Cosa succede davvero nel cervello quando si guarda il mare: lo spiega la scienza

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 14 Settembre, 2026

persona guarda il mare

Basta un respiro davanti alla distesa blu e qualcosa, nella mente, sembra rallentare. Non è necessariamente solo suggestione: negli ultimi anni diversi studi di psicologia ambientale hanno cercato di capire perché gli ambienti naturali, compresi quelli caratterizzati dalla presenza dell'acqua, possano favorire il rilassamento, il benessere e il recupero dell'attenzione.

Perché il cervello "si riposa" davanti al mare

Secondo la teoria dell'Attention Restoration, elaborata dagli psicologi Rachel e Stephen Kaplan, gli ambienti naturali richiedono un tipo di attenzione diversa da quella sollecitata continuamente da lavoro, traffico e schermi.

Si parla di "soft fascination", una forma di interesse che cattura senza richiedere un intenso sforzo cognitivo. Secondo questa teoria, osservare fenomeni naturali come il movimento delle onde potrebbe impegnare l'attenzione in modo meno faticoso, favorendo il recupero delle risorse attentive dopo periodi di intenso sforzo mentale.

Alcune revisioni degli studi condotti sugli ambienti naturali hanno trovato effetti positivi su determinate funzioni cognitive, tra cui memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, mentre i risultati relativi ad altri aspetti dell'attenzione risultano meno uniformi. 

Il possibile effetto rigenerativo della natura sull'attenzione, quindi, è supportato da diverse ricerche, ma i meccanismi coinvolti sono ancora oggetto di studio.

Il ruolo del suono delle onde

Anche il paesaggio sonoro potrebbe contribuire alla sensazione di rilassamento associata al mare. Il rumore delle onde viene talvolta accostato al cosiddetto "rumore rosa", un tipo di rumore a banda larga in cui le frequenze più basse hanno maggiore intensità rispetto a quelle più alte.

I due fenomeni, tuttavia, non sono equivalenti: il suono naturale del mare è complesso e variabile, mentre il rumore rosa utilizzato negli studi sperimentali viene generato e controllato artificialmente.

Anche gli effetti del rumore rosa sul sonno non sono del tutto chiari. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Sleep, condotto su 25 adulti sani in laboratorio, ha rilevato che l'esposizione continua a rumore rosa a 50 decibel durante la notte era associata a una riduzione media di circa 18,6 minuti del sonno REM rispetto a una notte senza rumore.

Gli autori hanno quindi invitato alla cautela nell'utilizzo indiscriminato di rumori a banda larga come aiuto per dormire. Il risultato, però, riguarda il rumore rosa prodotto artificialmente e non dimostra che ascoltare il rumore naturale delle onde abbia lo stesso effetto.

"Blue mind": perché stare vicino all'acqua può favorire il benessere

Nel libro Blue Mind, pubblicato nel 2014, il biologo marino statunitense Wallace J. Nichols ha proposto l'espressione "blue mind" per descrivere lo stato mentale positivo che può essere associato allo stare vicino, dentro o sopra l'acqua.

Il concetto più ampio di "blue space" indica invece gli ambienti naturali in cui l'acqua rappresenta un elemento predominante o facilmente accessibile: mare, laghi, fiumi, ma anche corsi d'acqua presenti nelle città.

Su questo fronte, uno studio dell'Università di Exeter (Wheeler, White e colleghi), pubblicato nel 2012 sulla rivista Health & Place, ha analizzato i dati del censimento del 2001 relativi alla popolazione inglese, rilevando che la percentuale di persone che dichiaravano di essere in buona salute tendeva a crescere con la vicinanza alla costa.

Trattandosi di uno studio osservazionale, il dato descrive un'associazione statistica e non dimostra un rapporto di causa-effetto. L'associazione positiva, inoltre, appariva più evidente nelle comunità economicamente più svantaggiate.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2020 sulla rivista Health Promotion International (Britton e colleghi) ha inoltre analizzato 33 studi sugli interventi realizzati nei cosiddetti "blue spaces". Nel complesso, i risultati suggerivano possibili benefici soprattutto per la salute mentale e il benessere psicosociale, anche se gli autori sottolineavano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere meglio i meccanismi coinvolti e rafforzare le evidenze disponibili.

Non serve necessariamente il mare aperto

I possibili effetti rigenerativi non sembrano essere esclusivi del mare. La letteratura sugli ambienti naturali suggerisce che anche altri paesaggi possono favorire alcuni aspetti del recupero dell'attenzione e della percezione di benessere.

Gli studi sui "blue spaces", inoltre, non prendono in considerazione soltanto mari e oceani, ma anche laghi, fiumi e altri ambienti caratterizzati dalla presenza dell'acqua. Una revisione sistematica degli studi quantitativi ha rilevato nel complesso un'associazione positiva tra una maggiore esposizione agli spazi blu e alcuni indicatori di salute mentale, benessere e attività fisica.

Non è quindi necessariamente il mare in sé a produrre questi effetti: potrebbero contribuire diversi elementi dell'ambiente naturale, dall'esperienza visiva e sonora alle opportunità di movimento, fino alla possibilità di allontanarsi temporaneamente dagli stimoli tipici dei contesti urbani.


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Un effetto reale, ma ancora da comprendere

Nel complesso, diversi studi suggeriscono un'associazione tra l'esposizione agli ambienti naturali caratterizzati dalla presenza dell'acqua e alcuni indicatori di benessere psicologico, tra cui una maggiore sensazione di recupero e un migliore benessere percepito.

Le evidenze, tuttavia, derivano da studi molto diversi tra loro e non consentono di attribuire al mare un effetto terapeutico specifico né di stabilire con certezza quali meccanismi siano responsabili dei benefici osservati.

Guardare o ascoltare il mare non rappresenta quindi una "cura", ma può essere uno dei tanti fattori ambientali che contribuiscono al benessere e al recupero psicofisico quotidiano.

Fonti

  • PubMed - Does living by the coast improve health and wellbeing?
  • PubMed - Blue care: a systematic review of blue space interventions for health and wellbeing
  • PubMed - Attention Restoration Theory II: a systematic review to clarify attention processes affected by exposure to natural environments
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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