Ansia primaverile: ecco le fasce d’età più colpite a marzo e perché

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 06 Marzo, 2026

Una giovane davanti alla finestra in primavera.

A marzo aumentano le ore di luce, cambiano le temperature e si modificano i ritmi biologici e quotidiani.

Per molti questo passaggio coincide con un miglioramento dell’energia, ma per altre può tradursi in agitazione, insonnia e irrequietezza emotiva.

Si tratta del fenomeno comunemente definito ansia primaverile: una fase di adattamento ai cambiamenti stagionali che può risultare più intensa in alcune fasce della popolazione.

Ma quali sono queste fasce e perché sono più sensibili? Vediamo cosa spiega la scienza.

Marzo e ansia primaverile: cambio di stagione, cambio di ritmi

La medicina spiega questo fenomeno attraverso la cronobiologia, la disciplina che studia i ritmi circadiani, cioè l’orologio biologico che regola sonno, ormoni, metabolismo e tono dell’umore.


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Poiché il funzionamento di questo sistema cambia nel corso della vita, l’età può influenzare la vulnerabilità ai cambi stagionali, rendendo alcune persone più sensibili nel mese di marzo, quando la transizione tra inverno e primavera è più rapida.

Perché l’età incide sulla risposta al cambio di stagione

Con lo sviluppo e l’invecchiamento, il sistema biologico che sincronizza organismo e ambiente subisce modifiche che influenzano:

  • qualità del sonno;
  • regolazione emotiva;
  • risposta allo stress.

Una review scientifica pubblicata su Frontiers evidenzia che i ritmi circadiani e l’architettura del sonno cambiano lungo l’intero arco della vita, con implicazioni dirette su umore, vigilanza e stabilità emotiva.


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In particolare, le fasi in cui l’orologio biologico è meno stabile risultano più sensibili agli stimoli ambientali, come l’aumento improvviso della luce primaverile.

Tali evidenze spiegano i motivi profondi del legame tra età e sensibilità al cambio di stagione primaverile. .

Le fasce d’età più esposte all’ansia primaverile

Vediamo quali sono le fasce di persone che maggiormente presentano una sensibilità alle conseguenze del cambio stagionale e dunque della sensazione di ansia che permea il cominciare della primavera.

Adolescenti e giovani adulti

Quali sono i motivi? Vediamoli:

  • ritmi sonno-veglia naturalmente irregolari;
  • tendenza a dormire meno e più tardi;
  • maggiore sensibilità alla deprivazione di sonno;
  • assetto ormonale ancora in evoluzione;
  • maggiore reattività emotiva agli stimoli ambientali.

In questa fase della vita il ritmo circadiano è fisiologicamente “posticipato”: l’aumento delle ore di luce e il cambio dell’ora possono accentuare lo sfasamento, favorendo irritabilità e ansia.

Adulti in età lavorativa (25–45 anni)

Ecco cosa si cela dietro l'ansia primaverile dei lavoratori (e studenti universitari):

  • elevato carico mentale e lavorativo (o universitario);
  • stress cronico e difficoltà di recupero energetico;
  • ridotta qualità del sonno;
  • ritmi quotidiani rigidi e poco flessibili.

Qui il cambio stagionale si somma alla pressione sociale e professionale, aumentando la probabilità di percepire stanchezza, nervosismo e difficoltà di concentrazione.

Persone anziane

Per quale motivo gli anziani si rivelano tanto sensibili all'ansia derivante dal cambio delle stagioni? Vediamo perché:

  • ritmo circadiano più fragile;
  • minore produzione di melatonina;
  • sonno più leggero e frammentato;
  • maggiore sensibilità alle variazioni ambientali.

Tuttavia, routine quotidiane più stabili possono agire come fattore protettivo, attenuando l’impatto emotivo del cambio stagionale.

Marzo: il mese della transizione biologica

Il periodo tra fine inverno e inizio primavera incarna una fase di riorganizzazione fisiologica intensa. Perché? In poche settimane aumentano le ore di luce, cambiano le abitudini quotidiane e si avvicina il passaggio all’ora legale.

Si tratta di una combinazione che tende a porre sotto pressione l’orologio biologico, soprattutto nei soggetti con ritmi circadiani meno stabili. 

Il risultato? Può essere una temporanea fase caratterizzata da diversi sintomi. Vediamo quali:

  • agitazione interna;
  • insonnia o sonno superficiale;
  • irritabilità;
  • difficoltà di concentrazione;
  • maggiore vulnerabilità allo stress.

Nella maggior parte dei casi l’ansia primaverile non rappresenta un disturbo clinico, ma una risposta fisiologica ai cambiamenti ambientali.

Con il progressivo adattamento ai nuovi ritmi di luce e temperatura, i sintomi tendono a ridursi in modo del tutto spontaneo e naturale.

Ma come fare per ridurre la sintomatologia dell'ansia primaverile che a Marzo comincia a presentarsi?

A ritenersi oppotuno, senz'altro, é:

  • favorire una buona igiene del sonno, 
  • esporsi alla luce naturale nelle prime ore del giorno e 
  • mantenere ritmi regolari 

Questi elementi, se ben incastrati nei ritmi della quotidianità, possono aiutare l’organismo a sincronizzarsi più rapidamente con la nuova stagione.

Comprendere quella che é la natura biologica dell'uomo, il funzionamento dei suoi ritmi biologici e studiare il ritmo del mondo che abita é sostanziale per una sopravvivenza in salute. 

Pertanto, la sopraggiunta consapevolezza di come età e biologia influenzino la transizione delle stagioni permette di interpretare correttamente i segnali del corpo e affrontare con adeguata prontezza i rischi ad essa annessi.


Fonti

Chronobiology internationalage-related changes in the circadian and homeostatic regulation of human

Frontiers - Age-Related Changes in Sleep and Circadian Rhythms: Impact on Cognitive Performance and Underlying Neuroanatomical Networks

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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