L’obesità è riconosciuta come una malattia cronica complessa, legata, oltre che all’aumento di peso, anche a profonde alterazioni biologiche del tessuto adiposo.
La domanda che la ricerca scientifica si pone da tempo è se questi cambiamenti siano permanenti o possano essere invertiti.
Una prima risposta giunge ora da uno studio pubblicato su Nature Metabolism. Si tratta di uno studio condotto dalla University of Southern Denmark, che indaga se una perdita di peso significativa possa rendere il tessuto adiposo simile a quello delle persone normopeso.
Vediamo nel dettaglio cosa dice lo studio sulla reversibilità degli effetti dell’obesità.
Obesità: i rischi del tessuto adiposo
Nel linguaggio scientifico, l’obesità non incarna un mero accumulo di grasso, ma una condizione di adiposopatia. Cosa significa? Il tessuto adiposo diventa infiammato, ricco di cellule immunitarie e meno sensibile all’insulina.
Questo stato favorisce lo sviluppo di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e altre complicanze metaboliche.
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Dimagrire riduce il grasso corporeo, ma finora non era chiaro se fosse sufficiente anche a normalizzare la “qualità” biologica del tessuto adiposo.
Il tessuto adiposo “malato” dell’obesità, dunque, può tornare biologicamente sano dopo il dimagrimento? Vediamo cosa dice l'ultima ricerca.
Gli effetti dell'obesità sono reversibili? Lo studio
I ricercatori danesi hanno seguito nel tempo persone con obesità sottoposte a chirurgia bariatrica, analizzando campioni di tessuto adiposo sottocutaneo in tre momenti distinti:
- prima di qualsiasi intervento;
- dopo una perdita di peso moderata (circa 5–10%) ottenuta con dieta ipocalorica;
- due anni dopo l’intervento chirurgico, con una perdita di peso importante (20–45%).
Il tessuto è stato studiato in modo approfondito, valutando composizione cellulare, infiammazione, attività genica e vascolarizzazione, grazie a tecniche avanzate di analisi a singola cellula.
I risultati: cosa succede al tessuto adiposo dopo un forte dimagrimento
I risultati mostrano che, dopo una perdita di peso marcata e mantenuta nel tempo, il tessuto adiposo cambia radicalmente.
Vediamo cosa é stato dimostrato in particolare:
- diminuisce drasticamente il numero di cellule immunitarie pro-infiammatorie;
- si riduce l’infiammazione cronica;
- l’espressione genica diventa simile a quella osservata nei soggetti normopeso;
- aumenta la presenza di vasi sanguigni, migliorando l’apporto di ossigeno e nutrienti;
- migliora la sensibilità all’insulina.
In altre parole, il tessuto adiposo non è solo “più piccolo”, ma biologicamente più sano.
Un dato interessante riguarda la perdita di peso modesta. Dopo un calo del 5–10%, l’infiammazione non risulta ancora ridotta in modo evidente. Tuttavia, lo studio osserva un aumento dei precursori delle cellule adipose e l’attivazione di geni che favoriscono la formazione di nuove cellule di grasso più funzionali.
Questo meccanismo potrebbe spiegare perché anche dimagrimenti limitati migliorano l’insulino-resistenza, pur senza spegnere subito l’infiammazione: il tessuto adiposo inizia a “rinnovarsi” dall’interno.
Uno dei messaggi più forti dello studio è che il tessuto adiposo non conserva in modo permanente la memoria dell’obesità. Se la perdita di peso è significativa e stabile, molte alterazioni considerate croniche possono invece normalizzarsi.
Dal punto di vista clinico, questo dimostra come la perdita di peso, e in particolare di adipe, incide in modo diretto sui meccanismi biologici alla base del rischio metabolico e cardiovascolare.
Tali risultati contribuiscono all’innovazione in merito a una patologia che prima si pensava essere cronica e irreversibile.
Grazie a questa ricerca, si scopre oggi come una malattia complessa in cui intervenire sul peso può migliorare profondamente la salute dei tessuti e, di conseguenza, dell’intero organismo.
Fonti:
Nature metabolism - Single-cell-resolved transcriptional dynamics of human subcutaneous adipose tissue during lifestyle- and bariatric surgery-induced weight loss