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I primi passi verso una comunicazione senza parole

Vincenzo Russo | Blogger

Ultimo aggiornamento – 26 Novembre, 2014

I primi passi verso una comunicazione senza parole

Comunicare con la mente, uno dei must della science-fiction classica, potrebbe presto uscire dal genere fantasy ed entrare nel novero delle cose realmente possibili. Il cervello risponde a stimoli elettrici ed è teoricamente possibile, per questa via, mettere direttamente in comunicazione tra loro 2 persone connettendone i cervelli.

Qual è la prova?

La prova, che fa compiere il primo passo dalla teoria alla realtà, è stata data nello scorso mese di febbraio dai ricercatori della Cornwell University di Ithaca, nello stato di New York. La Cornell è considerata un centro di eccellenza per gli studi veterinari e i ricercatori sono stati i primi in assoluto a connettere, mediante elettrodi, i cervelli di 2 scimpanzé, in modo da poter controllare l’altrui capacità di muovere un joystick.

Recentemente la Washington University ha replicato, con successo, l’esperimento su esseri umani.
Un team di ricercatori del progetto Plos One, guidato dal prof. Rajesh Rao, ha coinvolto 3 coppie di studenti in un gioco di guerra, stile War Games. La particolarità sta nel fatto che gli studenti erano mentalmente connessi tra loro. I segnali cerebrali degli studenti sono stati registrati, tramite EEG, ed inviati tramite il web per essere raccolti dal cervello ricevente attraverso la stimolazione magnetica intracranica (TMS).

Il gioco, in cui il timing è fondamentale, prevede che si salvi una città dai razzi sparati dai nemici, utilizzando cannoni antirazzo attivati via touchpad.
Nell’esperimento uno dei ragazzi è colui che invia il segnale, il mittente, ed è abilitato a vedere sullo schermo e trovare l’esatto momento per sparare i controrazzi. Ma il ricevitore, lo studente che riceve il segnale cerebrale e che non può vedere lo schermo, è colui che ha il touchpad abilitato a fare fuoco.
Mittente e ricevitore sono stati connessi e tramite questa connessione il mittente è riuscito ad attivare la corteccia motoria del ricevitore e farlo sparare nell’attimo giusto per abbattere i razzi.

Per evitare qualsiasi influenza ambientale o tentativi di comunicazione visiva o con altri mezzi, mittente e ricevitore erano posizionati in edifici diversi e separati.

Quando il computer del ricevente ha ricevuto il comando di fare fuoco, un impulso TMS è stato inviato a una regione preselezionata del cervello del ricevente. La stimolazione ha causato un rapido scatto verso l’alto della mano destra del ricevitore, che è poi ricaduta con forza sufficiente per attivare il cannone del videogame. L’intero processo è avvenuto impiegando soltanto 0,7 secondi”, ha spigato il dr. Rao.

Anche la controprova ha dato esito positivo, nel senso che bloccando, tramite computer, il canale di invio del messaggio, il ricevente non ha sparato.
Le percentuali di successo dell’esperimento nelle 3 coppie di giocatori si sono dimostrate molto diverse, con percentuali di successo, ossia di quanti attacchi sono stati respinti sparando i controrazzi, del 25 % per la prima coppia, del 37,5% per la seconda e dell’83,3% per la terza. Ma, dicono i ricercatori, questi valori sono così diversi non per problemi legati al trasporto dei segnali o alla connessione, bensì per le diverse abilità di gioco dei mittenti.

Quali le prospettive future?

Lo sviluppo di una simile tecnologia aprirebbe scenari fino a oggi impensabili per le comunicazioni globali. Vorrebbe dire poter comunicare senza essere limitati dai diversi linguaggi. Nel campo dell’insegnamento, ad esempio, sarebbe una vera rivoluzione copernicana.
Ma sono gli stessi autori dello studio a gettare acqua sul fuoco, almeno per ora. “Le basi neurali dell’informazione sensomotoria sono molto più comprensibili rispetto a quelle delle informazioni concettuali e astratte”.

Ciononostante, alcune e più limitate applicazioni pratiche potrebbero, fin da ora, rivelarsi molto utili. I ricercatori hanno infatti ottenuto un primo finanziamento finalizzato a trovare la possibilità di inviare segnali mentali che, ad esempio, impediscano di addormentarsi mentre si guida.

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