C’è qualcosa nella dieta quotidiana che può mettere in difficoltà l’intestino

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 21 Gennaio, 2026

pane industriale

L’intestino è diventato uno dei temi centrali della ricerca biomedica contemporanea. Studi pubblicati negli ultimi anni hanno mostrato come il microbioma intestinale influenzi non solo la digestione, ma anche il sistema immunitario e il metabolismo. 

In parallelo, aumentano i disturbi gastrointestinali e le patologie infiammatorie croniche, spingendo medici e ricercatori a valutare con maggiore attenzione l’impatto della dieta quotidiana sulla salute intestinale.

Un ecosistema delicato che risente delle scelte alimentari

Il microbioma intestinale è formato da miliardi di microrganismi che convivono in un equilibrio dinamico all’interno dell’apparato digerente. Quando questo sistema si altera, l’intestino può diventare più vulnerabile, con la comparsa di disturbi comuni come gonfiore, dolore addominale e irregolarità dell’alvo, ma anche con un aumento del rischio di condizioni infiammatorie più complesse.

Non a caso, i dati epidemiologici mostrano che negli ultimi 10 anni l’incidenza delle malattie infiammatorie intestinali è cresciuta di circa 34%, un trend che gli esperti mettono in relazione anche ai cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini alimentari.

La scienza conferma il ruolo protettivo di una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati nel sostenere la flora intestinale, ma allo stesso tempo, l’attenzione dei ricercatori si sta concentrando su un altro aspetto: l’impatto dei cibi di uso quotidiano che, se consumati regolarmente, possono interferire con l’equilibrio del microbioma.

In questo contesto, i prodotti altamente trasformati emergono come uno dei principali fattori critici, scopriamo quali sono.

Pane industriale: un alimento quotidiano da rivalutare

Il pane confezionato è spesso percepito come una scelta neutra, ma molte versioni industriali contengono emulsionanti e additivi tecnologici

Queste sostanze, secondo diversi studi sperimentali, possono interferire con la barriera intestinale e favorire processi infiammatori

A ciò si aggiunge l’uso di farine raffinate, povere di fibre e meno utili al nutrimento dei batteri benefici.

Gelati industriali e latticini ad alta lavorazione

Nei gelati prodotti su larga scala si concentrano zuccheri, grassi e stabilizzanti che possono risultare impegnativi per l’intestino. Va inoltre considerato che circa il 10% della popolazione presenta una ridotta capacità di digerire il lattosio. I latticini fermentati, come yogurt e kefir, risultano in genere più tollerabili e apportano microrganismi vivi utili alla salute intestinale.

Dolcificanti artificiali: una soluzione non sempre ideale

La riduzione dello zucchero ha portato a un uso crescente di dolcificanti artificiali. 

Tuttavia, alcune ricerche indicano che sostanze come sucralosio e saccarina possono modificare la composizione del microbioma e influenzare il metabolismo del glucosio

Anche i prodotti “senza zucchero” che contengono polioli e fibre aggiunte possono provocare disturbi digestivi, soprattutto nei soggetti più sensibili.

Alternative vegetali ultra-processate

I sostituti vegetali del formaggio sono sempre più diffusi, ma non tutti presentano un profilo nutrizionale favorevole. 

Molti prodotti includono oli raffinati, amidi e addensanti, senza offrire i benefici dei latticini fermentati. 

Le versioni realizzate con ingredienti integrali, come frutta secca e semi, risultano generalmente più equilibrate dal punto di vista nutrizionale.


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Alimenti crudi e fritture: attenzione ai rischi

Alcuni alimenti crudi, come i molluschi, possono veicolare microrganismi patogeni presenti nell’ambiente acquatico, con possibili conseguenze anche a lungo termine sull’intestino.

Anche le fritture frequenti incidono negativamente: gli oli sottoposti ad alte temperature tendono a ossidarsi e a generare composti poco compatibili con l’equilibrio del microbioma. 

L’olio extravergine di oliva, grazie al contenuto di polifenoli, mostra una maggiore stabilità.

La salute dell’intestino non dipende da singoli alimenti, ma dall’insieme delle scelte quotidiane. Limitare i cibi ultra-processati e privilegiare prodotti semplici e poco lavorati rappresenta una strategia coerente con le evidenze scientifiche attuali.

Fonti

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