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Antidepressivi: 10 false credenze da sfatare

Alessandra Lucivero | Editorial Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 10 Giugno, 2015

Antidepressivi: 10 false credenze da sfatare

Le malattie mentali rappresentano una vera e propria sfida per la medicina, che si trova a combattere contro un nemico a volte sin troppo misterioso. Le terapie che solitamente si applicano agiscono calmando il sintomo, senza però risolvere davvero il problema alla radice. Per questa ragione, gli specialisti consigliano sempre di associare all’utilizzo di psicofarmaci la psicoterapia, che indaga nella mente umana, tentando di arrivare in profondità e capire qual è l’origine del disturbo.

È bene, dunque, capire qual è l’approccio migliore per affrontare le malattie della mente, sfatando anche quelle credenze che, per anni, hanno condizionato le scelte dei pazienti.

10 false credenze sugli antidepressivi

  1. Si può stare senza psicoterapia: falso. I farmaci da soli spesso non bastano. Un aiuto dallo psicoterapeuta è necessario.
  2. Le medicine possono aiutar poco, se il malessere è causato da esperienze pregresse negative: non è vero. I farmaci agiscono in modo da influenzare in ogni caso il funzionamento del cervello. Non è, dunque, un valido motivo per escludere l’impiego di una terapia farmacologica.
  3. Le medicine non cambiano il pensiero: falso. I farmaci agiscono proprio sul cervello che è all’origine del pensiero.
  4. Le medicine alterano la personalità: è un timore da superare. Gli psicofarmaci agiscono sui sintomi del disturbo e solo per questa ragione sembrano alterare il carattere.
  5. Gli psicofarmaci creano dipendenza: a volte, ma non sempre. L’affermazione può essere considerata vera, se si parla di tranquillanti. Diversa poi è la questione legata all’ansia, che scatena un circolo vizioso di paure dal quale non è sempre semplice uscire da soli.
  6. Alcuni affermano che gli antidepressivi in realtà sono placebo: non è vero e gli studi che ci sono relativi a questo sono pochi e trattano solo alcuni farmaci. Molto spesso è più semplice rendere nota la notizia di un eventuale “fallimento” del farmaco, piuttosto che i grandi successi delle terapie moderne.
  7. Gli antidepressivi non si sa bene come agiscano: ancora, falso. Il meccanismo del funzionamento (testato in laboratorio) è reale. Ciò che può variare e l’effetto che si ha poi sui sintomi.
  8. Tolleranza zero agli psicofarmaci: impossibile affermare che non si possano prendere tutti gli psicofarmaci, perché i principi e i meccanismi dei farmaci non sono mai tutti uguali.
  9. Le medicine esattamente cosa dovrebbero fare? La domanda nasconde in sé una serie di dubbi sulla reale funzionalità del farmaco. La risposta è sempre la stessa: agire sui sintomi e sul cervello.
  10. Miglioramenti: quando si può dire grazie alla cura? Cura più forza di volontà sono gli ingredienti vincenti, senza dimenticare che servono entrambi e non si può pensare al valore dell’uno separato dall’altro.

Insomma, non bisogna perdere d’occhio il fatto che si stia parlando di mente, cervello, e di come sia sempre opportuno affidarsi a uno specialista e mettere da parte quei dubbi che sono solo frutto di paure e inconsapevolezza.

 

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