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Il dolore pelvico cronico negli uomini: ecco come affrontarlo

Ultimo aggiornamento – 21 Novembre, 2014

La prostatite cronica non batterica, definita anche come “cistite interstiziale” dell’uomo, è una malattia in aumento perché viene oggi più facilmente diagnosticata e colpisce una fascia di età molto ampia, dai 18 ai 75 anni.

Questa malattia, caratterizzata da una costellazione di inspiegabili disturbi irritativi del basso apparato urinario, colpisce la prostata e la vescica ed è considerata una forma meno aggressiva della cistite interstiziale, tipica della donna. Il disturbo è causato da una infiammazione cronica senza presenza di batteri, quindi con urinocolture negative, e si manifesta con sintomi, come urgenza a urinare, frequenza minzionale elevata, e dolore localizzato alla prostata e alla vescica, che successivamente si estende all’ano, al sacro-coccige, ai testicoli e radice della coscia.

Il dolore pelvico cronico

Il dolore pelvico cronico rappresenta un disturbo invalidante a elevato impatto sulla qualità della vita, molto difficile da misurare o localizzare, e che necessita di un approccio diagnostico e terapeutico multidisciplinare. Lo stress non causa il dolore pelvico cronico e il paziente non è un malato immaginario, ma il dolore persistente e non riconosciuto causa stress, irritabilità e depressione.

Spesso la prostatite è associata a bruciore e disagio uretrale con sensazione di dolore puntorio e prurito all’uretra, che accentua il bisogno di urinare con frequenza. È spesso associata a disturbi intestinali come stitichezza, alvo irregolare e colon irritabile. Il getto urinario diventa debole e il paziente impiega più tempo per completare la minzione, a volte deve spingere con i muscoli addominali per aiutarsi o urinare in posizione seduta; il numero delle minzioni aumenta fino a 20 volte nella giornata e la notte anche ogni ora, con urgenza ed emissione di pochi quantitativi di urina.

Talvolta, si avverte la sensazione di non aver svuotato bene la vescica e si ha la presenza di un “peso” continuo sovrapubico che non risponde ai comuni trattamenti con antinfiammatori, antibiotici, antibatterici, analgesici o farmaci per curare l’ingrossamento della prostata.

Il dolore, chiamato “prostatodinia” è persistente di giorno e di notte, peggiora nella posizione seduta e può accompagnarsi a una spiacevole necessità di defecare spesso con scarsi risultati. Il sonno può essere compromesso dai continui risvegli. Può associarsi a dolori muscolari diffusi e affaticamento cronico.
La muscolatura del piano perineale appare contratta, dolente con spasmi frequenti.

A una visita rettale, la prostata appare di consistenza molle, lievemente dolente con “fastidio” irradiato all’uretra e bisogno impellente di urinare.
Anche la funzione erettile può soffrire per questo stato infiammatorio cronico e con il tempo può comparire un “deficit erettile” completo, associato a dolore durante l’eiaculazione, spesso precoce e scarsa.

La diagnosi della prostatite cronica non batterica

La diagnosi, come nella donna, è difficile e occorrono molti esami per escludere altre malattie con sintomi uguali; poiché il percorso diagnostico terapeutico richiede notevole esperienza, spesso i pazienti impiegano molti anni per ricevere cure adeguate.

Non solo, ma spesso vanno incontro a guai peggiori perché il disturbo viene considerato una normale “ipertrofia prostatica“, ossia un ingrossamento della prostata ostruente, e quindi trattato con terapia chirurgica di resezione della ghiandola. Il risultato è un peggioramento dei sintomi per la grave reazione infiammatoria provocata dall’intervento su una ghiandola già infiammata, con ridotta possibilità di guarigione nel tempo.

Il problema è che lo stato infiammatorio della prostata, in assenza di una infezione evidente con urinocolture positive o di esami identificativi, viene difficilmente riconosciuto e il paziente, senza una diagnosi precisa, può deprimersi anche gravemente perché non capito da medici e persino dai familiari. Così vaga ininterrottamente tra uno specialista e l’altro, curandosi con una infinità di farmaci inutili e aggravandosi nel tempo.

L’importante in questi casi è sapere che la diagnosi è possibile attraverso una serie di esami funzionali, ematochimici, urinari e radiologici che escludono la maggior parte delle malattie simili confondenti.

Come combattere il disturbo?

Anche la terapia è possibile una volta identificato il problema e si avvale di numerosi dispositivi di recente introduzione, tra cui il più importante è l’acido ialuronico per diversa somministrazione. Da evitare assolutamente antibiotici, sostanze acidificanti o irritanti. La dieta è importante, come pure l’associazione di probiotici intestinali.

Quindi niente interventi chirurgici, ma terapie mediche e riabilitative dei muscoli perineali per rilassarli e riabilitazione sessuale con valutazione dei disturbi del desiderio, laddove si sia instaurato un disturbo di erezione. Importante è poi il counselling, ossia il dialogo con il paziente attraverso sedute
psico-riabilitative per acquisire tutte le informazioni relative alla sua malattia, rassicurandolo che si possono ottenere ottimi risultati con l’educazione e l’istruzione ad autogestirsi i sintomi, evitando il panico.

A cura della dr.ssa Monica Sommariva, specializzata in urologia e responsabile della terapia oncologica vescicale effettuata con metodologia Synergo e della sezione dedicata al dolore pelvico cronico presso l’attività dipartimentale in Urologia e unità spinale dell’Ospedale Fornaroli di Milano.

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