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Coronavirus, il premier Conte: «Prime dosi di vaccino già a dicembre»

Ultimo aggiornamento – 20 ottobre, 2020

Coronavirus: pronto il vaccino a fine dicembre

I tempi si accorciano. La conclusione della sperimentazione del vaccino di Oxford è infatti prevista per fine ottobre. Le prime dosi, invece, a inizio dicembre.

È stato il premier Giuseppe Conte ad annunciarlo: «Se le ultime fasi di preparazione, il cosiddetto 'rolling review', del vaccino Oxford-Irbm Pomezia-Astrazeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all'inizio di dicembre». 

Facciamo il punto della situazione.

«Prime dosi a dicembre»: per contenere la pandemia dovremo però aspettare la prossima primavera

«Già all'inizio di dicembre avremo i primi due o tre milioni di dosi» ha spiegato il premier. «Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha infatti commissionato ad Astra Zeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi». 

Per il contenimento della pandemia, però, i tempi si allungano. «Dovremo aspettare comunque la prossima primavera». 

Non tutti potranno infatti ricevere le prime dosi vaccino già alla fine dell’anno. Come già indicato dal ministro della Salute Roberto Speranza la priorità sarà data a operatori sanitari, forze dell'ordine e anziani nelle Rsa, perché più esposti al contagio. Dunque, per arrivare a una copertura di massa,  saranno necessari mesi o anni. 

E non è solo una questione di priorità. L'immunità del vaccino comincia infatti circa un mese dopo l’inoculazione. I vaccini allo studio (Oxford compreso) prevede un richiamo uno o due mesi dopo la prima dose. 

Rimane poi un dubbio sul quale il parere della comunità scientifica non è ancora unanime: quanto durerà la protezione del vaccino? Il timore è che non si vada oltre uno o due anni. In questo caso, dopo aver completato l’immunizzazione di tutta la popolazione, sarà già tempo di ripartire da capo.

Quali sono i vaccini anti-Covid in fase di studio

Non parliamo solo del vaccino di Oxford. La corsa al vaccino vede infatti più paesi (e farmaceutiche) gareggiare. Un altro candidato affidabile (quello dell'azienda americana Moderna) pubblicherà i risultati dei test entro novembre. La Russia ha invece promesso la pubblicazione dei risultati sui primi 5-10mila volontari immunizzati con il vaccino Sputnik. La Cina, intanto, procede spedita con le sperimentazioni dei suoi cinque candidati arrivati ai test finali sull’uomo. Nel frattempo, alcuni impianti hanno già iniziato la produzione delle prime dosi, fra cui l'hub in India del Serum Institute, capace di produrre già nei prossimi mesi un miliardo di dosi del vaccino di Oxford. 

L’Ema (agenzia che regola i farmaci in Europa) ha dato intanto il via alla revisione dei dati, sia del candidato di Oxford - prodotto da Astra Zeneca in collaborazione della biotech di Pomezia Irbm - sia del vaccino di BioNTech e Pfizer. In Italia la ditta che si occuperà della preparazione della fiale del vaccino di Oxford per tutta Europa, è già al lavoro per garantire la messa sul mercato delle prime confezioni.

Con il vaccino ci libereremo dal Covid-19?

Sembra essere questa la domanda (e la speranza) del momento. Una risposta - che ha fatto molto clamore - è arrivata proprio ieri da Sir Patrick Vallance, chief scientific adviser del governo britannico, intervenuto alla camera dei lord. 

«È improbabile che finiremo per avere un vaccino davvero in grado di sterilizzare il virus, vale a dire qualcosa che riesca a fermare completamente l’infezione». È invece probabile che «l’infezione continui a circolare e diventi enemica».

Ovviamente, «il vaccino ridurrà la possibilità di contrarre l’infezione e la gravità della malattia». Insomma, se l’infezione da Coronavirus inizierà a somigliare a una classica influenza annuale, significherà - forse - aver vinto la battaglia più difficile che, a livello globale, siamo stati costretti a combattere.

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