Nel panorama dell'oncologia mondiale si sta aprendo una nuova strada per il trattamento del tumore gastrico avanzato, una patologia che ogni anno colpisce oltre 14.000 persone solo in Italia.
Nonostante sia il quinto tumore più diffuso al mondo, la sua diagnosi arriva spesso in una fase troppo avanzata, rendendo le cure tradizionali una sfida in salita.
Fino ad oggi i maggiori successi terapeutici erano stati ottenuti nei casi cosiddetti HER-2 positivi (circa il 15-20% dei pazienti), grazie a farmaci mirati come il trastuzumab; per la maggioranza dei pazienti, però, quelli HER-2 negativi, i progressi sono stati più lenti.
La svolta nell’approccio terapeutico
Lo studio internazionale ILUSTRO, che ha visto l'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) come protagonista decisivo insieme a centri in Asia e USA, ha dimostrato per la prima volta l'efficacia di una combinazione inedita.
Non più solo chemioterapia, ma un attacco diversificato:
- chemioterapia standard: la base del trattamento;
- immunoterapia: per riattivare le difese del corpo;
- terapia a bersaglio molecolare: con il farmaco zolbetuximab.
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Per capire perché la combinazione funzioni, bisogna guardare da vicino due proteine:
- Claudina: in uno stomaco sano serve a tenere unite le cellule. Nel tumore, pur perdendo la sua funzione organizzativa, resta presente sulle cellule malate, diventando un "bersaglio" perfetto per gli anticorpi come lo zolbetuximab;
- PD-L1: è una sorta di "freno" che il tumore usa per bloccare il sistema immunitario. L'immunoterapia agisce togliendo questo freno, permettendo alle nostre difese di tornare all'attacco.
Un profilo di sicurezza gestibile
Un dubbio comune davanti a una terapia a tre farmaci riguarda la tollerabilità. Lo studio ha confermato che il profilo di sicurezza è in linea con quanto già noto per i singoli agenti:
- nausea e vomito: molto comuni ma generalmente lievi. L'esperienza suggerisce che una profilassi antiemetica robusta (con tre o più classi di farmaci) e il controllo della velocità di infusione siano la chiave per gestire questi effetti nei primi cicli;
- neuropatia: osservata nel 45,5% dei casi, è legata principalmente all'uso prolungato dell'oxaliplatino (chemioterapia) e può essere gestita modulando i dosaggi;
- immunoterapia: l'aggiunta di nivolumab non ha introdotto nuovi segnali di allarme né ha aumentato le tossicità gastrointestinali tipiche dello zolbetuximab.
Nonostante i limiti fisiologici di questa fase dello studio (campione ridotto, assenza di un gruppo di controllo e dati di sopravvivenza globale ancora "giovani"), il segnale è estremamente positivo.
ILUSTRO ha gettato le basi per lo studio internazionale di Fase 3 LUCERNA, attualmente in corso: se i risultati verranno confermati su larga scala, la "terapia tripla" guidata dai biomarcatori diventerà lo standard di riferimento per offrire una speranza concreta e duratura ai pazienti con adenocarcinoma gastrico avanzato.
Ricerca e accesso alle cure
Sebbene i risultati siano promettenti, la strada burocratica è ancora in divenire: come sottolineano gli oncologi dello IEO Chiara Cella e Lorenzo Gervaso, in Italia al momento il Servizio Sanitario rimborsa l'immunoterapia con chemio, ma non ancora lo zolbetuximab.
Ciò significa che, ad oggi, partecipare agli studi clinici presso centri d'eccellenza come lo IEO rappresenta l'unica reale opportunità per i pazienti di accedere in anteprima a questa triplice terapia innovativa.
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Inoltre, l'esperienza acquisita dai medici nella gestione di questi farmaci complessi e la stretta collaborazione con i patologi stanno permettendo di estendere la ricerca sulla Claudina anche ad altri tumori dell'apparato digerente.
Fonti:
Nature Medicine - First-line zolbetuximab plus mFOLFOX6 and nivolumab in unresectable CLDN18.2-positive gastric or gastroesophageal junction adenocarcinoma: a phase 2 trial