Vitamina B3 contro il glioblastoma: possibile supporto alle terapie?

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 01 Aprile, 2026

Un medico donna che guarda la lastra di un cervello

Tra le forme di tumore cerebrale più difficili da trattare c’è il glioblastoma, una neoplasia aggressiva che ancora oggi presenta margini terapeutici limitati. Nonostante chirurgia, radioterapia e chemioterapia restino il percorso standard, la malattia tende quasi sempre a ripresentarsi

È in questo scenario che un gruppo di ricercatori dell’Università di Calgary sta studiando una possibilità diversa dal solito: usare la vitamina B3, cioè la niacina, come supporto alle cure tradizionali per cercare di migliorare la risposta del sistema immunitario.

L’ipotesi nasce da una linea di ricerca precisa. Gli studiosi stanno cercando di capire se dosi elevate e controllate di niacina possano aiutare alcune cellule immunitarie, indebolite dal tumore, a recuperare parte della loro funzione e a tornare a contrastare la crescita delle cellule cancerose.

Perché il glioblastoma è così difficile da curare

Il glioblastoma è considerato uno dei tumori cerebrali più aggressivi nell’adulto.

Il trattamento abituale prevede tre passaggi: intervento chirurgico per rimuovere la maggior quantità possibile di massa tumorale, seguito da radioterapia e chemioterapia.

Il problema è che, anche dopo questo percorso, la malattia tende spesso a riprendere.

Negli ultimi decenni la ricerca oncologica ha fatto progressi importanti in molti ambiti, ma nel caso del glioblastoma i miglioramenti sulla sopravvivenza sono rimasti limitati. Per questo qualunque strategia che mostri un possibile beneficio, anche se iniziale, viene osservata con particolare attenzione.

L’idea dei ricercatori: agire sul sistema immunitario

Il progetto canadese è guidato dall’oncologa Gloria Roldan Urgoiti e dal neuroscienziato Wee Yong, che lavorano sul rapporto tra tumore cerebrale e risposta immunitaria.

Secondo i ricercatori, uno dei problemi principali del glioblastoma è la sua capacità di spegnere o indebolire le difese dell’organismo. In pratica, il sistema immunitario che normalmente dovrebbe ostacolare la crescita del tumore finisce per essere bloccato o reso meno efficace.

La niacina, secondo questa ipotesi, potrebbe aiutare a riattivare queste cellule immunitarie e a renderle di nuovo capaci di riconoscere e colpire le cellule tumorali.


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Prima di arrivare ai pazienti, questa possibilità era stata testata in laboratorio e in modelli animali, dove la vitamina B3 aveva mostrato la capacità di prolungare la sopravvivenza.

I primi dati del trial clinico

Dopo i risultati ottenuti nelle fasi precliniche, i ricercatori hanno avviato uno studio di fase I e II in pazienti con nuova diagnosi di glioblastoma.

L’obiettivo iniziale era capire quale fosse la dose più alta tollerabile di niacina a rilascio controllato e verificare se il composto potesse aumentare l’efficacia della chemio-radioterapia standard.

Il criterio stabilito dal gruppo di studio era chiaro: il progetto sarebbe stato considerato promettente solo se la sopravvivenza libera da progressione a sei mesi avesse mostrato un miglioramento di almeno il 20% rispetto ai dati storici.

Nei risultati preliminari raccolti su 24 pazienti, l’82% non mostrava progressione della malattia a sei mesi. Secondo i ricercatori, questo dato corrisponde a un miglioramento del 28% rispetto agli studi precedenti.La lastra di un cervello

Sono numeri che meritano attenzione, anche perché si inseriscono in una patologia in cui ogni piccolo avanzamento ha un peso clinico importante.

Allo stesso tempo, gli stessi autori invitano a non forzare le conclusioni. Sebbene possa trattarsi di un valido inizio, servono certamente più studi per rafforzarne le conclusioni.

Prudenza necessaria: non è una terapia pronta all’uso

I ricercatori insistono su un punto: si tratta di risultati iniziali, ottenuti su un numero ancora limitato di pazienti, e non autorizzano a considerare la vitamina B3 come una cura autonoma contro il glioblastoma.

Lo studio proseguirà fino al raggiungimento di 48 partecipanti, traguardo previsto entro la fine del 2026 o all’inizio del 2027, e solo allora sarà possibile avere un’analisi più completa.

C’è poi un altro aspetto da non trascurare: le alte dosi di vitamine non sono prive di rischi. Anche la niacina, se usata in modo non controllato, può provocare effetti indesiderati e richiede quindi monitoraggio medico rigoroso.

Questo significa che i dati dello studio non giustificano l’autosomministrazione o il ricorso a integratori ad alte dosi fuori da un contesto clinico.

Una pista da seguire, non una soluzione già acquisita

La ricerca sulla niacina nel glioblastoma apre una strada interessante perché prova a intervenire sul microambiente immunitario che lo circonda (non soltanto sul tumore).

È un approccio che prova a rafforzare ciò che il tumore tende a spegnere, cioè la capacità del corpo di reagire.

Per chi vive con una diagnosi di glioblastoma, notizie di questo tipo hanno inevitabilmente un forte impatto. In questo momento la vitamina B3 non cambia le regole della cura del glioblastoma.

Però entra, con dati preliminari che meritano attenzione, nel gruppo delle strategie che potrebbero un giorno affiancare le terapie standard. Per una patologia così complessa, già questo è un elemento che la comunità scientifica guarda con interesse.

Fonti

  • SciTechDaily - Can a Common Vitamin Fight the Most Aggressive Brain Cancer?
  • Journal of Neuro-Oncology - A phase I-II study of niacin in patients with newly diagnosed glioblastoma: safety and interim phase II analysis
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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