Eldest Daughter Syndrome: il fardello di essere la primogenita

Arianna Bordi | Editor

Ultimo aggiornamento – 13 Maggio, 2024

Due sorelle: primogenita e secondogenita

La narrazione intorno alla “Eldest Daughter Syndrome” ha iniziato a diffondersi sui social, con meme, post informativi, video per ironizzare sul proprio contesto familiare, unendo tantissime donne riguardo un'esperienza comune: quella di essere la figlia maggiore.

Vediamo di cosa si tratta nello specifico e quali accorgimenti prendere per arginarla.

Essere la figlia maggiore: un peso invisibile

Questa condizione comporta il sentirsi responsabile per i propri fratelli o sorelle, verso i quali si sviluppa, complice l’eccessiva responsabilizzazione da parte dei genitori, un atteggiamento materno che non permette di viversi appieno quelle fasi della vita in cui si dovrebbe essere spensierati.

Secondo la dottoressa Julia Rohrer, psicologa della personalità presso l'Istituto di psicologia Wilhelm Wundt dell'Università di Lipsia in Germania, i fratelli e le sorelle maggiori spesso si assumono maggiori responsabilità semplicemente in virtù della loro età.

Tuttavia, le donne in particolare, si ritrovano spesso ad affrontare pressioni e carichi di lavoro iniqui, a causa di una persistente divisione del lavoro basata sul genere.

"In molte famiglie, le donne finiscono per svolgere la maggior parte dei lavori domestici e di cura," ha affermato la dottoressa Rohrer. "Se si combinano queste due cose, è probabile che, almeno in alcune famiglie, la figlia maggiore si ritrovi con più responsabilità di tutti gli altri figli."

Analogamente alla "sindrome del figlio di mezzo", la "sindrome della figlia maggiore" non è una diagnosi psichiatrica ufficiale: si tratta piuttosto di un sottoinsieme della "teoria dell'ordine di nascita", elaborata dallo psicologo Alfred Adler negli anni '20, che ipotizza che la posizione di un individuo all'interno della famiglia (primogenito, secondogenito, ultimogenito o figlio unico) possa influenzare la sua personalità e il suo sviluppo.

Secondo la teoria alderiana, infatti, il primogenito generalmente deve affrontare aspettative elevate da parte dei genitori e si assume molte responsabilità.

Inoltre, con l'arrivo dei fratelli più piccoli, perde l’attenzione totale da parte dei genitori, cercando in seguito, inconsciamente, di riconquistarla conformandosi alle loro aspettative.

La Eldest Daughter Syndrome descrive una versione specifica di questo fenomeno, applicata alle primogenite, e può svilupparsi quando "le madri sono sopraffatte e in difficoltà nel gestire le responsabilità da sole", afferma Sabrina Romanoff, PsyD, psicologa clinica e professoressa alla Yeshiva University.

In queste situazioni le mamme potrebbero, dunque, delegare compiti alle figlie, oppure le figlie stesse potrebbero percepire lo stress materno e sentirsi obbligate ad aiutare con le faccende domestiche o di cura.

Al contrario, “i figli maschi sono generalmente incoraggiati a essere indipendenti e a perseguire hobby, relazioni e ambizioni lavorative personali”, ha aggiunto la dottoressa Romanoff.

Ci sono alcuni tratti caratteriali e psicologici ricorrenti nelle donne che si sentono parte di questo fenomeno:

  • senso di responsabilità accentuato: tendono ad assumersi molte responsabilità sia all'interno della famiglia che in altri contesti;
  • bisogno di approvazione: cercano di soddisfare le aspettative dei genitori e degli altri, spesso a scapito dei propri bisogni e desideri;
  • perfezionismo: si pongono standard elevati e hanno la tendenza a essere molto critiche verso sé stesse;
  • difficoltà a chiedere aiuto: possono avere difficoltà a chiedere aiuto o a delegare compiti, per paura di deludere o di essere di peso;
  • senso di colpa: possono sentirsi in colpa se non riescono a soddisfare tutte le aspettative o se si concedono del tempo per loro stesse.

La sindrome della figlia maggiore: mito o realtà?

Nonostante la popolarità online della sindrome della figlia maggiore, la comunità scientifica non è convinta della sua validità.

Se è vero che alcuni studi hanno trovato collegamenti tra il ruolo di un individuo nella famiglia e aspetti come il livello di istruzione, il QI e la propensione al rischio finanziario, questi risultati non sono considerati sufficientemente attendibili.

Molti di questi studi, infatti, secondo Rodica Damian, professoressa associata e presidentessa del Dipartimento di Psicologia sociale presso l'Università di Houston, si basano su un'analisi in un singolo momento nel tempo, non considerando l'evoluzione della personalità nel corso della vita; non sono sufficientemente rappresentativi della popolazione generale, limitando la portata delle conclusioni, e non tengono sempre conto di altri elementi che avrebbero potuto influenzare i risultati, come lo status socio-economico o il livello di istruzione dei genitori.

Uno studio del 2015 su oltre 20.000 persone in tre paesi (UK, Germania e Stati Uniti) non ha rilevato alcun legame significativo tra ordine di nascita e tratti della personalità. Le figlie maggiori, tuttavia, mostravano un leggero vantaggio in termini di QI.

Un altro studio dello stesso anno, invece, di Damian, condotto su oltre 370.000 studenti americani, ha evidenziato lievi differenze in personalità e intelligenza tra primogeniti e fratelli successivi. Tuttavia, tali differenze erano così minime da non essere considerate rilevanti.

Damian sottolinea che alcune pratiche culturali, come la primogenitura (il diritto del primogenito di ereditare proprietà o aziende), potrebbero influenzare le dinamiche familiari e i ruoli di fratelli e sorelle, innescando a loro volta differenze comportamentali.

Dunque, sebbene l'ordine di nascita non determini la personalità di un individuo, le aspettative sociali potrebbero in parte spiegare alcuni dei "sintomi" associati alla sindrome della figlia maggiore.

Sara Stanizai, terapista matrimoniale e familiare autorizzata a Long Beach, in California, figlia maggiore in una famiglia afghano-americana, conduce un gruppo virtuale settimanale in cui le partecipanti esplorano l'influenza dell'ordine di nascita sulle loro relazioni romantiche, amicizie e carriere.

Indipendentemente dall'esistenza di prove scientifiche che collegano l'ordine di nascita ai tratti della personalità, la terapeuta ritiene che per molti dei suoi clienti sia utile riflettere su questo aspetto e su come abbia influenzato la loro dinamica familiare, in particolare se si sentivano gravati da aspettative specifiche.

"Penso che le persone cerchino semplicemente di dare un senso a sé stesse e alle loro esperienze," ha affermato Stanizai. "Oroscopo, ordine di nascita, stili di attaccamento sono solo alcuni esempi di questo bisogno di categorizzare e comprendere le proprie esperienze”.

In sintesi, la sindrome della figlia maggiore rimane un concetto controverso, senza attestazioni scientifiche definitive, è, però, ormai, dimostrato che le aspettative sociali e le esperienze personali possono giocare un ruolo decisamente significativo nel plasmare il comportamento e le difficoltà delle persone.

Ecco come uscire dallo schema grazie ad alcuni consigli utili

Avigail Lev, psicologa clinica e mediatrice familiare, sostiene che la chiave per affrontare le dinamiche legate all'essere la figlia maggiore risiede nel lasciare andare il bisogno di dimostrare qualcosa alla propria famiglia, accettando il proprio ruolo senza cercare di stravolgerlo a tutti i costi. 

Questo non significa rassegnarsi o subire ingiustizie, ma piuttosto sviluppare una maggiore consapevolezza di sé rispetto al contesto familiare. 

Ecco alcune strategie consigliate, in generale, dagli esperti:

Reinventare il rapporto con la famiglia

Patrice Le Goy, dottoranda, psicologa e terapista matrimoniale e familiare, suggerisce di iniziare a "lasciare che i fratelli commettano errori e riconoscere che questo è il modo in cui le persone crescono".

È importante anche prendere coscienza  dei momenti in cui ci si è sentite sopraffatte e trascurate, pur rispettando i sacrifici dei genitori. 

Può essere difficile far co-esistere queste due verità, ma è un passo importante per ridefinire il proprio ruolo all'interno della famiglia.

Acquisire l'abilità assertiva e delineare dei confini personali ben strutturati

Secondo Benu Lahiry, terapeuta matrimoniale e familiare, nonché direttrice clinica di una piattaforma per terapia di coppia e consulenza prematrimoniale, un altro aspetto fondamentale della guarigione è imparare a stabilire dei limiti e a disimparare il perfezionismo

Potrebbe essere utile ripensare il modo in cui si dividono le responsabilità con i propri cari, come la cura dei figli o la gestione delle finanze.

Trovare supporto al di fuori del contesto familiare

Lahiry suggerisce, inoltre, di concentrarsi sulla gestione delle emozioni, prendendo in considerazione la possibilità di rivolgersi a gruppi di supporto o di intraprendere terapie psicologiche individuali.

In questi contesti si possono imparare tecniche per acquisire consapevolezza e operare in maniera concreta cambiamenti nello stile di vita per affrontare al meglio l'ansia e altri disagi emotivi.

Dare priorità alle proprie esigenze e praticare l’auto-cura

Romanoff sottolinea che, quando si impara a dare priorità ai propri bisogni, è più probabile si riesca a essere più autentiche nei rapporti interpersonali. 

Ciò potrebbe significare imparare a essere vulnerabile e a condividere le difficoltà attraverso la scrittura di un diario, appoggiarsi alla propria rete di supporto oppure imparare a concedersi un'ora di tempo ininterrotto per sé ogni giorno.

Lev suggerisce anche di integrare nella propria routine pratiche di meditazione come: mindful compassion, o compassione consapevole, ossia la capacità di prestare attenzione al momento presente senza giudizio, con cura e preoccupazione per la sofferenza degli altri (e di se stessi), e la gentilezza amorevole, conosciuta anche come Metta Bhavana, una tecnica meditativa con radici buddiste che mira a coltivare sentimenti di compassione, gentilezza e amore incondizionato verso se stessi e gli altri. 

Questi strumenti, infatti, possono rivelarsi estremamente efficaci per imparare a concedersi quella gentilezza verso se stesse che potrebbe non esserci mai stata da bambine. 

Arianna Bordi | Editor
Scritto da Arianna Bordi | Editor

Dopo la laurea in Letteratura e Lingue straniere, durante il mio percorso di laurea magistrale mi sono specializzata in Editoria e Comunicazione visiva e digitale. Ho frequentato corsi relativi al giornalismo, alla traduzione, alla scrittura per il web, al copywriting e all'editing di testi.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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