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Braccio DEKA: la prima protesi controllata dalla mente

Alessandra Lucivero | Editorial Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 15 Maggio, 2014

Braccio DEKA: la prima protesi controllata dalla mente

Da quasi un decennio, l'Agenzia di Ricerca Avanzata del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, DARPA, è impegnata nella ricerca e nella realizzazione di protesi tecnologiche che sostituiscano quelle comuni e non proprio funzionali, migliorando la qualità della vita di migliaia di persone che, ogni giono, sono costrette a fare i conti con la propria invalidità. 

Quali sono i progressi compiuti in questi anni?

Dopo numerose proposte di protesi ultra-funzionali, brevettate da ingegneri statunitensi, pare che la Food and Drug Administration abbia trovato un modello interessante da approvare: un arto protesico controllato mentalmente, chiamato "Braccio DEKA".

Questo modello è il primo a suscitare il giusto grado di interesse della FDA; il dispositivo protesico è realizzato dalla società Deka Research di Dean Kamen, nome già noto per aver inventato il Segway, ovvero un mezzo di trasporto a due ruote che consente spostamenti veloci, restando in piedi. 

Il Braccio DEKA

Questa straordinaria invenzione spicca per le qualità tecnologiche che la rendono così unica. Il dispositivo è controllato da un elettromiogramma attraverso degli elettrodi posti sulla parte restante del braccio umano. I sensori raccolgono i segnali elettrici grazie ai movimenti della parte superiore del braccio, permettendo alla protesi robotica di muoversi con precisione.

I risultati sono sorprendenti: il braccio DEKA compie azioni mai riuscite prima con nessuna protesi, come girare una chiave, abbassare una cerniera o raccogliere una moneta. 

La Food and Drug Administration e la DARPA hanno così deciso di investire nel progetto circa 40 milioni di dollari, approvandone la ricerca per trovare un produttore disposto a commercializzare questa innviatova protesi.  

Ancora una volta, quella che sino a qualche hanno fa avremmo definito fantascienza sembra assumere forme concrete, aiutando tutti i pazienti che soffrono per l'amputazione di un arto a riconquistare una vita normale e serena. 

 

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