Cambio dell’ora: il corpo ne soffre più di quanto pensi

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 22 Ottobre, 2025

Sveglia e persona che non dorme.

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 tornerà in Italia l’ora solare: alle 3:00 le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora, alle 2:00. Si dormirà quindi un’ora in più, ma le giornate sembreranno accorciarsi, con il buio che arriverà prima nel pomeriggio.

Il passaggio dall’ora legale a quella solare riaccende ogni anno il dibattito sui possibili effetti del cambio d’orario sulla salute. A fornire nuovi elementi di riflessione sono i dati emersi da uno studio dell’Università di Stanford, che analizza le conseguenze dei cambi d’ora e i possibili benefici di un orario stabile durante tutto l’anno.

Scopriamo di più.

Lo studio

Il cambio dell’ora è diventata nel tempo una consuetudine che la scienza guarda ormai con crescente scetticismo: le conseguenze di questo cambio non si limitano al disagio di dormire un’ora in meno: diversi studi hanno mostrato che il breve sfasamento dei ritmi del sonno è associato a un aumento degli incidenti stradali e degli eventi cardiovascolari nei giorni immediatamente successivi.

Un recente studio condotto dalla Stanford Medicine, pubblicato nel settembre 2025 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha esteso l’analisi oltre gli effetti immediati, indagando anche le ripercussioni a lungo termine sulla salute pubblica.

I ricercatori hanno valutato tre possibili scenari: mantenere l’ora solare per tutto l’anno, adottare l’ora legale permanente o continuare con il doppio cambio stagionale.


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L’obiettivo era comprendere come ciascuna opzione incida sui ritmi circadiani, l’orologio interno che regola sonno, metabolismo, temperatura corporea e numerosi altri processi fisiologici.

I risultati parlano chiaro: dal punto di vista biologico, il sistema attuale è il meno favorevole. Sia l’ora solare che quella legale permanenti garantirebbero una maggiore stabilità dei ritmi circadiani e, di conseguenza, un miglior equilibrio psicofisico nella popolazione. Tuttavia, tra le due, l’ora solare permanente emerge come la scelta più vantaggiosa.

Gli effetti dell’ora solare

Analizzando i dati di esposizione alla luce e le variabili di salute di ogni contea, il team ha stimato che mantenere l’ora solare tutto l’anno potrebbe prevenire circa 300.000 ictus annuali e ridurre di oltre 2,6 milioni i casi di obesità negli Stati Uniti. L’ora legale permanente otterrebbe effetti positivi simili, ma in misura più contenuta – circa due terzi del beneficio.

Il Dr. Jamie Zeitzer, docente di psichiatria e scienze comportamentali alla Stanford e autore principale della ricerca, ha spiegato che mantenere un orario stabile, che sia solare o legale, è decisamente più salutare rispetto al cambio semestrale.

La Dr.ssa Lara Weed, co-autrice e laureata in bioingegneria, ha contribuito a integrare modelli di simulazione dell’esposizione alla luce con indicatori di salute pubblica, restituendo un quadro preciso di come anche un piccolo scarto di orario possa incidere profondamente sul nostro benessere.

In sostanza, la ricerca conferma ciò che molti cronobiologi sostengono da tempo: i ritmi naturali del corpo umano si adattano male agli artifici dell’orologio: il nostro organismo segue la luce del sole, non le decisioni dei governi, e ogni variazione forzata – anche di un’ora – può alterare i meccanismi che regolano sonno, umore e metabolismo.

Fonti:

  • PNAS – Circadian-informed modeling predicts regional variation in obesity and stroke outcomes under different permanent US time policies
  • Current Biology – A Chronobiological Evaluation of the Acute Effects of Daylight Saving Time on Traffic Accident Risk

Ultimo aggiornamento – 09 Ottobre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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