La nave da crociera MV Hondius continua la sua navigazione verso Tenerife mentre aumenta il livello di allerta sanitaria internazionale legato al focolaio di hantavirus che ha già provocato tre vittime e diversi casi sospetti tra passeggeri ed equipaggio.
L’imbarcazione, battente bandiera olandese e specializzata in spedizioni polari di lusso, dovrebbe raggiungere le Canarie nel fine settimana, dove scatterà una complessa operazione di evacuazione e rimpatrio coordinata da Spagna, Unione Europea e Organizzazione mondiale della sanità.
Il quadro epidemiologico resta sotto osservazione: secondo l’Oms, i casi collegati al focolaio sono attualmente otto – cinque confermati e tre ancora sospetti.
Il timore principale riguarda il lungo periodo di incubazione del virus Andes, una variante del cosiddetto “New World Hantavirus” diffusa in alcune aree dell’America Latina e capace, seppur raramente, di trasmettersi anche da persona a persona.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha escluso che ci si trovi davanti all’inizio di una nuova pandemia, ma ha invitato governi e autorità sanitarie a mantenere alta la sorveglianza. “È possibile che emergano altri casi nelle prossime settimane” – ha spiegato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, ricordando che l’incubazione può arrivare fino a sei settimane.
La rotta verso Tenerife e il piano di evacuazione
Dopo aver lasciato Capo Verde, la Hondius sta procedendo verso il porto di Granadilla de Abona, a Tenerife, dove verrà attivato un protocollo sanitario straordinario. A bordo restano oltre cento persone tra turisti e membri dell’equipaggio, tutti sottoposti a monitoraggio continuo e isolamento precauzionale nelle cabine.
La Spagna ha già attivato il meccanismo europeo di protezione civile, mentre Bruxelles coordina il dialogo tra gli Stati membri per il rimpatrio dei cittadini coinvolti.
La Commissione europea ha confermato che potranno essere richiesti mezzi di evacuazione medica, trasporto sanitario e forniture speciali.
Le autorità canarie, tuttavia, hanno espresso forti preoccupazioni per l’arrivo della nave. I lavoratori del porto di Granadilla hanno annunciato proteste denunciando “mancanza di informazioni e protocolli poco chiari”, mentre il governo regionale ha precisato che la nave potrebbe restare in rada senza attraccare direttamente.
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Secondo il piano allo studio, i passeggeri verrebbero trasferiti a terra con imbarcazioni leggere soltanto al momento dell’arrivo dei voli speciali organizzati dai rispettivi Paesi.
I casi in Europa, Asia e Stati Uniti
L’emergenza non riguarda più soltanto la nave. Una parte dei passeggeri, circa trenta persone di diverse nazionalità, aveva infatti lasciato la Hondius prima dell’introduzione della quarantena, imbarcandosi su voli diretti verso Europa, Asia e Stati Uniti.
Nei Paesi Bassi sono stati ricoverati diversi passeggeri evacuati dalla nave: un paziente trasferito al Centro medico universitario di Leida è risultato positivo all’hantavirus, mentre un secondo caso confermato si trova ricoverato a Nimega. Una hostess della compagnia KLM, entrata in contatto con uno dei passeggeri poi deceduti, è stata a sua volta isolata ad Amsterdam dopo aver manifestato sintomi compatibili con l’infezione.
Anche Singapore ha disposto l’isolamento precauzionale di due cittadini provenienti dalla crociera. Le autorità locali hanno chiarito che il rischio per la popolazione resta basso, ma i test sono ancora in corso.
Negli Stati Uniti i Centers for Disease Control and Prevention stanno monitorando i cittadini americani presenti a bordo e collaborano con le autorità internazionali per le procedure di rientro.
Il possibile focolaio partito dal Sud America
Le indagini epidemiologiche si stanno concentrando sul Sud America, dove la coppia olandese ritenuta il “caso zero” avrebbe contratto il virus prima dell’imbarco. I due turisti, in viaggio tra Argentina e Cile da diversi mesi, erano saliti sulla Hondius il primo aprile a Ushuaia, in Terra del Fuoco.
Tra le ipotesi al vaglio degli esperti c’è quella di un’esposizione avvenuta nei pressi di una grande discarica a cielo aperto all’ingresso di Ushuaia, frequentata anche da appassionati di birdwatching. L’area sarebbe caratterizzata da una presenza significativa di roditori e uccelli necrofagi, possibili vettori indiretti del virus.
Le autorità argentine hanno inviato sul posto specialisti dell’Istituto Malbrán per analizzare campioni ambientali e verificare l’eventuale presenza della ceppa andina dell’hantavirus in una zona che finora non era considerata endemica.
Gli esperti: “Nessun paragone con il Covid”
A rassicurare sull’evoluzione del focolaio sono intervenuti diversi esperti internazionali.
Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell’Università Statale di Milano, ha invitato a evitare “allarmismi sproporzionati”, ricordando che l’hantavirus è conosciuto da tempo e presenta modalità di trasmissione molto diverse rispetto al coronavirus.
Sulla stessa linea Drew Weissman, premio Nobel per la Medicina 2023 per le ricerche sui vaccini a mRna. Secondo l’immunologo statunitense, il virus responsabile del focolaio “non si diffonde rapidamente” e la trasmissione interumana risulta “molto debole”.
Weissman ha, però, sottolineato l’importanza degli investimenti nella ricerca scientifica e nello sviluppo di vaccini. Alcuni candidati sarebbero già in fase di studio, anche se serviranno ancora mesi prima di un’eventuale disponibilità su larga scala.
L’Oms: “Serve cooperazione globale”
Nelle ultime ore l’Oms ha ribadito la necessità di una risposta coordinata tra governi, organismi sanitari e istituzioni internazionali. L’agenzia ha già disposto l’invio di 2.500 kit diagnostici dall’Argentina verso cinque Paesi coinvolti nelle operazioni di monitoraggio.
Tedros Adhanom Ghebreyesus ha richiamato l’attenzione sull’importanza della cooperazione sanitaria globale, sottolineando come i virus non rispettino confini politici né strategie nazionali isolate.
Intanto, sulla Hondius, la vita resta sospesa: cabine isolate, controlli continui e attesa di un rientro che per molti passeggeri assume ormai i contorni di una lunga quarantena in mare aperto. E mentre il mondo sanitario prova a contenere il focolaio, il ricordo della pandemia da Covid continua inevitabilmente a influenzare percezioni e paure collettive.
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