cinque cause di disabilità in Canada. Questo dato mostra quanto sia limitante separare la salute mentale dalla salute generale. Se l’accesso alle cure psicologiche e psichiatriche resta diseguale, il sistema sanitario non può essere davvero universale.

Gli esperti richiamano anche il concetto di economia della cura, un approccio che invita a considerare sanità, assistenza ed educazione non come semplici costi, ma come parti fondamentali dell’economia. In Canada, salute ed educazione rappresentano da sole il 12,3% del PIL e il 21% dell’occupazione retribuita. In termini di contributo al PIL, l’economia della cura è superata solo dal settore immobiliare e pesa più di comparti come manifattura, petrolio e gas o finanza.

Investire in diagnosi e cure significa ridurre disuguaglianze

Con l’aumento della consapevolezza sull’ADHD, sempre più adulti cercano diagnosi e trattamenti. Questo rende urgente rafforzare i servizi, soprattutto nelle aree dove l’accesso è più difficile. Non basta sapere che il disturbo può manifestarsi diversamente nelle donne. Bisogna anche fare in modo che questa conoscenza si traduca in percorsi reali di valutazione e supporto.

Una diagnosi tempestiva può cambiare molto: permette di dare un nome alle difficoltà, scegliere strategie adeguate, ridurre il rischio di diagnosi errate e migliorare la qualità della vita. Per le donne, in particolare, può significare recuperare anni passati a interpretare i sintomi come fallimenti personali.

Il punto centrale è che l’ADHD non trattato ha un costo umano, sanitario ed economico. È anche un modo per costruire comunità più resilienti e sistemi economici più solidi.

Fonti:

ScienceAlert - Women With ADHD May Be Losing Years of Treatment, Experts Warn

Ultimo aggiornamento – 22 Giugno, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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