Negli ultimi anni il microbioma è diventato uno dei protagonisti della ricerca sulla salute metabolica – finora, però, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sull’intestino.
Un nuovo studio apre, invece, una prospettiva diversa: anche il microbioma della bocca potrebbe avere un ruolo chiave nei meccanismi legati all’obesità.
La ricerca in questione utilizza un approccio integrato e avanzato, capace di collegare la composizione dei batteri orali ai metaboliti presenti nel cavo orale, offrendo una lettura più profonda dei processi biologici in gioco.
Ecco cosa è emerso.
Perché studiare il microbioma orale
La bocca non è solo l’inizio del tratto digerente, è un ecosistema complesso, popolato da centinaia di specie microbiche che interagiscono costantemente con il metabolismo umano, il sistema immunitario e i processi infiammatori.
Alterazioni del microbioma orale sono già state associate a:
- diabete di tipo 2;
- malattie cardiovascolari;
- infiammazione sistemica cronica.
L’obesità, considerata oggi una condizione infiammatoria a bassa intensità ma persistente, rappresenta quindi un terreno ideale per esplorare queste connessioni.
I ricercatori hanno condotto un’analisi multi-omica integrata, un approccio biologico avanzato che integra simultaneamente dati provenienti da diverse discipline "omiche" (genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica, ecc.) sullo stesso campione biologico.
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Il team ha, dunque, combinato il sequenziamento del microbioma orale ad un’analisi metabolomica della saliva.
Il campione comprendeva oltre 600 adulti, selezionati all’interno di una popolazione ben caratterizzata. I soggetti con obesità sono stati confrontati con individui normopeso accuratamente abbinati per età e sesso, riducendo al minimo i fattori confondenti.
Questo approccio consente di andare oltre la semplice descrizione dei batteri presenti, mettendo in relazione chi c’è con cosa produce dal punto di vista metabolico.
Microbioma orale: cosa cambia nelle persone con obesità
Uno dei risultati più solidi dello studio riguarda la riduzione della diversità microbica orale nelle persone con obesità. In termini semplici, il microbioma appare meno vario e più sbilanciato.
In particolare, nei soggetti obesi è stata osservata una maggiore abbondanza di batteri:
- associati a processi pro-infiammatori;
- coinvolti nella produzione di lattato;
- legati a un metabolismo più orientato ai carboidrati.
Questa composizione suggerisce un ambiente orale meno equilibrato, potenzialmente in grado di contribuire a uno stato infiammatorio cronico.
L’analisi metabolomica ha rivelato che nelle persone con obesità risultano aumentati diversi metaboliti coinvolti in:
- metabolismo energetico;
- utilizzo dei carboidrati;
- regolazione dell’infiammazione.
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Tra questi compaiono molecole come il lattato e derivati di amminoacidi e nucleotidi, spesso associati a stress metabolico.
Al contrario, alcuni percorsi metabolici risultano meno attivi, in particolare quelli legati alla sintesi di:
- vitamine del gruppo B;
- eme.
Queste vie sono fondamentali per il corretto funzionamento cellulare e per il metabolismo energetico, e la loro riduzione potrebbe riflettere uno stato di adattamento sfavorevole.
Il legame con il rischio cardiometabolico
Un elemento centrale dello studio è la correlazione tra microbioma, metaboliti e marker di rischio cardiometabolico: i ricercatori hanno osservato che specifiche firme microbiche e metaboliche si associano a parametri clinici tipicamente alterati nell’obesità.
Questo non significa che i batteri orali “causino” direttamente l’obesità, ma suggerisce che:
- il microbioma orale potrebbe partecipare ai meccanismi fisiopatologici;
- le sue alterazioni potrebbero riflettere o amplificare uno stato metabolico compromesso.
Il valore dello studio non sta solo nei risultati, ma nel cambio di prospettiva che propone.
- supera il focus esclusivo sull’intestino: dimostra che il microbioma orale è un attore biologicamente rilevante, non un semplice spettatore;
- integra dati biologici diversi: l’approccio utilizzato permette di collegare batteri e funzioni metaboliche reali, riducendo il rischio di interpretazioni superficiali;
- apre la strada a nuovi biomarcatori: la saliva è facile da raccogliere e potrebbe diventare uno strumento utile per monitorare il rischio metabolico in modo non invasivo.
Come ogni studio osservazionale, però, anche questo presenta limiti chiari:
- non dimostra un rapporto di causa-effetto;
- i risultati vanno confermati in popolazioni diverse per dieta, stile di vita e background genetico.
Tuttavia, la coerenza dei dati e la solidità metodologica rendono le conclusioni credibili e stimolanti.
In futuro, sarà interessante capire se interventi su dieta, igiene orale o stile di vita possano modificare queste firme microbiche e metaboliche, contribuendo a migliorare la salute metabolica complessiva.
Questo studio rafforza un concetto sempre più chiaro nella ricerca moderna: l’obesità è una condizione sistemica, che coinvolge ecosistemi biologici complessi e interconnessi. Il microbioma orale emerge come una nuova tessera del puzzle, capace di fornire informazioni preziose sullo stato metabolico dell’organismo.
Fonti:
Science Direct – Integrative multi-omics analysis reveals oral microbiome-metabolome signatures of obesity