Endometriosi e gap di genere: una disuguaglianza che invalida ancora il dolore delle donne

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Arianna Bordi
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Data articolo – 28 Marzo, 2026

Un giovane medico latino, felice e ottimista, incontra la paziente dopo la visita, le tocca le mani in un gesto di sostegno, le comunica buone notizie dal referto medico, sorridendo.

L'endometriosi è una patologia cronica che colpisce circa 1 donna su 10 (quasi 190 milioni di persone nel mondo) che fa emergere un fallimento sistemico.

Nonostante la sua prevalenza globale, infatti, è una malattia che rappresenta oggi un caso studio del gender health gap, rivelando come bias culturali, clinici e istituzionali condizionino ancora profondamente l'accesso alle cure.

La normalizzazione del dolore: un pregiudizio clinico

L'endometriosi è una patologia sistemica che può coinvolgere non solo l'apparato riproduttivo, ma anche il sistema urinario (vescica, ureteri) e intestinale (retto-sigma).

La ricerca attuale si sta focalizzando sull'asse microbiota-endometriosi, suggerendo che alterazioni immunologiche profonde siano alla base della persistenza della malattia anche dopo l'escissione chirurgica delle lesioni.

Secondo il Gender Pain Gap Index Report del 2024, il 62% delle donne dichiara di sentirsi ignorato o sminuito dai professionisti sanitari quando descrive i propri sintomi:

  • il bias del dolore: studi recenti confermano che i medici tendono a prendere meno sul serio il dolore riportato dalle pazienti rispetto a quello dei pazienti maschi;
  • ritardo diagnostico: il pregiudizio si traduce in un'attesa media per la diagnosi che raggiunge i 10 anni. Un decennio di nomadismo diagnostico guidato dalla "normalizzazione" dei sintomi: se fa male, dicono, "è solo il ciclo".

Sottofinanziamento e marginalizzazione della ricerca

Il divario di genere non è solo nell'ambulatorio del medico, ma anche nei laboratori e nelle agende politiche.

L'endometriosi soffre di uno squilibrio strutturale nelle priorità sanitarie:

  • pochi fondi, poche soluzioni: un'analisi evidenzia come l'endometriosi sia drasticamente sottofinanziata rispetto a patologie con prevalenza e impatto socio-economico simili, ma che colpiscono prevalentemente uomini o sono considerate "neutre";
  • bias nei trial: il rapporto OECD 2025 sottolinea come le differenze di genere siano spesso ignorate nella progettazione dei trial clinici e nelle linee guida, portando a una medicina "maschio-centrica" applicata a corpi femminili;
  • focus limitato: la ricerca si concentra quasi esclusivamente sull'età riproduttiva, trascurando le donne più anziane o in post-menopausa, lasciandole prive di percorsi terapeutici adeguati.

Una crisi politica globale

Nonostante l'impatto devastante sulla produttività e sulla qualità della vita (con un picco di incidenza tra i 20 e i 24 anni), la risposta istituzionale rimane frammentata.

Una revisione di The Lancet denuncia una mancanza globale di politiche dedicate: solo pochissimi Paesi hanno adottato strategie nazionali strutturate per affrontare l'endometriosi.


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Inoltre, a tendenza culturale alla minimizzazione dei sintomi rappresenta un problema sociale: lo stigma che circonda la malattia contribuisce, infatti, all'isolamento della paziente e a un significativo peggioramento della sua salute psichica.

La situazione in Italia

Un cambiamento nel panorama sanitario italiano è arrivata lo scorso autunno, a ottobre: con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, l'endometriosi è ufficialmente entrata a far parte del nuovo Piano Nazionale Cronicità

Si tratta di una promessa di attenzione che mette al centro il cosiddetto "Patto di cura" e l'idea è quella di una gestione condivisa, dove il paziente e chi gli sta accanto (il caregiver) diventano protagonisti attivi del percorso, dalle scelte sugli stili di vita alla gestione quotidiana dei sintomi.

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Il Piano prevede la creazione di centri di riferimento regionali altamente specializzati, pensati per accompagnare le donne dalla diagnosi fino al trattamento a lungo termine.

Un modello di riferimento in questo senso è il neonato “Centro Donna” in Emilia-Romagna, dove la cura non è affidata al singolo specialista, ma a un team affiatato di ginecologi, psicologi e nutrizionisti.

Fonti:

  • OECD (2025) - Gender Equality in a Changing World: Taking Stock and Moving Forward;
  • npj Women's Health - Understanding endometriosis underfunding and its detrimental impact on awareness and research;
  • Springer Nature - Endometriosis in later life: an intersectional analysis from the perspective of epistemic injustice
  • The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women's Health - Endometriosis policy and delivery systems: a comprehensive global scoping review
  • PLos One - Global, regional, and national burden of endometriosis among women of reproductive age, 1990–2021: Insights from the global burden of disease study 2021;
  • Nurofen - Gender pain gap index report year 3;
  • BJOG: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology - Time to Diagnose Endometriosis: Current Status, Challenges and Regional Characteristics—A Systematic Literature Review;
  • Sage Journals - Disparities in women’s health and clinical considerations from a translational science perspective: A narrative review and framework for future directions
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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