Disagio psicologico, una realtà ancora difficile da riconoscere

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 23 Gennaio, 2026

donna si dispera

In Italia la salute mentale continua a essere un tema complesso, attraversato da pregiudizi, semplificazioni e distinzioni culturali ancora radicate. A fotografare lo stato delle percezioni degli italiani è l’indagine Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia. 

I dati mostrano come, nonostante una crescente apertura verso il supporto professionale, lo stigma sociale resti un elemento centrale nel modo in cui vengono interpretati i disturbi psicologici.

Lo stigma che circonda i disturbi mentali

Secondo l’indagine, il 67,9% degli italiani ritiene che sulle malattie mentali gravi ancora un forte peso di vergogna e discriminazione. Una percezione che riguarda soprattutto i disturbi psichiatrici e che appare meno marcata per le patologie neurologiche, considerate stigmatizzate dal 44,9% del campione.

Lo stigma non viene percepito solo come un problema astratto, ma come una condizione concreta che incide sulla vita delle persone. Circa il 59% degli intervistati pensa infatti che chi soffre di problemi mentali viva ancora una situazione caratterizzata da isolamento sociale e marginalità. Un dato che evidenzia come il disagio psicologico venga spesso associato a una perdita di ruolo e di riconoscimento all’interno della società.

La definizione di salute mentale resta limitata

Quando si chiede agli italiani cosa significhi salute mentale a livello personale, emerge una visione prevalentemente riduttiva. Il 50,3% del campione la identifica con l’assenza di disagio psicologico, come ansia o depressione lieve, e con l’assenza di problemi emotivi che interferiscano con la quotidianità.

Questa interpretazione tende a escludere una concezione più ampia di benessere mentale e rende meno visibili le forme di sofferenza più complesse, contribuendo a rafforzare la difficoltà di riconoscere il disagio quando non si manifesta in modo evidente o invalidante.

Cresce la disponibilità a chiedere aiuto

Accanto alle resistenze culturali, l’indagine segnala però un cambiamento significativo nel rapporto con la cura. L’82,0% degli italiani dichiara che si rivolgerebbe, o si è già rivolto, a un professionista nel caso di un problema di salute mentale.

Questo dato indica una progressiva normalizzazione della richiesta di supporto, soprattutto per i disturbi percepiti come non gravi. La disponibilità a chiedere aiuto rappresenta un elemento chiave per la prevenzione e la presa in carico precoce, anche se non sembra ancora sufficiente a superare completamente lo stigma associato alle patologie psichiatriche più severe.


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Mente e cervello: una separazione culturale persistente

Un altro aspetto rilevante riguarda il modo in cui viene percepito il rapporto tra salute mentale e salute del cervello. Il 62,8% degli intervistati ritiene che le due dimensioni non coincidano e tende a distinguere nettamente le malattie neurologiche e del neurosviluppo da quelle psichiatriche

In questa prospettiva, tra le patologie considerate “del cervello” vengono citati soprattutto tumori cerebrali (42,8%) e demenze (40,7%), mentre tra i problemi di salute mentale prevalgono depressione (52,0%) e disturbi come paranoia e manie (34,5%).

Si tratta di una distinzione che riflette una percezione culturale ancora diffusa, ma poco allineata con l’approccio scientifico attuale, che riconosce una profonda interconnessione tra funzionamento cerebrale, fattori psicologici e contesto sociale. In questa chiave, la salute mentale e quella del cervello vengono sempre più considerate parti di un unico sistema, influenzato sia da elementi biologici sia dalle condizioni di vita e dalle relazioni.

Secondo Ketty Vaccaro, responsabile della ricerca biomedica e salute del Censis, questa visione emerge indirettamente anche dai fattori che gli italiani ritengono più rilevanti per promuovere il benessere. Tra questi vengono indicati stili di vita sani (64,5%), relazioni familiari e sociali positive (52,2%) ed equilibrio tra lavoro e vita privata (39,3%), insieme a determinanti ambientali e sociali come la qualità del contesto di vita (28,3%).

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una società in transizione: se da un lato il disagio psicologico resta difficile da riconoscere e accettare pienamente, dall’altro cresce la consapevolezza dell’importanza di prendersi cura della salute mentale come parte integrante della salute complessiva. Un cambiamento ancora parziale, ma centrale per ridurre stigma e disuguaglianze nell’accesso alla cura.

Fonti

Censis - Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani

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