Come una semplice mammografia può prevedere il rischio di malattie cardiache

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 10 Marzo, 2026

Una donna mentre fa una mammografia

Una mammografia eseguita per lo screening del tumore al seno potrebbe offrire informazioni preziose anche sulla salute del cuore.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata sull’European Heart Journal, secondo cui l’analisi delle immagini mammografiche tramite intelligenza artificiale potrebbe aiutare a individuare precocemente il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne.

Scopriamo di più.

Un esame già diffuso che potrebbe salvare più vite

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte tra le donne a livello globale, ma continuano a essere spesso sottodiagnosticate o trattate in ritardo.

Secondo i ricercatori, sfruttare le mammografie già eseguite durante i programmi di screening potrebbe diventare uno strumento efficace per ridurre questo divario.

Le immagini radiografiche utilizzate nella mammografia possono infatti mostrare la presenza di depositi di calcio nelle arterie del seno, un fenomeno noto come calcificazione arteriosa mammaria (BAC).

Questo segnale è associato all’aterosclerosi, cioè all’indurimento e restringimento delle arterie, una condizione collegata a un aumento del rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca.


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L’obiettivo dello studio era capire se un sistema di intelligenza artificiale fosse in grado di analizzare automaticamente questi depositi di calcio, trasformando un esame già molto diffuso in uno strumento aggiuntivo per valutare il rischio cardiovascolare.

Lo studio su oltre 120 mila donne

La ricerca ha coinvolto 123.762 donne provenienti da due grandi sistemi sanitari statunitensi, tutte sottoposte a mammografia di screening e senza diagnosi precedente di malattie cardiovascolari.

Gli scienziati hanno utilizzato un algoritmo basato su reti neurali per analizzare le immagini e quantificare la presenza di calcificazione nelle arterie del tessuto mammario.

La quantità di calcio è stata classificata in quattro livelli:

  • assente;
  • lieve;
  • moderata;
  • grave.

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Per la classificazione è stata utilizzata una misura in millimetri quadrati della superficie calcificata: zero in assenza di depositi, valori crescenti per i livelli successivi.

Successivamente i dati sono stati confrontati con le informazioni cliniche delle partecipanti per verificare l’eventuale comparsa, nel tempo, di eventi cardiovascolari maggiori come infarto, ictus o morte per cause cardiache.

Un chiaro aumento del rischio cardiovascolare

I risultati hanno evidenziato una relazione significativa tra la presenza di calcificazioni nelle arterie mammarie e il rischio di sviluppare malattie cardiache.

Rispetto alle donne senza calcificazioni:

  • quelle con calcificazione lieve avevano circa il 30% di probabilità in più di sviluppare gravi patologie cardiovascolari;
  • nelle donne con calcificazione moderata il rischio aumentava di oltre il 70%;
  • in presenza di calcificazione grave il rischio risultava da due a tre volte superiore.

L’analisi statistica ha inoltre mostrato una relazione progressiva: ogni incremento di 1 millimetro quadrato di calcificazione era associato a un aumento del rischio cardiovascolare compreso tra il 2% e il 3%.

Questa associazione è rimasta significativa anche dopo aver considerato altri fattori di rischio tradizionali, come diabete o fumo.

Un segnale importante anche nelle donne più giovani

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda l’età delle partecipanti: l’aumento del rischio cardiovascolare legato alla calcificazione arteriosa mammaria è stato osservato anche nelle donne sotto i 50 anni, un gruppo spesso considerato a basso rischio cardiaco.

Secondo gli autori dello studio, questo risultato suggerisce che la mammografia potrebbe diventare uno strumento utile per individuare precocemente donne che, altrimenti, non verrebbero sottoposte a controlli cardiologici specifici.Una donna mentre fa una mammografia

Il team ha spiegato che la correlazione è chiara: maggiore è la quantità di calcio visibile nelle arterie del seno, maggiore è la probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari importanti, tra cui infarto, ictus o insufficienza cardiaca.

Un’opportunità per migliorare la prevenzione

Uno dei punti di forza dell’approccio proposto è che non richiede nuovi esami o procedure invasive.

L’intelligenza artificiale può infatti analizzare le mammografie già eseguite durante lo screening di routine, senza esposizione aggiuntiva alle radiazioni e senza costi significativi.

Per le pazienti questo potrebbe significare ricevere un’indicazione precoce del proprio rischio cardiovascolare semplicemente a partire da un esame già previsto dai programmi di prevenzione oncologica.

In presenza di calcificazioni rilevanti, la mammografia potrebbe quindi diventare un punto di partenza per ulteriori controlli, come:

  • valutazione dei livelli di colesterolo;
  • monitoraggio della pressione arteriosa;
  • eventuale terapia farmacologica preventiva;
  • modifiche dello stile di vita.

Gli autori sottolineano che l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei programmi di screening mammografico potrebbe avere un impatto significativo sulla salute pubblica.

La mammografia è, infatti, uno degli esami di prevenzione più diffusi al mondo. In Europa, ad esempio, circa due terzi delle donne tra i 50 e i 69 anni dichiarano di aver effettuato una mammografia negli ultimi due anni. Negli Stati Uniti quasi il 70% delle donne sopra i 45 anni risulta in regola con le linee guida di screening.

Al contrario, la percentuale di donne che conosce i propri livelli di colesterolo è molto più bassa. Questo squilibrio, secondo gli esperti, dimostra quanto sia ancora limitata la consapevolezza del rischio cardiovascolare femminile.

Utilizzare la mammografia come strumento di screening cardiovascolare potrebbe quindi raggiungere milioni di donne ogni anno, senza la necessità di creare nuovi programmi sanitari.

Verso una nuova applicazione della mammografia

In un editoriale collegato allo studio, la cardiologa Lori B. Daniels dell’Università della California di San Diego ha evidenziato come la calcificazione arteriosa mammaria rappresenti una risorsa ancora poco sfruttata nella prevenzione cardiovascolare.

Secondo la Dr.ssa Daniels, l’uso dell’intelligenza artificiale per quantificare questi depositi di calcio offre una metrica standardizzata e affidabile, che potrebbe facilitare l’integrazione di questa valutazione nella pratica clinica.

La specialista ha sottolineato che sfruttare un esame già ampiamente utilizzato, e di cui le donne si fidano, potrebbe favorire una maggiore attenzione alla salute cardiovascolare femminile, contribuendo a ridurre la principale causa di mortalità tra le donne.

Gli autori dello studio ritengono che i risultati ottenuti rappresentino un passo importante verso l’implementazione pratica di questa tecnologia.

I prossimi passaggi includono lo sviluppo di studi clinici prospettici per valutare come l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro radiologici possa migliorare concretamente la prevenzione cardiovascolare.

Sarà inoltre necessario definire linee guida chiare su come comunicare i risultati alle pazienti e su quali percorsi di controllo attivare quando la mammografia evidenzia un rischio elevato.

Se confermati da ulteriori ricerche, questi risultati potrebbero trasformare la mammografia in uno strumento di prevenzione a doppio beneficio: non solo per individuare precocemente il tumore al seno, ma anche per identificare le donne a rischio di malattie cardiache, offrendo così nuove opportunità di intervento precoce e di tutela della salute.

Fonti:

  • European Society of CardiologyAI can predict risk of serious heart disease from mammograms
  • Life Science NetworkArtificial intelligence-based quantification of breast arterial calcifications to predict cardiovascular morbidity and mortality
  • European Heart JournalArtificial intelligence–based quantification of breast arterial calcifications to predict cardiovascular morbidity and mortality
  • European Heart JournalBreast arterial calcification: a trigger for dual pathways of prevention
  • WHOCardiovascular diseases (CVDs) 
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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