Covid, contagio in aumento: nuove varianti e rischio epidemia in Italia

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 30 Settembre, 2026

Rappresentazione 3D in primo piano del coronavirus di colore rosso con le relative proteine spike

Il contagio da Covid torna a crescere in Italia mentre, tra settembre e ottobre 2026, nuove sottovarianti di Omicron continuano a circolare in Europa e nel resto del mondo. I dati disponibili non indicano, però, una nuova emergenza sanitaria: l'aumento dei casi si inserisce in una ripresa stagionale già osservata negli ultimi anni.

Casi in aumento, ma senza una nuova emergenza

Il segnale arriva dai dati italiani riportati il 30 settembre: secondo l'ultimo bollettino risultano 128 nuovi casi in Italia, 74 dei quali in Lombardia, oltre la metà del totale nazionale. La situazione epidemiologica viene descritta come stabile e non emergenziale, nonostante la ripresa della circolazione virale. 

Il fenomeno, peraltro, non riguarda soltanto l'Italia. L'ultimo aggiornamento del dashboard dell'Organizzazione mondiale della sanità riporta 69.575 nuovi casi nel mondo nel periodo 10 agosto-6 settembre 2026, contro 47.506 nei 28 giorni precedenti. L'aumento è stato superiore al 10% in 30 Paesi di Americhe, Europa e Sud-Est asiatico.


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Il dato va letto con cautela: i casi notificati non rappresentano più l'intera circolazione del virus, perché test e sistemi di sorveglianza sono molto meno capillari rispetto agli anni della pandemia.

Perché il virus torna a circolare

La spiegazione non passa necessariamente dalla comparsa di un virus completamente nuovo. SARS-CoV-2 continua a evolversi e le varianti oggi monitorate derivano in larga parte dalla famiglia Omicron.

Il meccanismo è abbastanza intuitivo. Quando cambiano alcune caratteristiche della proteina Spike, il virus può incontrare meno ostacoli nelle persone che hanno già sviluppato un'immunità attraverso infezioni precedenti o vaccinazioni. Non significa che le difese immunitarie scompaiano: significa piuttosto che la barriera può essere meno efficace nel prevenire ogni nuova infezione.

L'OMS, nel monitoraggio aggiornato al 2026, considera XFG, NB.1.8.1, PQ.16.1.1 e BA.3.2 varianti sotto monitoraggio. Nella settimana terminata il 23 agosto, XFG rappresentava il 49% delle sequenze condivise a livello globale, mentre NB.1.8.1 era al 14%. 

Anche l'ECDC, nell'aggiornamento del 25 settembre 2026, indica XFG come variante dominante nell'area UE/SEE e NB.1.8.1 come variante in circolazione comunitaria. Per entrambe, l'agenzia non rileva al momento evidenze di una maggiore gravità rispetto alle varianti precedenti. 

Il ritorno autunnale dei contagi

C'è poi una componente stagionale: con la ripresa delle attività lavorative e scolastiche aumentano gli incontri al chiuso e le occasioni di trasmissione dei virus respiratori.

È quanto emerge anche dall'analisi dei dati di Santé publique France, che descrivono l'incremento come un fenomeno osservato in diversi Paesi. In Francia, nella settimana 14/20 settembre, le visite dai medici di base per Covid-19 sono aumentate del 76% rispetto alla settimana precedente.

L'epidemiologo Antoine Flahault parla di una ripresa osservata in Europa, Stati Uniti e Asia, simile a quella già registrata nello stesso periodo degli anni precedenti.Illustrazione grafica 3D del virus SARS-CoV-2 di colore blu su sfondo scuro

Il punto è distinguere quindi l'aumento della circolazione dal ritorno della pandemia nella forma conosciuta nel 2020-2021. Sono fenomeni epidemiologicamente molto diversi.

Varianti più trasmissibili, ma non necessariamente più severe

La parola "variante" continua a evocare scenari allarmanti, ma la classificazione scientifica racconta una situazione più sfumata.

L'ECDC precisa che, al 25 settembre, non risultano varianti SARS-CoV-2 che soddisfino i criteri per essere classificate come VOC, cioè varianti di preoccupazione. XFG e NB.1.8.1 rientrano invece tra le varianti sotto monitoraggio. Per entrambe, l'agenzia indica "no evidence" per un aumento della gravità. 

Questo non significa che il virus sia diventato irrilevante. Gli effetti dell'infezione restano, infatti, molto diversi a seconda della persona. Anziani, immunodepressi e altri soggetti vulnerabili continuano a essere quelli per cui un'infezione respiratoria può comportare conseguenze maggiori, come osservato anche dall'epidemiologo Flahault. 

Eppure, proprio questo elemento aiuta a interpretare correttamente i dati: più contagi non equivalgono automaticamente a più forme gravi.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

La sorveglianza resta dunque il principale indicatore da seguire. Non soltanto il numero dei test positivi, ma anche ricoveri, accessi ospedalieri, decessi e distribuzione delle varianti possono fornire un quadro più attendibile dell'impatto reale del virus.

A conti fatti, il Covid continua a comportarsi come un'infezione respiratoria capace di produrre nuove ondate stagionali. La differenza rispetto agli anni della pandemia sta soprattutto nel quadro immunitario della popolazione e negli strumenti oggi disponibili per diagnosi, prevenzione e trattamento.

Per l'autunno 2026, quindi, il dato da osservare non è semplicemente quanto aumenta il contagio, ma se alla crescita della circolazione virale seguirà un incremento significativo della pressione sugli ospedali e delle forme severe. È questa la soglia che può trasformare una ripresa dei casi in un problema sanitario di maggiore portata.

Fonti:

  • Ministero della Salute – Monitoraggio numero 333
  • WHO – WHO COVID-19 dashboard
  • ECDC – SARS-CoV-2 variants of concern as of 25 September 2026
  • SPF – Bulletin du réseau SOS Médecins du 23 septembre 2026
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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