Glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo: perché resta così difficile da curare

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 08 Giugno, 2026

medico controlla RM con paziente

La recente scomparsa dell'oncologo australiano Richard Scolyer, dopo una lunga battaglia contro il glioblastoma, ha riportato l'attenzione su una delle forme di tumore cerebrale più aggressive conosciute dalla medicina. Nonostante i notevoli passi avanti compiuti nella cura di molti tumori negli ultimi decenni, questa malattia continua a rappresentare una delle sfide più difficili per la ricerca.

Il glioblastoma appartiene alla famiglia dei gliomi ed è classificato come un tumore cerebrale di grado 4, il livello più elevato di aggressività. Origina dalle cellule gliali, che hanno il compito di sostenere e proteggere i neuroni. Nel tempo queste cellule accumulano mutazioni genetiche, iniziano a proliferare senza controllo e danno origine a una massa tumorale che cresce rapidamente.

Le statistiche restano particolarmente severe: la sopravvivenza media varia tra 12 e 18 mesi, mentre soltanto il 5% dei pazienti supera i cinque anni dalla diagnosi.

Una malattia ancora poco compresa

Il glioblastoma rappresenta quasi la metà di tutti i tumori cerebrali maligni primitivi. Ogni anno provoca circa 200.000 decessi nel mondo, tra cui circa 1.000 in Australia. Colpisce più frequentemente gli uomini e l'età mediana alla diagnosi è di 64 anni.

Uno degli aspetti più frustranti per gli specialisti è che non esiste ancora una causa certa. Ad oggi non è stata identificata una mutazione specifica o un fattore di rischio univoco che possa spiegare perché alcune persone sviluppino la malattia. Anche il ruolo della genetica e dello stile di vita resta poco chiaro.

Perché è così difficile da eliminare

Le terapie attualmente disponibili prevedono generalmente un intervento chirurgico per rimuovere la maggior quantità possibile di tumore, seguito da radioterapia e chemioterapia. Tuttavia, il problema principale è che il glioblastoma non cresce come una massa compatta facilmente delimitabile.

Le cellule tumorali tendono infatti a infiltrarsi nel tessuto cerebrale circostante, sviluppando ramificazioni microscopiche che si estendono in diverse aree del cervello. Questo rende impossibile rimuovere completamente il tumore senza compromettere funzioni neurologiche essenziali.

Un'altra difficoltà è rappresentata dalla cosiddetta barriera emato-encefalica, un sistema naturale di protezione che impedisce a molte sostanze presenti nel sangue di raggiungere il cervello. Se da un lato questa barriera protegge l'organismo da virus e tossine, dall'altro limita l'efficacia di numerosi farmaci antitumorali.

Inoltre, alcune cellule tumorali riescono a sopravvivere ai trattamenti entrando in uno stato di quiescenza. Invisibili agli esami diagnostici, possono restare inattive per mesi prima di tornare a proliferare e causare una nuova crescita del tumore.


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Sintomi e prospettive future

I sintomi iniziali possono essere poco evidenti e dipendono dalla posizione del tumore. Mal di testa, perdita di memoria, confusione, crisi epilettiche, difficoltà nel linguaggio, cambiamenti della personalità e debolezza muscolare sono tra le manifestazioni più comuni. Spesso la diagnosi arriva quando la massa ha già raggiunto dimensioni significative.

La ricerca continua comunque a esplorare nuove strade. Negli ultimi anni sono stati avviati studi sull'immunoterapia e su particolari gruppi di cellule resistenti ai trattamenti. Alcuni risultati preliminari hanno mostrato segnali promettenti, ma gli stessi ricercatori invitano alla prudenza.

Secondo molti esperti, il futuro della cura del glioblastoma non passerà da una singola terapia risolutiva, ma da una combinazione di approcci, in grado di colpire contemporaneamente diversi meccanismi che permettono al tumore di sopravvivere e tornare a svilupparsi.

Fonti:
 
ABC - Glioblastoma is one of the deadliest cancers — why is it so hard to treat?

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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