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Amianto: ecco i rischi per la salute

Vincenzo Russo | Blogger

Ultimo aggiornamento – 12 Dicembre, 2014

Amianto: ecco i rischi per la salute

Negli anni, dopo il grande sviluppo industriale post bellico, il mesotelioma, il tumore provocato dall’esposizione all’amianto, è stato il pericolo principale per la salute degli operai che lavoravano nell’industria siderurgica. Nonostante il declino dell’industria pesante italiana, oggi si è tornati a parlare di patologie correlate all’amianto, sia in casi di cronaca, come quello dell’Ilva, sia per le contraddittorie conclusioni di alcuni recenti casi giudiziari, come tutto il processo “Eternit” che ha confermato le colpe a reati prescritti.

Una panoramica generale

In realtà, gli oncologi dell’Osservatorio Nazionale Amianto sono preoccupati soprattutto per l’aumento dei casi di mesotelioma nel nostro Paese. Un aumento lieve ma costante, oggi si contano circa 1.200 casi l’anno, che lascia prevedere un ulteriore incremento in futuro. Il mesotelioma è, ancora oggi, una patologia incurabile con prognosi infausta.

Se una volta la classe a rischio era soprattutto quella degli operai siderurgici e dell’edilizia, questa patologia oggi colpisce categorie diverse, come personale scolastico, elettricisti e addetti alle manutenzioni. Tutte figure che, per diverse ragioni, sono a rischio di esposizione all’amianto, dovendo lavorare in edifici, cantieri o siti industriali di vecchia costruzione, nei quali non sono state effettuate le necessarie bonifiche. Come dimostrano diversi rapporti, il più completo ed allarmante quello di Legambiente sulle scuole, sono per lo più gli edifici pubblici, la maggior parte di vecchia costruzione, a essere pericolosi [1].

Amianto: Cosa è?

L’amianto è un composto di minerali fibrosi molto diffuso in natura, con una struttura particolarmente resistente al calore e per questo molto usato fino agli anni 80 dello scorso secolo, sia per la produzione di tessuti resistenti al fuoco che per coibentare edifici (materiale conosciuto con il nome commerciale Eternit), treni, navi o, ancora, per la produzione di elementi industriali, ad esempio vernici, guarnizioni o pastiglie dei freni dei veicoli a motore.

E’ presente in diverse varietà, classificate in base alla composizione dei materiali che ne costituiscono le fibre, conosciute come amianto bianco, amianto del sud Africa o amianto bruno, amianto blu. Nel nord dell’Italia è molto conosciuta la varietà tremolite, che prende il nome dalla Val Tremola, in Svizzera, che ne è particolarmente ricca. Le fibre dell’amianto sono estremamente volatili e quando inalate, sia per esposizione diretta che ambientale, esercitano un’azione cancerogena sul rivestimento della cavità toracica, il mesotelio, avendo come esito, nella grande maggioranza dei casi, l’insorgere del mesotelioma pleurico.

Il rischio più grave: il mesotelioma pleurico

Il mesotelio è un tessuto sottile che avvolge, come una pellicola, le pareti interne del torace, dell’addome e lo spazio intorno al cuore, assumendo nomi diversi per ciascuna area. E’ chiamato pleura, il mesotelio toracico, peritoneo, quello nell’addome, pericardio, quello intorno al cuore.
Il mesotelioma colpisce più frequentemente la pleura, a volte il peritoneo e solo in casi rarissimi il pericardio. Altrettanto raro è il mesotelioma della tunica vaginale che, a dispetto del nome, colpisce la membrana mesotelica che riveste i testicoli.

Il tumore provocato dall’esposizione all’amianto è, di gran lunga, il mesotelioma pleurico.
Il mesotelioma viene classificato in quattro stadi, in base a:

  1. grandezza
  2. diffusione
  3. coinvolgimento di linfonodi
  4. presenza di metastasi

Il mesotelioma, pur essendo un tumore maligno, è a crescita molto lenta, caratteristica di solito associata ai tumori ad esito benigno, e si manifesta da 20 a 50 anni dopo l’esposizione. Per questo motivo, non sono possibili screening per la diagnosi precoce. L’unico consiglio a scopo preventivo, nel caso si abbia la consapevolezza di essere stati esposti all’amianto, è l’effettuazione periodica di una RX o TAC del torace, in grado di evidenziare eventuali variazioni della struttura polmonare, con possibile significato neoplastico.

Data l’impossibilità di una diagnosi precoce, questa viene quasi sempre effettuata quando il tumore è in fase avanzata ed ormai incurabile. La prognosi, in conseguenza, è infausta. Nonostante quanto emerso in alcune recenti sentenze, non esistono evidenze scientifiche relative alla quantità di amianto inalato. Non esiste, quindi, una “dose killer” di amianto tale da provocare l’insorgere della neoplasia. Piuttosto, si parla di un’esposizione prolungata ma, anche in questo caso, non si può dare un valore o un limite temporale all’esposizione, dal momento che ogni organismo reagisce in modo diverso agli insulti esterni [2].

Terapie presenti e sviluppi futuri

Ad oggi, non esiste una cura valida per contrastare il mesotelioma, sempre a causa della lenta proliferazione cellulare. Il metabolismo rallentato rende le cellule tumorali resistenti alle target therapy, cioè le classi di farmaci che, negli ultimi anni, hanno avuto maggior efficacia verso molti tipi di neoplasie.
La ricerca si è indirizzata, con buone prospettive, verso l’immunoterapia, sfruttando la capacità del mesotelioma di indurre una risposta immunitaria. Altri studi, ancora in corso, riguardano il metabolismo delle cellule tumorali.

Inoltre, visto che il profilo genetico di alcuni individui li rende maggiormente suscettibili a sviluppare il mesotelioma, si sta studiando il DNA di questi soggetti per individuare il gene o i geni che guidano (il cosiddetto gene “driver”) la mutazione neoplastica, per renderli inoffensivi.

Non solo tumore: tutte le patologie provocate dall’amianto

Oltre al mesotelioma pleurico, il tumore più diffuso tra quelli provocati dall’amianto, possono verificarsi altre patologie, sia di tipo tumorale, come il mesotelioma del peritoneo o del pericardio, comunque rarissimi, o l’adenocarcinoma polmonare, più diffuso anche se clinicamente non distinguibile da quello non amianto-correlato. Tra le patologie non tumorali, la più diffusa è l’asbestosi.

L’asbestosi è una patologia polmonare cronica che insorge in seguito all’inalazione di fibre di amianto. Le fibre di minori dimensioni (0,5 micron) penetrano le vie respiratorie, raggiungendo gli alveoli polmonari. La loro presenza stimola una risposta immunitaria, dando vita a un processo infiammatorio da presenza di corpo estraneo, in base al quale gli istiociti (macrofagi) fagocitano le fibre e stimolano i fibroblasti a produrre tessuto connettivo. La presenza di tessuto connettivo provoca lo sviluppo di una fibrosi interstiziale estesa, con ispessimento della pleura e sviluppo di un quadro patologico di tipo enfisematoso. L’enfisema polmonare porta a una diminuzione della capacità respiratoria, che induce una progressiva difficoltà a respirare, la stessa che si ritrova nei fumatori incalliti e che porta, nel tempo, a un decadimento complessivo delle condizioni generali di salute [3].

L’amianto oggi: i fatti di cronaca

Le vicende giudiziarie legate alla lunga disputa sul caso “eternit”, non sono gli unici episodi di cronaca che interessano l’amianto.
L’allarme degli oncologi sull’aumento di casi di avvelenamento da asbesto ha allertato l’opinione pubblica che segue con attenzione crescente i diversi casi di ritrovamento di amianto in discariche abusive, o in edifici mai bonificati, così come la presenza di nuovi casi di tumore.

In Emilia Romagna, ad esempio, i dati ufficiali delle ASL parlano di 749 patologie amianto-correlate, censite dal 1989 ad oggi. Oltre 400 di questi casi sono relativi a tumori letali, come mesotelioma pleurico ed adenocarcinoma polmonare, e ha provocato scalpore la scoperta che oltre la metà dei pazienti sono ex lavoratori delle Ferrovie dello Stato, soprattutto addetti alle officine meccaniche, che prestavano servizio in due siti ad alta concentrazione di amianto.

In Lombardia, i dati sono ancora peggiori, con circa 400 casi di mesotelioma diagnosticati lo scorso anno, che portano a 5.000 i casi censiti dal 2000 ad oggi.
Lo stesso assessorato regionale all’Ambiente parla di almeno 2,14 milioni di metri cubi di amianto ancora da smaltire. Come mai? Sicuramente perché molti siti avvelenati sono ancora da censire, certamente perché le operazioni di bonifica sono complesse ma anche, forse soprattutto, per i costi elevati. Non siamo in grado di smaltire in proprio l’amianto bonificato, che deve essere inviato in Germania. I costi, a partire dai trasporti speciali che devono essere organizzati, sono sicuramente elevatissimi. A questo, si aggiunga che molti edifici inquinati sono di proprietà pubblica, a volte ancora in uso, e questo comporta che ai già elevati costi di bonifica e smaltimento devono essere aggiunti quelli necessari per il ripristino funzionale e per il trasferimento temporaneo delle attività in edifici sicuri.

Con gli edifici privati, in genere, non va meglio. In molti casi si tratta di siti industriali dismessi, per i quali è difficile risalire agli utilizzatori iniziali e, anche in questo caso, i costi restano tutti a carico della collettività.

Insomma, una situazione preoccupante che mette a rischio la salute di milioni di persone. La speranza è che le bonifiche si concludano quanto prima e che l’amianto non rappresenti più una minaccia per nessuno [4].

Fonti e bibliografia

[1] Tumore da amianto, si muore ancora e si prevede un aumento di casi http://www.osservatoriomalattierare.it/mesotelioma/5313-tumore-da-amianto-si-muore-ancora-e-si-prevede-un-aumento-di-casi-

[2] Asbestosis http://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/asbestosis/basics/definition/con-20019671

[3] Tutte le patologie da amianto http://osservatorioamianto.jimdo.com/tutte-le-patologie-da-amianto/

[4] Mesothelioma http://www.asbestos.com/mesothelioma/

 

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