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I colori possono davvero influenzare la nostra personalità?

Marco Cicirello | Blogger

Ultimo aggiornamento – 09 Aprile, 2015

I colori possono davvero influenzare la nostra personalità?

Il rosso è il colore delle passioni forti e travolgenti; il blu, invece, comunica calma, il verde serenità. Ogni colore trasmette un ben preciso stato d’animo, si sa, ma la scienza è sempre pronta a ribaltare le credenze più comuni trovando risultati inaspettati.

A tanti di noi è capitato o capiterà di impiegare ore a scegliere il colore delle pareti di casa. Studi medici e ospedali sono dipinti di un bianco che dà l’idea di un ambiente pulito e sicuro. In fast food e negozi troviamo colori più forti come il rosso e il giallo; nei penitenziari ci sono celle rosa, nella speranza di ridurre le aggressioni.
Pensiamo di sapere qual è il significato dei colori: l’idea che il rosso ci ecciti e il blu ci calmi è ben assimilata nella cultura occidentale, a tal punto che la riteniamo vera. Ma siamo davvero sicuri del reale effetto che i colori hanno sul nostro comportamento?

La ricerca scientifica mischia e ribalta le nostre credenze: il rosso è uno dei colori più studiati, e spesso viene assimilato al verde e al blu. Alcuni studi, infatti, hanno scoperto che molte persone svolgono meglio certi quesiti o compiti di natura cognitiva quando si trovano di fronte al rosso, piuttosto che al blu o al verde; altre però dimostrano l’opposto. Alla base di tutto c’è un condizionamento: se ripetutamente abbiamo una particolare esperienza circondati da un ben preciso colore, allora tendiamo ad associare a quel colore le nostre sensazioni o il nostro comportamento. Aver trascorso anni di scuola leggendo le correzioni in rosso dei nostri insegnanti ci abitua ad associare questo colore all’idea del pericolo e dell’errore, e non siamo sorpresi che molti frutti velenosi siano proprio rossi. Il blu invece viene associato maggiormente a situazioni di calma, come fissare il mare o osservare le immensità del cielo. Ovviamente ci sono eccezioni: il commento “ottimo” scritto sui nostri compiti scolastici è pur sempre scritto in rosso, e molti frutti di bosco rossi sono perfettamente commestibili. E’ vero che facciamo associazioni diverse con differenti colori, ma se questo si traduce in un cambiamento di comportamento o di sensazioni è un altro discorso.

Dopo anni di studi contrastanti, nel 2009 i ricercatori dell’Università della British Columbia hanno cercato di fare chiarezza una volta per tutte. Hanno posto i partecipanti di fronte vari colori e gli hanno fatto svolgere vari compiti. Con uno schermo rosso la gente ha reso meglio nei test di memoria e correzione di bozze, attività che richiedono attenzione per i dettagli, mentre quando lo schermo è diventato blu a risultare più stimolata è stata la creatività, pensando per esempio a quali possono essere i molteplici usi di un singolo mattone. Gli autori della ricerca hanno ipotizzato che il rosso metta in allerta, mentre il blu abbia l’effetto opposto, motivando le persone a sentirsi più libere e creative. Per provare questa idea, i ricercatori hanno chiesto ai volontari di risolvere vari anagrammi, inserendoli in contesti di ostilità o affidabilità. I soggetti tendevano a risolvere più facilmente le parole legate al concetto di “fuga dal pericolo”  se venivano presentate su uno sfondo rosso, mentre risolvevano più velocemente quelle che comunicavano affidabilità se apparivano sullo sfondo blu. Questo vuol dire che nelle loro menti i due concetti e i due rispettivi colori erano stati associati tra loro.
Il team si è interrogato sull’uso pratico di questa evidenza: se, per esempio, le pareti di una stanza devono essere verniciate in un ben preciso colore in base al compito che svolgono le persone al suo interno – rosso per un team che cerca gli effetti collaterali di un farmaco, blu per una squadra occupata da un brainstorming creativo. Ma ci sono casi, per esempio in un’aula scolastica, in cui si può essere concentrati su queste cose diverse in vari momenti di una stessa giornata.

Ma le sorprese della ricerca continuano: nel 2014, quando un team ha provato a replicare il gioco dell’anagramma con un gruppo di persone più ampio, l’effetto del colore è scomparso. Nello studio iniziale erano presenti 69 persone; nel più recente, che ne contava 263, il colore di fondo non faceva differenza. Lo stesso team ha lavorato su un’altra scoperta che inizialmente arriva dall’Università di Basilea, in Svizzera, dalla ricerca del prof. Oliver Genschow. Il team di Genschow aveva offerto ai volontari dei salatini, invitandoli a mangiarne quanti erano sufficienti per dare un giudizio sul loro gusto.
Una su sei persone sono state escluse perché erano così gentili da offrire agli altri i loro salatini, sabotando i risultati della ricerca. Ma quando questa cosa è stata presa in considerazione, si è notato che le persone che avevano i salatini in un piatto rosso, tendevano a offrirli di meno. Eppure, quando il team della Appalachian State University ha seguito la stessa procedura, il risultato era opposto e i soggetti con piatti rossi mangiavano più salatini.

Chiaramente, studiare l’effetto dei colori non è facile – e magari i colori non hanno l’effetto che ci aspettiamo. Eppure possiamo dire che funzionano, almeno in alcuni casi, visto che molte centrali della polizia negli USA, in Gran Bretagna, Austria, Polonia e Germania hanno delle celle dipinte in rosa. In realtà, si tratta di una particolare varietà di rosa chiamata Baker-Miller dai nomi dei due ufficiali della US Navala che per primi hanno studiato l’effetto del rosa sui prigionieri.
Nel 1979 a dei detenuti vennero mostrate due carte, una rosa e una blu. Subito dopo, venne chiesto di resistere alla pressione che lo sperimentatore esercitava sulle loro braccia: con la carta blu spingevano di più. Può quindi il rosa, in qualche modo, mitigare la loro aggressività? Forse no. Lo sperimentatore sapeva quale carta era stata mostrata, quindi forse senza neanche rendersene conto possono aver alleviato un po’ la loro pressione sulla carta rosa. Inoltre si trattava di un giro di prova, che iniziava dal rosa e finiva al blu, quindi forse i prigionieri erano più “allenati” quando si arrivava al secondo colore. Diversi tentativi di replicare questi risultati sono falliti. Si è ritentato con un esperimento condotto in celle vere dipinte in banco o rosa, mescolando pittura rossa e bianca per ottenere quella particolare varietà di rosa. Ancora una volta l’ordine dei colori è stata la stessa per tutti e forse ad avere maggiore importanza era che la cella fosse verniciata da poco, e non il suo colore.

Nel 2014 il team di Genschow è entrato in una carcere svizzera per riprendere in considerazione lo studio e la loro ricerca è stata decisamente migliore rispetto a quelle passate. I detenuti sono stati condotti in celle dipinte o in rosa o in grigio sulle pareti e sul soffitto. Gli agenti di custodia avevano una scala di aggressività utile per misurare il loro comportamento. I risultati sono stati deludenti: dopo tre giorni passati in entrambe le celle colorate, i prigionieri erano meno aggressivi che nella loro cella originaria, e il colore delle pareti non aveva fatto alcuna differenza.

Gli autori ammettono che uno studio più grande avrebbe trovato risultati migliori, ma se il colore fa la differenza per un basso numero di persone, bisogna considerare se ne vale la pena.

I colori possono anche avere degli effetti, ma questi sono difficili da valutare e probabilmente non esistono del tutto. Nuovi studi sono in via di sperimentazione, ma è difficile sia capire qual è l’effetto vero di un colore, che quale sia il meccanismo che produce tale effetto. Per adesso vale la pena dipingere la propria casa col colore che ci piace di più, facendone l’unione di un gusto personale e di un talento artistico.

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