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Tumore alla prostata: rischio più alto per chi soffre di patologie intestinali?

Chiara Tuccilli | Biologa e Dottore di Ricerca in Scienze Endocrinologiche

Ultimo aggiornamento – 18 Gennaio, 2019

Tumore alla prostata: rischio più alto per chi soffre di patologie intestinali?

Malattia di Crohn e colite ulcerosa sono patologie infiammatorie croniche dell’intestino (acronimo IBD, dall’inglese Inflammatory bowel disease) che sembrano predisporre a un maggior rischio di sviluppare il cancro del colon – ma anche neoplasie maligne ematologiche e cancri di polmone, vescica, cute e fegato).

Pochi studi, però, hanno indagato il rapporto tra patologie croniche intestinali e cancro alla prostata, con risultati contradditori. Un nuovo lavoro a riguardo è in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica European Urology, ma è disponibile per la lettura on-line già da dicembre 2018.

Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta.

Malattia di Crohn, colite ulcerosa e cancro alla prostata: cosa dicono gli studi?

Si tratta di uno studio retrospettivo che ha preso in considerazione 1033 pazienti di sesso maschile affetti da IBD e 9306 casi controllo (senza IBD) che si sono rivolti dal 1996 al 2017 a qualsiasi clinica del gruppo della Northwestern University (Illinois),  per sottoporsi al dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA), un enzima prodotto dalla prostata, solitamente presente in circolo in basse quantità e che aumenta in caso di infezioni della prostata, ipertrofia prostatica benigna e tumore prostatico.

I pazienti sono stati suddivisi sia per classi d’età (minore di 50 anni, 50-59 anni, 60-69 anni, maggiore di 70 anni) sia per etnia (popolazione caucasica, afroamericana, asiatica e altre etnie). Tra i soggetti affetti da IBD e i controlli sono state valutate le differenze in termini di rischio di sviluppare il cancro alla prostata e di valori di PSA. Da sottolineare è il fatto che questo è il primo lavoro in letteratura ad occuparsi della valutazione del valore di PSA nei pazienti IBD.

Nello studio è stato evidenziato un rischio da 4 a più di 5 volte superiore di sviluppare qualsiasi tipo di cancro alla prostata per gli individui affetti da IBD rispetto a quelli non affetti. Tale rischio varia in relazione alla fascia d’età e all’etnia, e la fascia d’età con il maggior rischio (maggiore di 8 volte) è quella oltre i 70 anni. Inoltre, il rischio di sviluppare un cancro alla prostata più aggressivo è maggiore per i soggetti affetti da IBD nella fascia d’età in cui è consigliato sottoporsi allo screening per questa patologia (più di 50 anni).

Per quanto riguarda il valore di PSA, è stata osservata una tendenza all’aumento del suo valore nei pazienti affetti da malattia di Crohn e colite ulcerosa.

I risultati dello studio necessitano comunque di conferme poiché altre due analisi recenti hanno evidenziato l’associazione tra colite ulcerosa e sviluppo di cancro alla prostata, ma non quella tra morbo di Crohn e lo stesso cancro.

Inoltre, una precedente metanalisi, che ha raggruppato più di 12000 pazienti, non ha osservato un aumento dell’incidenza di cancro alla prostata tra i pazienti affetti da IBD. Tutti questi studi, compreso quello della Northwestern University, come precisano gli stessi autori, soffrono di alcuni limiti, pertanto non vi è ancora la certezza di un legame tra le malattie infiammatorie intestinali croniche e il cancro alla prostata e saranno necessarie ulteriori ricerche per accertare le evidenze finora raccolte.

Ci sono però delle spiegazioni

Gli autori dello studio forniscono diverse possibili spiegazioni per l’associazione riscontrata. La prima riguarda l’infiammazione locale tipica del morbo di Chron e della colite ulcerosa, la quale esercita anche un effetto pro-infiammatorio sistemico. È ragionevole ritenere che sia lo stato infiammatorio dell’IBD a portare all’infiammazione cronica della prostata e all’eventuale sviluppo di cancro.

Un’altra ipotesi è la possibilità che i trattamenti immunomodulanti a cui spesso sono sottoposti i pazienti con IBD riducano la sorveglianza immunitaria, aumentando il rischio di malattie maligne extra intestinali. Quando il sistema immunitario riduce la propria efficienza, infatti, eventuali cellule tumorali non vengono attaccate ed eliminate, riuscendo così a proliferare e a stabilire lo stato patologico canceroso. A tale riguardo, in questo studio gli autori non hanno osservato un aumento del rischio di cancro alla prostata nei pazienti in terapia immunomodulante, ma l’indagine è limitata dal fatto che non possedevano informazioni sulla durata del trattamento farmacologico.

Altra ipotesi valida per spiegare almeno in parte l’associazione tra IBD e cancro alla prostata è che vi sia una predisposizione genetica. Le due patologie, infatti, condividono numerosi alleli di suscettibilità (cioè forme di geni che predispongono allo sviluppo di un certo evento).

In conclusione, è fatto noto che nella popolazione generale il rischio di sviluppare il cancro della prostata aumenta con l’età, ma lo studio della Northwestern University evidenzia che il rischio è maggiore nella popolazione affetta da morbo di Crohn e colite ulcerosa e che già a partire dai 50 anni aumenta anche il rischio di sviluppare le forme più aggressive di questo cancro. Secondo gli autori dello studio, quindi, sarebbe auspicabile un regolare controllo medico specifico, soprattutto se il loro risultato fosse confermato da indagini future.

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