Come sconfiggere il cancro, agendo sui propri geni

Come sconfiggere il cancro, agendo sui propri geni

La lotta contro il cancro? Di certo non si arresta: le notizie che ci giungono dalla ricerca sembrano, infatti, aprire nuove e promettenti strade che conducono alla reale sconfitta del cosiddetto “male del secolo“.

Non ultimo, un interessante studio svolto sinergicamente dai gruppi dei prof. Andrea Mattevi (Università di Pavia), Antonello Mai (Università La Sapienza di Roma), Philip A. Cole (Johns Hopkins University, USA) e Rhoda M. Alani (Boston University, USA) e pubblicato sulla rivista Nature Communications, lo scorso 4 gennaio.

Obiettivo della ricerca? Creare farmaci duali, davvero innovativi, in grado di agire su quei bersagli (“modifiche epigenetiche“) che, a livello genetico, causano il cancro.

Perché le modificazioni genetiche causano il cancro

Partiamo dal principio. Il genoma, in biologia, è il complesso di geni che caratterizzano una cellula; contiene, dunque, tutte le informazioni indispensabili per la nascita, la crescita e la vita dell’organismo. I geni presenti in una cellula non sono sempre attivi, ma subiscono un’evoluzione continua a seconda dell’età, dello stile di vita e dell’identità del soggetto.

Alcuni risultano particolarmente funzionali, mentre altri no. Le cellule, infatti, “spengono” determinati geni, attraverso delle modifiche chimiche, dette modifiche epigenetiche. Se le modifiche assumono dei connotati negativi, possono dar vita a delle cellule “malate”, come impazzite, ovvero le cellule tumorali. Le modifiche epigenetiche contribuiscono, in questo modo, alla crescita del cancro e alla sua proliferazione.

Cosa fare in questi casi?

A rispondere è la scienza. Il team di ricercatori, assieme al prof. Andrea Mattevi, ha pensato di studiare una via che porti allo sviluppo di farmaci che agiscono solo sui processi epigenetici negativi, riportando la cellula a uno stato non-canceroso o inducendo le cellule tumorali a morire spontaneamente.

Esistono già in commercio alcuni farmaci epigenetici impiegati per il trattamento dei linfomi o delle leucemie.

La sperimentazione ha, però, permesso di agire contemporaneamente su due enzimi (e non solo su uno), Demetilasi e Deacetilasi, acceleratori delle modifiche epigenetiche cancerose, in modo da bloccarne l’azione. In particolare, dopo un impegno pluriennale, si è riusciti a creare le prime molecole duali “antidemetilasi & antideacetilasi”, con una potentissima azione antitumorale contro le cellule di melanoma.

I vantaggi dei farmaci epigenetici

Di certo, l’aumentata selettività di questi farmaci consente di agire solo sulle cellule malate, in cui i processi epigenetici sono gravemente alterati. I risultati ottenuti rappresentano un primo, ma importante, passo verso la definizione di un percorso terapeutico che vedrà ancora la collaborazione di chimici, biologi e ricercatori clinici.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Mattevi, Professore Ordinario di Biologia Molecolare all’Università di Pavia, per cercare di capire meglio insieme quale saranno le prospettive future nel trattamento del cancro.

Quali sono i fattori esterni, legati all’ambiente o allo stile di vita, che possono agire negativamente sulle modifiche epigenetiche, provocando l’insorgenza di un qualsiasi tipo di cancro?

Tutt’oggi, sono in corso studi che mirano a dare una risposta completa a questa domanda. Sappiamo che le cattive abitudini, come il fumo, una dieta non equilibrata e la mancanza di attività fisica possono incidere negativamente sulle modifiche epigenetiche, che alterano l’identità delle cellule del nostro organismo, provocando l’insorgenza del cancro. Il compito della ricerca è certamente anche quello di scoprire nel dettaglio gli effetti dei fattori esterni.

Cosa significa “predisposizione genetica” e quanto conta?

La predisposizione genetica sicuramente conta; le mutazioni genetiche del DNA (alla base del cancro) possono, infatti, essere ereditate (fattore di familiarità) o acquisite (fattori esterni). Con il termine “predisposizione”, infatti, s’intende avere una o più mutazioni nel proprio DNA.

Quando si manifesta un tumore, si assiste a una perdita di identità della cellula, che “impazzisce”. Le mutazioni epigenetiche, dinamiche e costanti per tutta la vita, essendo le cellule in continua mutazione, possono anch’esse perdere equilibrio e indurre allo sviluppo di “cellule malate” con una identità tumorale.

Sino ad oggi, i farmaci epigenetici impiegati nella cura del cancro quali risultati hanno portato nella vita dei pazienti?

Quotidianamente, alcuni pazienti, colpiti da tumori solidi (linfomi) o del sangue (leucemie), ricorrono alle terapie epigenetiche che hanno dimostrato di avere una buona riuscita. Agiscono interferendo con i processi epigenetici, per favorire o la ricostruzione di una identità cellulare sana o portando le cellule malate alla morte e distruzione.

Quale sarà il futuro dei trattamenti antitumorali e quali saranno gli effetti sui pazienti?

Ogni giorno, la ricerca fa passi avanti verso il futuro; il questo caso, grazie allo studio effettuato, siamo riusciti a costruire delle molecole, in grado di colpire simultaneamente più processi epigenetici coinvolti nel cancro. Su dei modelli di malattia queste molecole hanno avuto un’azione valida. L’obiettivo, dunque, è di consentire in futuro la produzione di farmaci ancora più efficaci nel garantire una cura e una migliore qualità di vita ai pazienti.


FONTE: AIRC. 

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