Allarme microplastiche: nove tumori alla prostata su dieci mostrano accumulo preoccupante

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 03 Marzo, 2026

Delle microplastiche osservate al microscopio

Le microplastiche sono ormai una presenza costante nell’ambiente e, come dimostrano le ricerche degli ultimi anni, anche nel corpo umano: minuscole particelle di plastica – inferiori a 5 millimetri nel caso delle microplastiche e ancora più piccole quando si parla di nanoplastiche – sono state individuate in diversi organi, nei fluidi biologici, nella placenta e persino nel latte materno.

Ora un nuovo studio statunitense accende i riflettori su un possibile legame tra esposizione alla plastica e tumore alla prostata, una delle neoplasie più diffuse nella popolazione maschile.

Ecco il dettaglio.

Microplastiche nei tessuti tumorali

L’indagine, definita dagli stessi autori uno studio pilota, ha coinvolto dieci pazienti sottoposti a prostatectomia per carcinoma prostatico: i ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto tumorale e di tessuto prostatico benigno prelevati dallo stesso organo, con l’obiettivo di individuare e quantificare la presenza di particelle di plastica.

I risultati mostrano che nel 90% dei campioni tumorali sono state rilevate microplastiche, contro il 70% dei campioni di tessuto non canceroso.

Non solo: la concentrazione media nei tumori è risultata significativamente più alta.

In termini quantitativi, il tessuto maligno conteneva circa 40 microgrammi di plastica per grammo di tessuto, rispetto ai circa 16 microgrammi per grammo riscontrati nel tessuto benigno. In media, dunque, nei tumori la quantità era circa 2,5 volte superiore.

Per l’analisi, il team si è concentrato su dodici tra le molecole plastiche più comuni. I campioni sono stati esaminati visivamente e poi sottoposti a tecniche strumentali avanzate per determinarne composizione chimica e struttura.


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Per evitare contaminazioni – un rischio concreto in questo tipo di studi, data la diffusione della plastica nelle apparecchiature mediche e di laboratorio – gli scienziati hanno utilizzato strumenti in alluminio, cotone e altri materiali non plastici, operando in ambienti controllati noti come camere bianche.

Come entrano le microplastiche nel corpo

Gli esperti fanno sapere che le microplastiche derivano dalla degradazione di oggetti e imballaggi di uso quotidiano: contenitori per alimenti, bottiglie, cosmetici, tessuti sintetici.

Quando la plastica viene riscaldata, sottoposta a stress meccanico o trattata chimicamente, può frammentarsi in particelle sempre più piccole. Queste possono essere ingerite attraverso il cibo e l’acqua, inalate con l’aria o assorbite tramite la pelle.

Come detto prima, evidenze scientifiche precedenti hanno documentato la loro presenza in quasi tutti gli organi analizzati, oltre che nel liquido seminale e nella placenta, ma il loro impatto biologico rimane oggetto di studio.

Alcune ricerche preliminari hanno suggerito un possibile coinvolgimento in processi infiammatori e ossidativi, associati a patologie cardiovascolari e neurodegenerative. Fino ad oggi, però, le prove dirette di un collegamento con il tumore alla prostata erano limitate.

Tra le possibili spiegazioni biologiche, i ricercatori stanno esplorando il ruolo dell’infiammazione: l’ipotesi è che l’accumulo progressivo di microplastiche nella prostata possa innescare una risposta immunitaria persistente.


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Una condizione di infiammazione cronica, nel tempo, potrebbe favorire danni cellulari e alterazioni genetiche capaci di contribuire alla trasformazione neoplastica.

Scoprendo un altro potenziale problema di salute causato dalla plastica – ha dichiarato Vittorio Albergamo, professore associato presso il Dipartimento di Pediatria della NYU Grossman School of Medicine e coautore dello studio – i nostri risultati evidenziano la necessità di misure normative più severe per limitare l’esposizione del pubblico a queste sostanze, presenti ovunque nell’ambiente”.

Anche in questo caso, però, si tratta di un’ipotesi da verificare. Saranno necessari studi prospettici, con un numero maggiore di pazienti e con disegni sperimentali in grado di distinguere tra semplice associazione e reale contributo causale.

Un possibile fattore di rischio, ma nessuna prova di causalità

Il nostro studio pilota – ha spiegato la Dr.ssa Stacy Loeb, docente presso la NYU Grossman School of Medicine e tra gli autori principali della ricerca – fornisce prove importanti che l’esposizione alle microplastiche potrebbe essere un fattore di rischio per il cancro alla prostata”.Delle microplastiche osservate su un dito

Gli stessi ricercatori, tuttavia, invitano alla cautela: i dati non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto tra microplastiche e carcinoma prostatico.

La presenza più elevata nei tessuti tumorali suggerisce un’associazione, ma non consente di stabilire se le particelle contribuiscano allo sviluppo della malattia o se si accumulino più facilmente in tessuti già alterati.

Si tratta comunque della prima valutazione occidentale che confronta in modo diretto i livelli di microplastica nei tumori della prostata con quelli del tessuto prostatico non canceroso circostante.

Un elemento che, secondo il gruppo di ricerca, giustifica ulteriori approfondimenti su campioni più ampi.

Il nuovo studio non offre risposte definitive, ma introduce un elemento di riflessione: la plastica, oltre a essere onnipresente negli ecosistemi, potrebbe avere implicazioni ancora sottovalutate per la salute umana.

Nel caso specifico del carcinoma prostatico, i dati preliminari suggeriscono che l’esposizione ambientale possa essere un tassello in un quadro multifattoriale complesso.

Per ora, il messaggio è di prudenza: i risultati devono essere confermati e approfonditi, ma aprono la strada a una linea di ricerca che potrebbe ridefinire il modo in cui valutiamo i rischi legati all’inquinamento da plastica.

In un contesto in cui la produzione globale di plastica continua a crescere, comprendere l’impatto a lungo termine sull’organismo umano diventa una questione non solo ambientale, ma di salute pubblica.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti circa un uomo su otto riceverà una diagnosi di carcinoma prostatico nel corso della vita.

Comprendere eventuali fattori ambientali aggiuntivi rispetto a quelli già noti – età, predisposizione genetica, assetto ormonale – rappresenta quindi una priorità per la salute pubblica.

Fonti:

  • NYU Langone HealthMicroplastics Discovered in Prostate Tumors
  • ASCOASCO Genitourinary Cancer Symposium
  • PubMedProstate cancer statistics, 2025
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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