Ecco perché alcuni cervelli riescono a "resistere" all'Alzheimer

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 02 Febbraio, 2026

Una signora anziana a casa in veranda legge un libro.

Esiste un gruppo di persone che, pur avendo un cervello biologicamente segnato dall'Alzheimer, non ne manifesta mai i sintomi.

Com'è possibile possedere le "cicatrici" della malattia e mantenere una mente lucida? Due nuovi studi sembrano aver individuato il segreto: ecco di cosa si tratta.

Il fattore Tau: diffusione vs abbondanza

Tradizionalmente, l'Alzheimer è associato a due colpevoli: le placche amiloidi e i grovigli di proteina tau.

La ricerca condotta da Henne Holstege dell’Amsterdam University Medical Center, però, su 190 cervelli (inclusi quelli di centenari cognitivamente integri) ha ribaltato alcune certezze:

  • l'amiloide è solo l'innesco: molti centenari sani mostrano livelli di placche amiloidi pari ai malati di Alzheimer. L'amiloide sembra preparare il terreno, ma non è la causa diretta del declino;
  • la Tau è il vero killer: il declino cognitivo esplode solo quando la proteina tau si accumula massicciamente;

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  • la scoperta chiave: negli individui "resilienti" la proteina tau si diffonde geograficamente nel cervello, ma non aumenta in quantità. In pratica, il cervello di queste persone riesce a contenere l'abbondanza della tau, impedendole di soffocare i neuroni. Su 3.500 proteine analizzate ben 670 sono legate alla tau (metabolismo, crescita e scarto), confermando che "tutto cambia nel cervello quando arriva la tau".

Le microglia: le "sentinelle" del cervello

Un secondo studio, guidato da Katherine Prater dell’Università di Washington, si è concentrato sulle microglia, le cellule immunitarie incaricate di "pulire" il cervello dai detriti e regolare l'infiammazione.

Analizzando il patrimonio genetico di queste cellule nella corteccia prefrontale, il team ha scoperto differenze sostanziali tra chi soccombe alla malattia e chi resiste:

  • microglia negli individui resilienti: mantengono un comportamento simile a quello dei cervelli sani. Il trasporto dell'RNA messaggero rimane attivo e costante, garantendo che le istruzioni per la sintesi proteica arrivino correttamente a destinazione. Inoltre, le loro microglia gestiscono il consumo energetico in modo efficiente, mantenendo bassi i livelli di infiammazione;
  • microglia nei pazienti colpiti da Alzheimer: il delicato equilibrio si spezza. Il trasporto delle istruzioni genetiche viene interrotto, danneggiando gravemente le cellule. Allo stesso tempo, le microglia iniziano a consumare una quantità eccessiva di energia; questo sforzo metabolico indica uno stato infiammatorio cronico che finisce per distruggere le connessioni tra i neuroni anziché proteggerle.

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Dunque, i soggetti resilienti possiedono microglia che continuano a funzionare correttamente, trasportando le istruzioni genetiche (RNA) necessarie alla sintesi proteica e mantenendo bassi i livelli di infiammazione; al contrario, nell'Alzheimer conclamato, queste cellule "impazziscono", consumando troppa energia e accelerando la morte dei neuroni.

Verso nuove terapie

Gli studi suggeriscono una nuova direzione per la medicina: non basta più cercare di eliminare le placche amiloidi.

La vera sfida è imitare la biologia dei resilienti, imparando a:

  • impedire alla proteina tau di accumularsi (anche se si diffonde);

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  • mantenere le microglia efficienti e non infiammatorie.

Capire come il cervello mitiga il carico della proteina tau potrebbe trasformare l'Alzheimer da una condanna inevitabile a una condizione gestibile.

Fonti:

  • medRxiv - Cognitively Healthy Centenarian Brains resist Tau Accumulation and exhibit lower APOE, early proteasome response and maintained β-oxidation;
  • Nature Aging - Human microglia show unique transcriptional changes in Alzheimer’s disease;
  • Journal of Cell Biolology - Microglia in Alzheimer’s disease
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