Bambini e Covid-19: vaccino, pericolo contagi e prevenzione

Redazione Pazienti Redazione
Redatto scientificamente da Redazione Pazienti, Medico Generale |
A cura di Dr.ssa Elena Bozzola
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Data articolo – 08 Marzo, 2021

Coronavirus e bambini

In collaborazione con

Società Italiana di Pediatria

Intervista alla dr.ssa Elena Bozzola, specialista in pediatria e Segretario Nazionale SIP.


Sale il numero dei contagi del Covid-19 e, soprattutto negli ultimi giorni, a causa della variante inglese, a essere colpiti dal virus sono anche i bambini e gli adolescenti. La massima prevenzione è, dunque, necessaria, anche tra i più piccoli che rappresentano un potenziale “veicolo” asintomatico dell’infezione

Abbiamo così cercato di fare chiarezza, assieme alla dr.ssa Elena Bozzola, pediatra e Segretario Nazionale della Società Italiana di Pediatria. 

Perché ad oggi bambini e adolescenti sono stati esclusi dal vaccino anti-Covid?

Bambini e adolescenti sono, per ora, stati esclusi dal vaccino contro il Covid-19 per una mancanza di studi specifici in letteratura, ovvero tutte le volte che viene messo a punto un vaccino, questo deve subire diversi step e deve essere validato sulla popolazione che lo riceve, per garantirne sicurezza ed efficacia. 

Gli studi sono stati effettuati sugli adulti, sia per il fatto che generalmente i test si effettuano prima su pazienti di età adulta, sia per la ragione (più specifica) che il  Covid-19  ha effetti maggiormente gravi sugli anziani e adulti, che sono quindi più vulnerabili. Anche se il vaccino è stato ottenuto in tempi rapidi, non si è saltata alcuna tappa di valutazione, ed è bene ricordarlo (fase pre-clinica, clinica, post-clinica).

Attualmente, sono in corso dei trial clinici – alcuni in fase due – per gli adolescenti (12-17 anni), svolti prevalentemente negli Stati Uniti. Ci vorrà, quindi, un po’ di tempo prima che questi vaccini siano approvati anche per i ragazzi, validati da AIFA ed EMA, e commercializzati  in Italia. 

Variante inglese: qual è l’effetto del nuovo virus sui bambini?

Il fatto che la variante inglese si si diffonda tra i più giovani è legato alla maggiore contagiosità del virus mutato. La cosa importante da sottolineare è che non c’è stata alcuna dimostrazione di una più alta aggressività della variante inglese sui bambini, rispetto al nuovo Coronavirus iniziale. 

Al momento, è importante proteggere i bambini, seguendo le indicazioni consuete: distanziamento sociale, mascherine indossate correttamente (naso coperto) e igiene delle mani. 

I bambini hanno una risposta immunitaria diversa da quella degli adulti?

I bambini fortunatamente sono meno aggrediti dal Covid-19. Non sono immuni, però sappiamo che i casi di infezione sono molto bassi; si pensa che siano inferiori al 2% dei casi totali. 

I motivi avanzati sono differenti: attualmente, una delle spiegazioni più plausibili è che i bambini abbiano una espressione più bassa di alcuni recettori, gli Ace2, che sono quelli attraverso cui il virus si fa strada nell’organismo. Sono, comunque, risultati preliminari e su un numero limitato di pazienti, ci vorrà tempo per capire di più. 

Coronavirus e contagi a scuola: quali consigli dare agli insegnanti?

In questo periodo, si stanno vaccinando gli insegnanti, ma non dovranno comunque continuare a rispettare le misure anti-Covid19, tra cui l’uso della mascherina. 

È importante una azione attiva sull’educazione sanitaria agli studenti da parte della scuola. Rispettando bene le regole, con l’uso corretto delle mascherine, un buon distanziamento tra un bambino e l’altro, con una buona igiene delle mani e una adeguata sorveglianza (il bambino deve tornare subito a casa, se compaiono sintomi), la scuola è un ambiente sicuro


Per maggiori informazioni sui vaccini anti-Covid, invitiamo a visitare il portale ufficiale del Ministero della Salute, cliccando qui .

Ultimo aggiornamento – 08 Aprile, 2021

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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