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Sangue Rh positivo, Rh negativo: le caratteristiche del gruppo sanguigno

Ultimo aggiornamento – 28 giugno, 2017

Sangue fattore rh positivo e rh negativo: tutte le caratteristiche

Il sistema del gruppo sanguigno Rh classifica i gruppi sanguigni secondo la presenza o l’assenza dell’antigene Rh, spesso chiamato fattore Rh, sulle membrane cellulari dei globuli rossi o eritrociti.

La sua presenza è determinata per via genetica e sarà pertanto ereditata dal papà o dalla mamma. Inoltre, il fattore Rh è molto importante non solo per quanto riguarda le trasfusioni, in grado di scatenare una reazione di rigetto nel corpo, ma perché si pone anche come un potenziale pericolo per il nascituro, nel caso in mamma e bambino presentino un Rh differente.

Vediamo nel dettaglio tutte le caratteristiche dell’antigene Rh.

L’origine del fattore Rh

Il fattore Rh prende il nome dall’utilizzo del sangue delle scimmie Rhesus negli esami per determinare la presenza dell’antigene Rh nel sangue umano.

Il sistema del gruppo sanguigno Rh è stato scoperto nel 1940 da Karl Landsteiner e A. S. Weiner. Da allora sono stati identificati svariati tipi di antigene Rh, ma il primo e il più comune, chiamato RhD, è il principale responsabile della reazione immunitaria più grave ed è inoltre il fattore determinante del tratto Rh.

Fattore Rh: gravidanza, trasfusioni e compatibilità

L’antigene Rh rappresenta un grave rischio per un soggetto Rh negativo – che non presenta l’antigene – soprattutto se gli viene effettuata una trasfusione di sangue Rh positivo.

Gli eventi avversi potrebbero non insorgere subito dopo la prima trasfusione errata, ma il sistema immunitario risponde all’antigene producendo gli anticorpi. Se il sangue Rh positivo viene dato nuovamente dopo la formazione degli anticorpi, questi attaccheranno i globuli rossi estranei, causandone l’aggregazione o l’agglutinazione. In seguito si andrà in contro ad emolisi, ossia alla distruzione dei globuli rossi, provocando un peggioramento dello stato di salute e alle volte anche la morte.

Un rischio simile potrebbe presentarsi durante la gravidanza, quando il feto è Rh positivo e la madre Rh negativo, con papà Rh positivo. Il primogenito della coppia, in genere, non presenta nessun rischio a meno che la madre non abbia sviluppato gli anticorpi per l’antigene Rh in seguito ad una trasfusione errata.

Se la madre è Rh negativo, è necessario fare un esame del sangue o un controllo degli anticorpi, durante il primo trimestre di gravidanza e di nuovo durante la 28esima settimana.

Inoltre, durante il parto una piccola quantità di sangue del feto potrebbe entrare in contatto con il sangue della madre, scatenando la produzione di anticorpi all’antigene Rh che potrebbero attaccare i futuri feti Rh positivi, passando attraverso la placenta.

Questo processo produce eritroblastosi fetale, o malattia emolitica del neonato, che può risultare anche fatale per il feto o per il neonato. Il trattamento per l’eritroblastosi fetale in genere prevede diverse trasfusioni.

L’insorgenza della malattia può essere evitata vaccinando la madre per le immunoglobuline Rh dopo la nascita del primo figlio in caso di incompatibilità Rh. Il vaccino, infatti, distrugge ogni globulo del feto prima che il sistema immunitario della madre possa sviluppare anticorpi.

Tale vaccino deve essere somministrato in seguito a ogni situazione in cui possa essere avvenuto scambio di sangue tra madre e bambino, come:

  • Aborto spontaneo
  • Gravidanza ectopica, ossia quando l’ovulo fertilizzato si impianta fuori dall’utero, solitamente nelle tube di falloppio
  • Mola idatiforme, un tumore benigno che si sviluppa nell’utero
  • Amniocentesi, esame prenatale che prevede il prelievo del campione del fluido che circonda e protegge il bambino nell’utero, detto liquido amniotico, per test ed eventuali trattamenti
  • Villocentesi, test prenatale che prevede il prelievo dei villi coriali
  • Sanguinamento durante la gravidanza
  • Contusione all’addome durante la gravidanza,
  • Rotazione del bambino in posizione podalica, prima del parto
  • Prelievo del campione di sangue fetale

Se l’esame degli anticorpi mostra che la madre sta già producendo, appunto, gli anticorpi, l’iniezione di immunoglobuline Rh non servirà. Il bambino verrà tenuto sotto stretto controllo e se necessario sarà sottoposto a trasfusione sanguigna attraverso il cordone ombelicale durante la gravidanza o subito dopo il parto.

E tu eri a conoscenza dei rischi derivanti dall’antigene Rh? Se sei in gravidanza, hai fatto il test per gli anticorpi? Se stai pensando di avere un figlio, conosci il gruppo sanguigno del tuo compagno? Raccontati la tua esperienza!

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