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Cicatrici: impatto emotivo e gestione pratica

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

Cicatrice e come Trattarla

A cura di 


Uno degli effetti collaterali più delicati delle terapie oncologiche sono, purtroppo, le cicatrici lasciate dall’intervento chirurgico in seguito all’asportazione del tumore.

Il loro impatto, oltreché che sul piano fisico ed estetico, è importante anche sul piano emotivo.

L’intento di questo articolo è dunque quello di fornire una serie di consigli utili per capire:

  • Come preparare la pelle prima dell’intervento.
  • Come trattare la cute nel post intervento, in modo da agevolare la riparazione cutanea e attenuare gli inestetismi.
  • Come affrontare psicologicamente questa “ferita” per riconoscerla e accettarla.

👉 Preparare la pelle prima dell’intervento chirurgico

Il modo in cui la cicatrice si rimargina dopo un intervento è influenzato da fattori diversi che riguardano:

  • l’età anagrafica che influisce sull’elasticità della pelle;
  • il tipo di pelle, più scura o più chiara;
  • l’area del corpo interessata, che potrà essere più spessa o più sottile e più o meno soggetta alle sollecitazioni legate al movimento del corpo;
  • la mano del chirurgo;
  • il modo in cui il proprio corpo risponde al processo di riparazione.

Detto questo, però, in previsione di un intervento e proprio perché la cicatrice ha un impatto non solo estetico, ma spesso più profondo e viscerale, può essere di grande aiuto preparare la pelle prima dell’intervento, in modo da migliorare e velocizzarne la guarigione.

Il consiglio è di dedicarsi a una vera e propria routine giornaliera a partire, se i tempi lo permettono, da 1 mese prima dell’intervento, o appena viene fissata la data.

La raccomandazione è di massaggiare l’area interessata quotidianamente con una crema idratante e protettiva. L’obiettivo è di mantenere la pelle elastica e ben idratata, in modo da favorire la riparazione cutanea anche a beneficio del risultato estetico.

👉 La cicatrice nel post intervento: come si presenta

Come già accennato, le cicatrici sono il risultato della riparazione cutanea messa in atto dal nostro corpo in presenza di una ferita. Nel caso di un intervento chirurgico, solitamente, la qualità della cicatrice è buona e questa si presenta lineare e sottile.

Più in generale, le cicatrici possono avere dimensioni, colore e spessore diversi che dipendono, come abbiamo spiegato in precedenza, da fattori diversi. Quindi, in relazione alla cute circostante, la cicatrice potrà essere ad esempio più morbida o più dura, più chiara o più scura, più lineare o irregolare. Non solo, in base al fatto che siano piane o rilevate o infossate rispetto alla pelle intorno alla cicatrice si possono distinguere tre tipi di cicatrici.

Nel caso della cicatrice atrofica, la pelle apparirà infossata rispetto alla cute circostante. Questo perché il tessuto cicatriziale non copre la ferita in modo sufficiente per colmare completamente l’area interessata.

Nel caso della cicatrice ipertrofica, invece, la cute si presenta in rilievo rispetto all’epidermide intorno. Generalmente, si forma in seguito a un processo di guarigione complicato. Spesso ha un colore scuro e si presenta più facilmente nelle zone della pelle sottoposte a sollecitazioni, come ad esempio le articolazioni. Può apparire dopo alcune settimane dall’intervento chirurgico.

Infine il cheloide. E’ una cicatrice che si presenta di solito lucida, in rilievo e liscia. Compare quando c’è un’eccessiva produzione di fibre collagene, per cui la cicatrice si estende oltre i limiti della ferita. Più comune in persone con la pelle scura o con una predisposizione, può comparire anche in seguito a piccoli traumi superficiali.

👉 Trattare la pelle e la cicatrice dopo l’intervento

Veniamo dunque alla cicatrice per capire quando è più opportuno iniziare a trattarla.

I punti di sutura vengono rimossi dal chirurgo dopo circa una settimana. Il processo riparativo non è breve e richiede almeno 6 mesi di tempo, ma ci vorranno sino a 18 mesi perché i tessuti cutanei si stabilizzino. In questo periodo, è necessario dedicare all’area interessata particolare attenzione.

Infatti, in relazione alla zona del corpo e alla capacità riparativa personale, il processo di cicatrizzazione potrà variare da una persona a un’altra. Nonostante questo, è bene dedicare alla cicatrice cure e attenzioni costanti.
Solo in questo modo, sarà possibile evitare che con il passare del tempo la cicatrice diventi più dura e si retragga a discapito dell’aspetto estetico. Per questa ragione, la raccomandazione generale è, con il benestare del chirurgo, di iniziare una adeguata e costante routine di cure.

Di solito, è possible iniziare a trattare l’area interessata dopo circa 4/6 settimane dall’intervento. Solitamente, viene consigliato l’utilizzo di prodotti a base di vitamina E sulla zona della ferita. In genere, nei primi giorni dopo l’intervento si utilizza dell’olio in tubetto da far scivolare sulla cicatrice oppure si nebulizza un po’ di olio secco spray all’interno del cerotto, che si potrà staccare leggermente e poi riattaccare sulla pelle.

La scelta della vitamina E è importante perché:

  • migliora la cicatrizzazione della ferita;
  • idrata la pelle a livello profondo;
  • protegge la cute;
  • attenua l’eventuale prurito;
  • contrasta i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento della pelle.

Per superare gli inestetismi della cicatrice, può essere utile sapere che oggi esistono tecniche di tatuaggio 3D, chiamate dermopigmentazione, che permettono di raggiungere buoni risultati ripristinando l’originale aspetto della pelle.

👉 L’impatto psicologico della cicatrice

Se consideriamo la cicatrice da un punto di vista psicologico, tuttavia, non rappresentano semplicemente un normale processo di guarigione della pelle, ma piuttosto il segno di ciò che si è vissuto e il cui ricordo sarà per sempre visibile.

Nel caso del tumore, le cicatrici chirurgiche ricordano non solo l’intervento ma anche la malattia. In questo senso, riportano alla luce l’esperienza dolorosa: la paura al momento della diagnosi, il timore per la propria vita, le difficoltà vissute durante le terapie.

Per le donne, a differenza che per gli uomini, l’accettazione della cicatrice è più difficile e dolorosa tanto che, spesso, prima dell’intervento stesso è motivo di preoccupazione, perché intacca un ideale di perfezione corporea. Questo è in parte legato anche al tipo di ambiente in cui viviamo, molto influenzato dall’immagine e dall’aspetto estetico.

Tuttavia, va sottolineato che molto spesso la nostra percezione corporea non corrisponde a quella che gli altri hanno di noi. Ad esempio nella maggior parte dei casi chi è vicino, come familiari, partner e amici, non avverte ciò che percepiamo come evidente e preoccupante. E non dipende da una mancanza di sensibilità nei nostri confronti, quanto invece dal fatto che considerano la nostra persona nella totalità.

Questo accade perché, prima che sul corpo, la cicatrice è nella nostra mente, nel nostro intimo. Se ci si accorge che diventa un pensiero fisso può essere utile chiedere un supporto esterno per evitare che sfoci in difficoltà e situazioni altrimenti evitabili. Parliamo di blocchi emotivi e tendenza a isolarsi per paura del rifiuto. Queste difficoltà oltreché nelle relazioni sociali tendono a manifestarsi anche di più nei rapporti intimi a discapito della serenità e dell’appagamento nella relazione coppia.

Accettare la cicatrice

E’ evidente, dunque, che il processo di accettazione della cicatrice richiede tempo, capacità di adattamento e abilità nel riuscire a guardare quel segno da una prospettiva differente, per evitare che si tramuti in un pensiero fisso, causa di sofferenze.

Il percorso verso l’accettazione passa attraverso due momenti importanti. Da un lato dall’accogliere il vissuto che c’è dietro la cicatrice, che è sicuramente di dolore e sofferenza, ma anche di speranza e voglia di andare avanti. Dall’altro, dall’integrare la cicatrice come parte del nostro corpo. Particolarmente utili in questo senso sono un esercizio che viene di solito proposto alle persone che soffrono di dismorfobia, cioè la visione distorta del proprio corpo causata da un’eccessiva importanza data all’aspetto esteriore.

L’esercizio consiste nello specchiarsi, con cadenza giornaliera, senza vestiti per dieci minuti. Una volta davanti allo specchio con l’aiuto di una penna e un taccuino andrà fatta una lista scritta di tutti i segni che si vedono sul corpo: cicatrici, nei, rughe, ecc. L’obiettivo è provare a cercarne di nuovi ogni giorno.

Il fine è di diventare coscienti del fatto che la cicatrice è solo uno dei tanti segni che potrete rintracciare sulla vostra pelle. Vedrete che con il tempo quella cicatrice inizierà a diventare parte del tutto, parte del vostro corpo.

C’è infine un altro esercizio utile, per agevolare il processo di accettazione e di riappacificazione con il proprio corpo.
Quando la cicatrice si sarà completamente rimarginata e potrà essere trattata con cosmetici diversi da quelli usati per cura, scegliete una crema per il corpo che vi piaccia, ad esempio per la sua fragranza e utilizzatela per massaggiare la cicatrice anche più volte al giorno.

Prendetelo come una sorta di rituale da dedicare a questo punto di fragilità. Vi aiuterà pian piano ad accogliere la cicatrice. E’ un ottimo esercizio per la psiche e per la routine di bellezza.


FraParentesi, in collaborazione con Angela Noviello (Direttore Italia e coordinatore Europa di OTI Oncology Training International e presidente International Society for Oncology Esthetics); Carla Puletti (Fisioterapiesta); Federica Casnici ( Psicologa e Consulente Sessuale) 
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