Creatina e cancro: cosa mostra il nuovo studio UCLA

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 01 Agosto, 2026

dottoresse fanno scoperta scientifica

La creatina è conosciuta soprattutto come integratore usato nello sport, in particolare da chi pratica palestra o attività di forza. Il suo ruolo più noto riguarda l’energia muscolare: contribuisce a sostenere la disponibilità di ATP, la molecola che le cellule usano come fonte immediata di energia.

Una nuova ricerca della University of California, Los Angeles sposta però l’attenzione su un ambito molto diverso: il sistema immunitario e la risposta contro i tumori. Lo studio, pubblicato sulla rivista iScience, suggerisce che la creatina possa funzionare come una sorta di riserva energetica per alcune cellule immunitarie fondamentali, le cellule dendritiche.

Il punto non è che la creatina “curi” il cancro. Sarebbe una semplificazione sbagliata. Il dato interessante è più preciso: in modelli sperimentali, la creatina sembra aiutare alcune cellule del sistema immunitario a funzionare meglio dentro l’ambiente difficile del tumore.

Il ruolo delle cellule dendritiche

Le cellule dendritiche sono spesso descritte come cellule “istruttrici” del sistema immunitario. Il loro compito è riconoscere segnali sospetti, raccogliere frammenti del tumore e presentarli ai linfociti T, cioè le cellule che possono attaccare direttamente le cellule tumorali.

In altre parole, i linfociti T sono tra gli esecutori della risposta immunitaria, ma hanno bisogno di essere guidati. Le cellule dendritiche servono proprio a questo: aiutano il sistema immunitario a capire cosa colpire e come organizzare l’attacco.

Il problema è che l’ambiente tumorale può essere povero di nutrienti, infiammato e sfavorevole al lavoro delle cellule immunitarie. In queste condizioni, anche le cellule dendritiche possono indebolirsi o funzionare peggio. Ed è qui che, secondo il nuovo studio, la creatina potrebbe avere un ruolo.

Cosa hanno osservato i ricercatori

Il gruppo di ricerca ha iniziato analizzando tumori in modelli murini, cercando quali geni legati ai nutrienti fossero più attivi nelle cellule dendritiche presenti all’interno del tumore.

Un segnale si è distinto: il trasportatore della creatina, cioè la struttura che permette alle cellule di far entrare creatina, risultava molto più attivo nelle cellule dendritiche intratumorali rispetto a quelle presenti nei tessuti sani.

Quando i ricercatori hanno coltivato cellule dendritiche in laboratorio senza questo trasportatore, le cellule sono sopravvissute meno e hanno funzionato peggio nell’attivare i linfociti T contro il tumore. Di conseguenza, anche i linfociti T che dipendevano da quel supporto risultavano meno efficaci.

Questo passaggio è importante perché suggerisce che la creatina non agisca solo sui linfociti T, come già indicato da lavori precedenti, ma anche sull’infrastruttura immunitaria che li prepara e li indirizza.

L’esperimento nei modelli di melanoma

Per verificare il fenomeno nella direzione opposta, gli studiosi hanno aumentato la disponibilità di creatina in modelli murini di melanoma. In questi esperimenti, la supplementazione ha rallentato in modo significativo la crescita del tumore e ha aumentato numero e attività delle cellule dendritiche.

Secondo gli autori, questi risultati indicano un ruolo finora poco riconosciuto del metabolismo della creatina nella regolazione delle cellule dendritiche e nella risposta immunitaria antitumorale.

È un risultato coerente con l’idea che il sistema immunitario, per funzionare bene, abbia bisogno non solo di segnali corretti, ma anche di energia. Dentro un tumore, dove nutrienti e ossigeno possono essere limitati, questo aspetto può diventare decisivo.

Perché può interessare l’immunoterapia

Le immunoterapie oncologiche hanno cambiato il trattamento di alcuni tumori, ma non funzionano in tutti i pazienti. Secondo quanto riportato dagli autori, molte terapie che puntano ad attivare i linfociti T risultano efficaci solo in una quota dei pazienti, stimata intorno al 20-40%.

Per questo la ricerca cerca strategie capaci di rendere la risposta immunitaria più forte, più stabile o più adatta all’ambiente tumorale. La creatina, in questa prospettiva, potrebbe essere studiata come supporto metabolico: non per sostituire le terapie, ma eventualmente per affiancarle.

I ricercatori ipotizzano due possibili direzioni. La prima è valutare la creatina come integrazione nei pazienti già sottoposti a immunoterapia. La seconda riguarda i vaccini basati su cellule dendritiche: la creatina potrebbe essere usata per migliorare la qualità delle cellule prima che vengano somministrate. In altre parole, la creatina potrebbe rafforzare la “regia” della risposta immunitaria, non solo la fase di attacco.

Perché non bisogna correre agli integratori

Il punto più delicato è questo: lo studio non dimostra che assumere creatina migliori la risposta al cancro nelle persone. Per ora le evidenze arrivano da topi e da cellule umane coltivate in laboratorio, non da trial clinici su pazienti oncologici.

I ricercatori stessi invitano alla prudenza. I pazienti con tumore non dovrebbero assumere creatina, né altri integratori, senza parlarne con il medico. Anche quando una sostanza è facilmente disponibile e generalmente considerata sicura alle dosi raccomandate per molti adulti sani, il contesto oncologico è diverso.

Terapie in corso, funzione renale, stato nutrizionale, tipo di tumore, farmaci assunti e condizioni generali possono cambiare il profilo di rischio. Un integratore non è automaticamente innocuo solo perché si compra senza ricetta.

Cosa manca ancora

Il prossimo passaggio sarà quello più importante: gli studi clinici. Solo sperimentazioni condotte su persone potranno dire se la creatina, aggiunta a immunoterapie già in uso, migliori davvero la risposta, in quali tumori, con quali dosi e con quali eventuali effetti collaterali.

Servirà anche capire se il beneficio osservato nei modelli animali si ripete nell’uomo. Molte strategie promettenti in laboratorio non arrivano poi alla pratica clinica, oppure funzionano solo in gruppi specifici di pazienti.

Gli autori dovranno inoltre chiarire meglio come la creatina agisca nei diversi componenti del microambiente tumorale. Il tumore non è formato solo da cellule maligne e cellule immunitarie: è un ecosistema complesso, dove ogni intervento può avere effetti diversi a seconda del contesto.

Un possibile supporto, non una cura

La notizia va raccontata nel modo giusto. La creatina non emerge come una cura contro il cancro, ma come una possibile leva metabolica per sostenere alcune cellule immunitarie. La differenza è sostanziale.

Lo studio suggerisce che le cellule dendritiche usino la creatina per mantenere il proprio equilibrio energetico e funzionare meglio nel guidare la risposta dei linfociti T. In laboratorio e nei modelli murini, questo meccanismo ha rafforzato l’immunità antitumorale.

È un risultato interessante perché guarda alla risposta immunitaria nel suo insieme. Non solo ai linfociti che attaccano il tumore, ma anche alle cellule che li preparano, li attivano e li orientano.

Una strada promettente, ma ancora sperimentale

La forza dello studio è avere individuato un meccanismo biologico plausibile e misurabile. Il limite è che siamo ancora nella fase preclinica. Non esiste, al momento, una raccomandazione clinica che dica ai pazienti oncologici di assumere creatina per migliorare l’immunoterapia.

La ricerca, però, apre una pista concreta. Se i futuri trial confermeranno i risultati, la creatina potrebbe diventare uno strumento economico e accessibile da studiare in combinazione con alcune terapie oncologiche.

Per ora il messaggio più corretto è prudente: la creatina sembra fornire energia a cellule immunitarie importanti nella risposta contro il tumore, ma la prova sull’uomo deve ancora arrivare. In oncologia, soprattutto quando si parla di integratori, la distanza tra promessa biologica e uso sicuro nei pazienti va sempre rispettata.

Fonti

iScience - Creatine uptake promotes dendritic cell activation and enhances antitumor immunity

Ultimo aggiornamento – 28 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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