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Coronavirus

Coronavirus
Curatore scientifico
Dr. Bruno Tozzi
Specialità del contenuto
Microbiologia e virologia

Coronavirus: cosa è

I coronavirus sono una grande famiglia di virus, il cui nome deriva dal fatto che sulla loro superficie sono presenti svariate punte che formano una specie di corona; appartengono a questa famiglia:

  • i virus dell'influenza
  • i virus del gruppo MERS – Dall'acronimo Middle East Respiratory Syndrome ossia i virus della sindrome respiratoria del Medioriente
  • i virus della SARS (SARS) – Ossia della Sindrome Acuta Respiratoria Severa, una malattia contagiosa delle vie respiratorie. 
A queste infezioni da coronavirus si è recentemente aggiunta la variante del nuovo coronavirus (il nome scientifico della patologia è Covid-19 e il suo agente patogeno è detto SARS-CoV-2); questo tipo di virus può provocare moderati disturbi all'apparato respiratorio, fino anche alla polmonite, e non risponde al trattamento con antibiotici (gli antibiotici, infatti, non hanno effetti contro i virus, e dunque non vengono prescritti in caso di infezione virale).

La sequenza del nuovo coronavirus è composta da particelle virali di RNA contenute in un involucro di proteine e circondato da un secondo involucro di membrana.

Sintomi del coronavirus

I sintomi di coronavirus sono molto simili a quelli di una comune influenza e prevedono:

Talvolta possono degenerare in polmonite, specialmente in caso di anziani o soggetti immunodepressi; per i soggetti con un sistema immunitario indebolito (come gli anziani e i giovanissimi) c'è la possibilità che il virus possa causare una malattia delle vie respiratorie grave, come una polmonite virale o una bronchite

Sintomi del nuovo coronavirus

I sintomi del nuovo coronavirus o Covid-19 si manifestano tra i due giorni e le due settimane a seguito di esposizione al virus. Essi includono:

Cause del coronavirus

In generale, i ceppi di coronavirus circolano normalmente tra gli animali, tra cui cammelli, gatti, e pipistrelli. In rari casi, i coronavirus possono propagarsi tra le specie (fare il cosiddetto "salto della specie") ossia essere trasmessi dagli animali agli essere umani, svilupparsi e infettare quindi le persone continuando a diffondersi tramite contagio. Questo è purtroppo quello che è successo a proposito del nuovo coronavirus o Covid-19.

La principale causa della diffusione del nuovo coronavirus è dovuta al contatto ravvicinato con soggetti infetti. Il virus, infatti, viene diffuso da goccioline organiche rilasciate quando qualcuno positivo al virus tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto diretto con goccioline di saliva e di muco nasale di soggetti malati.

La diffusione del Covid-19 avviene anche attraverso il contatto con una superficie su cui è presente il virus se poi si portano le mani alla bocca, al naso o agli occhi.

Contagio

Il contagio di coronavirus si verifica attraverso:

  • Esposizione a tosse, starnuti, strette di mano o secrezioni della persona infetta
  • Contatti con animali o persone o oggetti contaminati a cui fa seguito manipolazione intorno alla bocca, al naso e agli occhi
  • Contatto con i liquidi corporei di un paziente (come ad esempio le feci).
Attualmente, il nuovo coronavirus o Covid-19 in Italia è presente nelle seguenti cifre: 1.178.529 positivi confermati, di cui 45.229 deceduti e 420.810 guariti.

I casi di coronavirus mondo invece arrivano a 54,4 milioni di casi confermati, di cui 34,9 milioni guariti e 1,3 milioni deceduti. Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), si tratta ormai da tempo di una vera e propria pandemia.

A questo proposito Richard Horton, direttore della rivista scientifica The Lancet, sostiene sia più accurato parlare di sindemia, non di pandemia, sottolineando quanto sia riduttivo e limitato gestire la situazione Covid-19 da un punto di vista meramente epidemiologico.  «Abbiamo ridotto questa crisi a una mera malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sul taglio delle linee di trasmissione virale. La "scienza" che ha guidato i governi è composta soprattutto da epidemiologi e specialisti di malattie infettive, che comprensibilmente inquadrano l'attuale emergenza sanitaria in termini di peste secolare. Ma ciò che abbiamo imparato finora ci dice che la storia non è così semplice. Covid-19 non è una pandemia. È una sindemia».

Con queste parole Horton vuole portare all'attenzione la relazione tra questa malattia virale e le condizioni socio-economiche e ambientali nelle quali si inserisce: l'interazione tra questi aspetti li cofnerma e aggrava a vicenda. Per esempio, chi vive con un reddito basso e in una zona particolarmente inquinata risulta maggiormente esposto sia al Covid-19 che alle conseguenze che esso sta apportando all'ambito socioeconomico.

Se dunque i programmi pensati per gestire il coronavirus continueranno a ignorare il fenomeno dell'inquinamento e degli effetti della povertà (già esistente o indotta dalle restrizioni derivanti dall'attuazione dei lockdown nazionali) sulla salute psico-fisica dei cittadini, i programmi di salute pubblica non risulteranno efficaci, perché non riusciranno a garantire la salute di tutti i cittadini. 

Coronavirus in Italia

I primi contagi del nuovo coronavirus in Italia risalgono alla fine di febbraio 2020 e hanno riguardato le regioni del Veneto e della Lombardia, in particolare il Lodigiano. Il Ministero della Salute aveva infatti predisposto la quarantena obbligatoria per chi risultasse positivo ai test.

Ad oggi si registrano 1.178.529 casi confermati di coronavirus in tutta Italia. Le vittime di coronavirus in Italia sono salite a 45.229. I guariti e dimessi, invece, ammontano a 420.810.

Per contenere il più possibile la diffusione del virus, l'attuale governo ha attuato delle misure draconiane di restrizione completa dei contatti sociali non necessari: l'isolamento domiciliare è stato dunque un obbligo esteso a tutta la popolazione (quarantena nazionale) a partire dal 9 marzo 2020, che era possibile interrompere soltanto per cause di estrema necessità, come il rifornimento di beni primari, di medicine o assistenza medica e per recarsi al lavoro, sempre avendo con sé l'autocertificazione.

Dal 4 maggio 2020 l'Italia è invece entrata nella cosiddetta "Fase 2" della quarantena, che prevede un allentamento delle restrizioni, come per esempio la possibilità di rivedere parenti e congiunti, sempre nel rispetto del distanziamento sociale e delle norme igieniche (come indossare la mascherina, lavarsi spesso le mani), ma anche la possibilità di effettuare passeggiate o attività fisica anche lontano dalla propria residenza, sempre evitando assembramenti.

Chiunque sperimenti problemi respiratori o sintomi influenzali deve contattare il numero verde previsto per la propria regione e NON recarsi in pronto soccorso; il personale sanitario valuterà le specifiche situazioni e agirà di conseguenza, anche eventualmente praticando i test a domicilio.

La cosiddetta Fase 3 sancirà invece la completa uscita dall’emergenza e il ripristino della normalità sia da un punto di vista sociale che lavorativo; in quel momento saranno annullate tutte le restrizioni e le norme sul distanziamento e qualsiasi attività potrà riprendere con regolarità. Ora, però, ci troviamo ancora nella Fase 2. 

Coronavirus e numeri verdi

In caso di sintomi sospetti del nuovo coronavirus, non recarsi al pronto soccorso né in ambulatorio, ma contattare telefonicamente i seguenti numeri:

  • 1500 – Per le informazioni generali
  • 800 89 45 45 – Numero unico per la Lombardia
  • 800 46 23 40 – Numero unico per il Veneto
  • 800 99 66 88 – Numero unico per la Basilicata
  • 800 500 300 – Numero unico per il Friuli
  • 800 033 033 – Numero unico per Emilia-Romagna
  • 800 500 300 – Numero unico per Friuli Venezia Giulia
  • 800 938 883 – Numero unico per Liguria
  • 800 75 17 51 – Numero unico per l'Alto Adige
  • 800 33 34 44 – Numero per il Piemonte (dal lunedì al venerdì, 8-20)
  • 800 19 20 20 –  Numero per il Piemonte (24/24h)
  • 800 93 66 77 – Numero unico per le Marche
  • 800 311 377 – Numero unico per la Sardegna
  • 800 713 931 – Numero unico per la Puglia
  • 800 45 87 87 – Numero unico per la Sicilia
  • 800 751 751 – Numero unico per Bolzano
  • 800 867 388 – Numero unico per Trento
  • 800 55 60 60 – Numero unico per la Toscana
  • 800 122 121 – Numero unico per la Val d’Aosta
  • 800 63 63 63  – Numero unico per l'Umbria
  • 800 11 88 00 – Numero unico per il Lazio
  • 800 76 76 76 – Numero unico per la Calabria
  • 800 90 96 99 – Numero unico per la Campania
  • 112 e 118 – Solo per i casi più urgenti.

Tasso di mortalità della Sars-CoV-2

In epidemiologia, ossia la disciplina che studia la diffusione e l'andamento delle malattie, il tasso di mortalità è pari al rapporto tra il numero di persone morte a causa della malattia e il numero dei potenziali soggetti a rischio.

Il tasso di mortalità del COVID-19 risulta inferiore rispetto a quello della SARS, che fece molte più vittime rispetto alle attuali 1.098.378 globali.

Stando ai dati a nostra conoscenza, quindi, il nuovo coronavirus ha un tasso di letalità del 6,2 % e risulta tuttavia meno pericoloso rispetto ad altre malattie e infezioni a causa di grandi epidemie negli ultimi decenni, come la SARS (il cui tasso di letalità è del 10%) la MERS (35%) e l'ebola (50%).

Soggetti a rischio coronavirus

Tutti sono potenziali soggetti a rischio di contrarre un coronavirus. I pazienti più esposti sono però quelli con un sistema immunitario indebolito (come gli anziani o i soggetti immunodepressi).

Prevenzione per il coronavirus

Attualmente, non esiste una prevenzione per il nuovo coronavirus, né vaccini mirati. Si possono però seguire delle norme igieniche per ridurre il rischio di infezione che includono:

  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone
  • Non toccarsi occhi, naso e bocca 
  • Evitare il contatto con soggetti malati
  • Coprirsi la bocca e il naso quando tossite o starnutite
  • Evitare luoghi affollati, quali mercati del pesce e di animali vivi
  • Disinfettare gli oggetti e le superfici che toccate.
Per proteggersi dal potenziale trasmissione a partire da animali infetti, è consigliabile evitare un contatto non protetto con gli animali infetti da coronavirus o potenzialmente infetti oppure di lavarsi le mani prima e dopo ogni eventuale interazione.

In aggiunta, assicurarsi che la carne sia perfettamente cotta prima di ingerirla.

Mascherine per il coronavirus (Covid-19)

Per contrastare il nuovo coronavirus, si può utilizzare una mascherina usa e getta, per coprire naso e bocca, e che possono aiutare a prevenire i contagi se utilizzate correttamente.

Tuttavia, le mascherine chirurgiche non risultano completamente efficaci nel contrastare il coronavirus. Le uniche mascherine efficaci sono quelle monouso di tipo FFP2 o FFP3, ossia "fitering face piece" cioè con il  filtro facciale in grado impedire il passaggio di virus, che vanno sostituite dopo averne fatto un uso giornaliero.

 Queste maschere, studiate per filtrare le sostanze nocive, radioattive, cancerogene, inclusi batteri e virus, possiedono quindi una efficacia filtrante del 92-98%.

Inoltre, spesso le mascherine per il nuovo coronavirus non sono utilizzate correttamente poiché il loro utilizzo vieta di spostarla per toccarsi il naso e il viso o toglierla per parlare al telefono.

Il suggerimento rimane quello di non toccare viso e naso, lavare spesso le mani ed evitare il contatto con i malati di questo virus. 

Coronavirus in gravidanza

Gli effetti di coronavirus nelle donne in gravidanza possono essere gravi. Le malattie associate al coronavirus sono infatti sono collegate a casi di aborto spontaneo, morte materna e malattie materne critiche.

Per quanto riguarda il coronavirus o Covid-19, però, uno studio pubblicato su Lancet sostiene che non esistano evidenze scientifiche che provino la trasmissione del nuovo coronavirus al feto durante la gravidanza

Nei rari casi in cui però una donna in gravidanza risulti positiva al coronavirus e presenti tutti i sintomi, sappiamo però che questo virus non è in grado di attraversare la placenta.

Pertanto non è possibile che il virus venga trasmesso al bambino, né con la gravidanza in corso né durante il travaglio. Anche per questo motivo, si sconsiglia il parto cesareo e si caldeggia invece il parto naturale, durante il quale la placenta protegge il bambino fino alla sua completa fuoriuscita dall'utero.

Da settimane, inoltre, gli ospedali hanno predisposto dei reparti sicuri e separati per le donne positive o sospette di Covid-19, che risiedono in camere e sale parto distinte dalle altre.

Diagnosi di Sars-CoV-2

Oggi, la modalità più diffusa per diagnosticare il nuovo coronavirus o Covid-19 in maniera certa è quella di sottoporsi a un tampone faringeo.  

Quando si effettua un tampone, si prelevano le cellule superficiali dalla mucosa orofaringea, la procedura dura pochi secondi e non è dolorosa anche se, a volte, può provocare fastidio; il tutto ha come obiettivo individuare la presenza del virus nel campione prelevato dal naso o dalla gola del paziente. Se risulta positivo, quindi, indica che si è in presenza di una infezione e che questa risulta trasmissibile attraverso le goccioline di saliva o droplets che si possono emettere tossendo, starnutendo o parlando.
 
Il tampone consiste appunto nel prelevare alcuni campioni di muco dalla faringe grazie, appunto, a un sottile bastoncino con cotone alla sua estremità (somiglia, infatti, a un lungo cotton-fioc). Si procede poi a verificare se nel vi siano tracce delle particelle del virus in questione, grazie all'analisi in laboratorio. Se nessuna traccia del virus viene rilevata il test risulta negativo, ma va comunque ripetuto almeno un'altra volta. 

I criteri per fare tamponi faringei a scopo diagnostico sono definiti dal Ministero della Salute e prevedono:

  1. Sintomi indicativi di una infezione respiratoria acuta, che comporta insorgenza improvvisa di almeno un sintomo quale febbre superiore ai 35,5 °C, tosse e difficoltà respiratorie.
  2. Contatto, nelle due settimane precedenti, con un caso confermato di COVID-19.
  3. Provenienza da zone con alto tasso di trasmissione locale del virus.
  4. Assenza di un’altra causa (per esempio influenza o polmonite) che possa fornire spiegazione del quadro clinico.

Il ricorso a prelievi di saliva al posto che tamponi orofaringei potrebbe costituire un’alternativa diagnostica interessante, perché la raccolta della saliva è più facile e permette di rivelare positività che non vengono identificate col tampone. 

Se questo test confermasse avere una buona sensibilità (ossia la capacità di identificare in maniera corretta le persone malate) e, allo stesso tempo, una buona specificità (ossia la capacità di identificare i soggetti sani in maniera corretta), potrebbe essere attuata come modalità di campionamento più efficace.

In effetti, il tampone serve a certificare la presenza o assenza del virus in questione, oppure a confermare l’avvenuta guarigione, ma non informa sul passato del paziente, ossia se è negativo perché è già guarito o perché non si è mai contratto il virus, né è in grado di far prevedere se si potrà o meno contrarre il virus in futuro. 

Coronavirus e test sierologici

I test sierologici si eseguono a partire da un semplice emocromo o analisi del sangue. Nel siero del sangue sono infatti presenti gli anticorpi verso uno specifico virus o immunoglobuline che è possibile identificare attraverso gli esami sierologici. 

Nel caso del coronavirus, le immunoglobuline M o IgM risultano prodotte nella fase iniziale dell’infezione e sono rintracciabili nel sangue dopo 4 o 5 giorni  dai primi sintomi per poi scomparire dopo alcune settimane. Le IgG o immunoglobuline G risultano invece prodotte successivamente e si possono rintracciare nel flusso ematico  dopo un paio di settimane dalla comparsa dei primi sintomi.

I test sierologico, tuttavia, non sostituiscono però il tampone. Il test sierologico non permette infatti di capire se una persona risulti infetta e dunque in grado di trasmettere il virus al momento dell'esame.

Pertanto, anche se si risulta dotati degli anticorpi verso il coronavirus è comunque necessario sottoporsi al tampone; solo in caso di esito negativo significherà con certezza che si è guariti e non più contagiosi.

Coronavirus e test della saliva

Di recente, il test della saliva è tornato di interesse generale perché proposto come esame per verificare se una persona risulta positiva al nuovo coronavirus.

Si tratta, infatti, di un test rapido e non invasivo  Il test rapido salivare per identificare il Covid-19 dura infatti dai tre ai sei minuti e consiste nel raccogliere su una striscetta un campione di saliva del paziente.

Esso individua la presenza del virus con l'anticorpo per la proteina spike, che si trova in grandi quantità sulle particelle virali del nuovo coronavirus.

Trattato il campione di saliva con uno specifico reagente, il campione viene poi interpretato in maniera analoga rispetto ai test di gravidanza: una linea indica un risultato negativo, mentre due lineette indicano positività al coronavirus. In quest'ultimo caso è poi necessario effettuare il classico tampone orofaringeo per poter ricevere una diagnosi certa.

Costo del tampone per coronavirus

Il costo del tampone, se effettuato nei luoghi adibiti dalle singole regioni ovvero le ASL, è a carico del Sistema Sanitario Nazionale ed è pertanto gratuito. Per effettuarlo è necessaria la prescrizione del medico curante e l'appuntamento tramite i portali delle singole regioni a eccezione delle persone di ritorno da Malta, Grecia, Spagna e Croazia che non necessitano della prescrizione medica.

Il prezzo del tampone per il coronavirus nelle strutture private, invece, oscilla tra i 50 e i 100 euro.

Cura per il coronavirus

Per il trattamento per il coronavirus non esistono degli specifici antivirali per contrastare l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali solitamente utilizzati per altre infezioni; dunque il coronavirus è curabile ma indirettamente, grazie al ricorso a farmaci generici per il trattamento di dolore (come gli analgesici), della febbre (come l'aspirina) e del mal di gola (antinfiammatori e FANS); tale virus non risponde però al trattamento antibiotico (gli antibiotici, infatti, non hanno effetti contro i virus e dunque non vengono prescritti in caso di infezione virale).

Inoltre, anche se non è ancora stato messo a disposizione il vaccino per il coronavirus, si raccomanda comunque di vaccinarsi contro l'influenza stagionale (vaccino antinfluenzale); anche se si tratta di un vaccino che contrasta un virus differente, vaccinarsi contro l'influenza permette però una più rapida diagnosi differenziale, ossia permette di distinguere in tempi più brevi l'infezione in corso, escludendo l'influenza nel caso di avvenuta vaccinazione; infine, il vaccino contro il nuovo coronavirus esiste ed è stato prodotto dall'americana Pfizer e della tedesca BioNTech; ad oggi, risulta efficace al 90%.

Tale tasso di efficacia è stato misurato paragonando l’effetto sui partecipanti contagiati, a cui è stato iniettato il vaccino, con quello di chi ha invece ricevuto la somministrazione di un placebo.

Il vaccino è adatto alle persone tra i 16 e gli 85 anni e la sua efficacia, poi, non è assicurata da un'unica dose ma ne saranno necessarie almeno due. Anche la durata dell’efficacia rimane una incognita, ma ci si aspetta che corrisponda a 6-12 mesi. Per avere una risposta cerca, però, bisognerà aspettare ancora un po'. Ricordiamo anche che le prime dosi disponibili non saranno sufficienti per coprire tutta la popolazione (si parla, infatti, di 1,3 miliardi nel 2021).

Inoltre, è stato testato un farmaco monoclonale, in grado di identificare la proteina nota come "spike" (punta, artiglio) e indicata con la lettera S, che il virus sfrutta per aggredire le cellule respiratorie umane.

Parallelamente, si è analizzato il plasma dei pazienti già guariti con alti livelli di anticorpi. Ovviamente, prima di procedere alle somministrazioni di plasma ai nuovi pazienti di coronavirus, si aspetta l'autorizzazione dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Infine, la presunta azione anticovid della lattoferrina proteina in grado in fase allattamento di conferire immunità naturale e anticorpale, ad oggi, non è però riconosciuta come efficaci nel contrastare il contagio da Covid-19.

Cosa fare per il coronavirus

Anzitutto, bisogna mantenersi informati sullo stato di avanzamento della pandemia tramite canali il più possibile attendibili e ufficiali. Poi, è bene adottare le seguenti norme protettive per il coronavirus:

  • Restare in casa o uscire soltanto per esigenze necessarie come motivi di salute e lavoro 
  • Lavarsi le mani spesso
  • Evitare totalmente il contatto con pazienti che soffrono di infezioni respiratorie 
  • Evitare del tutto strette di mano, abbracci e simili
  • Mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro con chiunque
  • Starnutire o tossire nel gomito o in un fazzoletto, evitando il contatto diretto con le mani, principali vettori di trasmissione del virus 
  • Evitare l'utilizzo incontrollato di bicchieri e bottiglie, anche in famiglia
  • NON toccare mai occhi, naso e bocca con le mani, a meno che non siano state opportunamente igienizzate
  • NON assumere farmaci antibiotici e antivirali se non prescritti dal medico
  • Igienizzare le superfici di casa o dell'ufficio con disinfettanti a base di alcol e cloro
  • Utilizzare la mascherina SOLO se si sospetta di essere malati o se si assistono in maniera diretta le persone malate; data l'urgenza, è bene non sprecarle e lasciarle a chi le necessita davvero: il personale medico-sanitario e i pazienti immunodepressi o con condizioni mediche che li pongono in una situazione di rischio.
Nel trattamento del coronavirus, attenersi ai seguenti comportamenti per alleviare i sintomi il più possibile:

  • Bere molti liquidi
  • Riposare
  • Rimanere a casa
  • Un deumidificatore da stanza o una doccia calda possono lenire il mal di gola e la tosse.
Se siete eccessivamente preoccupati per i vostri sintomi, consultate immediatamente il medico.

Sindrome post-covid

Un certo numero di pazienti guariti dal Covid-19 manifesta, anche dopo la guarigione, effetti prolungati della malattia anche per svariate settimane, come:

  • difficoltà a respiratorie;
  • disturbi gastrointestinali;
  • stanchezza;
  • prurito;
  • altri sintomi neurologici (per esempio: disfunzioni nella capacità olfattive e relative al gusto);
  • vertigini;
  • mal di testa.
Il persistere di questi disturbi è stato definito, appunto, come “sindrome post-Covid”. Tuttavia, proprio perché il Covid-19 è una patologia nuova, non ancora molti studi sui suoi effetti nel lungo termine.

Nuove misure anticovid

Per contenere la seconda ondata di epidemia del nuovo coronavirus:

  1. Indossare sempre le mascherine, anche in situazioni meno insospettabili (come in casa, se ci sono ospiti)
  2. Mantenere le distanze personali (di almeno 1 metro)
  3. Gli assembramenti, sia al chiuso che all'aperto
  4. Evitare e feste private e di ospitare in casa più di 6 persone 
  5. Dalle 21 è vietato sostare davanti a bar, ristoranti, pub, pizzerie ecc per chiacchierare o consumare cibi e bevande
  6. Sono vietate le feste nei locali, a meno che non si tratti di riti religiosi o civili con un massimo di 30 persone
  7. Sono vietate anche le attività sportive, di natura amatoriale, e che comportino un "contatto" corporeo, come basket, calcetto, ecc.
  8. Gli spettatori di eventi sportivi devono corrispondere al 15% dei posti disponibili (ossia massimo 200 spettatori al chiuso e 1000 all'aperto).

Coronavirus e parosmia

Tra gli effetti collaterali del covid-19 si riscontra soprattutto la parosmia. Tra i sintomi del coronavirus, come già sottolineato, sono annoverati anche la perdita di gusto e olfatto, sensi che però non vengono riacquisiti così rapidamente a seguito della guarigione.

Può quindi capitare di riacquisire il senso del gusto dopo il coronavirus, ma i sapori continuano a restare alterati (per esempio, il sapore anche di un buon caffè può risultare bruciacchiato, la carne può avere un sapore metallico).

La causa dell'alterazione del gusto dipende da danni ai neuroni preposti al senso dell'olfatto. Se infatti il recupero olfattivo si verifica dopo due settimane, è anche vero che i neuroni necessitano di molto più tempo per rigenerarsi nuovamente (talvolta, anche anni).

La durata della parosmia è quindi variabile, spesso però molto lunga ma è anche vero che, come ormai si è imparato, manca una solida letteratura scientifica sul covid-19 tale da avere certezze sulla cronicità di questo spiacevole effetto collaterale.

Differenze tra nuovo coronavirus e influenza

Analogie

Sia l'influenza che il nuovo coronavirus provocano sindrome respiratoria. I sintomi iniziali sono simili, così come la via di trasmissione, ossia attraverso droplets, le goccioline di respiro che si diffondono tramite starnuti, colpi di tosse e mani (perché, sbagliando, si tossisce o starnutisce nella mano).

Differenze

Il virus dell'influenza non è un virus nuovo, ritorna periodicamente, di solito nel periodo di gennaio-marzo, e questo si verifica perché muta di anno in anno: per questo, anche il vaccino antinfluenzale cambia annualmente.

Se la mutazione è lieve rispetto all'anno precedente, troverà pazienti con un grado di immunità elevato e dunque capace di contrastarlo: ci saranno quindi pochi casi di influenza e saranno più lievi; al contrario, quando il virus cambia molto, l'immunità specifica sarà minore e quindi la stagione dell'influenza sarà più intensa e con casi più gravi.

Il virus influenzale che si ripresenta annualmente è però sempre una variante del virus in generale: esiste quindi un certo grado di protezione verso quel virus: alcuni rispondono in maniera molto ampia ai virus influenzali, altri invece hanno anticorpi meno potenti e si ammalano annualmente, a meno che non si vaccinino.

Il nuovo coronavirus presenta tre principali differenze rispetto all'influenza, che sono:

  • Contagiosità – Nessuno presenta immunità verso il nuovo coronavirus e pertanto il virus può circolare maggiormente. Per questo i contagi sono più frequenti. Riassumendo: l'influenza è molto contagiosa ma abbiamo un certo grado di immunità, il coronavirus è meno contagioso ma non abbiamo alcuna immunità nei suoi confronti.
  • Trattamento – Per l'influenza esiste un vaccino, per il nuovo coronavirus no. Contro l'influenza esistono dei farmaci, per il coronavirus no.
  • Complicazioni – I virus respiratori sono tanto più gravi quanto più scendono in profondità nell'apparato respiratorio. L'influenza scende fino alla trachea e ai bronchi, di qui la bronchite, che fa tossire. Una volta guarito, inoltre, il paziente subisce un indebolimento a livello polmonare, ed è propenso ad ammalarsi di polmonite secondaria batterica. Questa però è trattabile con antibiotici. Il coronavirus arriva invece fino agli alveoli, che intercettano l'ossigeno dall'aria: qui dunque si può verificare come complicazione la polmonite virale primaria. Per questo tipo di polmonite, infine, non esistono farmaci, dunque bisogna attendere che il paziente guarisca da solo, ma nei casi più gravi può arrivare alla morte.

FANS e coronavirus

Sui social media circola anche la notizia che assumere farmaci antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS), come l'ibuprofene, potrebbe peggiorare l'infezione da coronavirus (COVID-19).

Tuttavia un comunicato del Ministero della Salute smentisce la correlazione tra ibuprofene e malattia da coronavirus

Pertanto, non c’è motivo di interrompere un trattamento con ibuprofene, soprattutto se lo si assume a causa di malattie croniche. Tuttavia, i pazienti che nutrono dubbi sulle dosi di assunzione o hanno intenzione di interrompere il trattamento, sono invitati a rivolgersi anzitutto al proprio medico o farmacista di fiducia.

Falsi miti sul coronavirus

Nonostante la raccomandazione a informarsi correttamente dai canali ufficiali, come per esempio il sito del Ministero della Salute, dall'inizio della diffusione della emergenza determinata dal nuovo coronavirus in Italia sono purtroppo circolate molte informazioni false o inesatte.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pertanto dovuto smentire le più comuni bufale miti sul coronavirus che circolavano sui social. In breve, l'Oms ha ribadito che:

  1. Il coronavirus può circolare anche con temperature calde e umide
  2. I climi freddi NON neutralizzano il coronavirus
  3. I bagni caldi NON funzionano per prevenire il nuovo coronavirus
  4. Il nuovo coronavirus NON si trasmette con punture di zanzara
  5. Gli asciugamani elettrici NON riescono a uccidere il nuovo coronavirus
  6. Una lampada di disinfezione ultravioletta NON può uccidere il nuovo coronavirus
  7. Spruzzare alcool o cloro su tutto il corpo NON uccide il nuovo coronavirus
  8. I vaccini contro la polmonite NON proteggono dal nuovo coronavirus
  9. Effettuare lavaggi con soluzioni saline NON previene il Covid-19
  10. Mangiare aglio NON previene l'infezione del nuovo coronavirus
  11. Gli animali domestici NON sono contagiosi
  12. L'assunzione di vitamina C è inefficace per la prevenzione del nuovo coronavirus
  13. NON bisogna lavarsi le mani con la candeggina.

Consigli per chi è in viaggio

Ai viaggiatori preoccupati per il contagio di coronavirus, si raccomanda di posticipare i viaggi non necessari nei luoghi che fungono da focolai di diffusione.

Inoltre, anche se non esiste ancora un vaccino per il coronavirus, si raccomanda comunque di vaccinarsi contro l'influenza stagionale (vaccino antinfluenzale) con anticipo di due-tre settimane prima di partire.

Si raccomanda anche di evitare di fare visita a luoghi potenzialmente pericolosi, come per esempio i mercati, spesso ricchi di animali e prodotti di origine animali, nonché di evitare il contatto con individui con sintomi respiratori.

Se si verificano i classici sintomi respiratori quali mal di gola, tosse e difficoltà di respirazione, contattare immediatamente un medico.

Se si sperimentano sintomi respiratori al rientro da un viaggio, nell'arco delle due settimane successive, rivolgersi a un medico e informarlo degli spostamenti.

Per ridurre il rischio di contrarre il nuovo coronavirus si raccomanda inoltre vivamente di:
  • Evitare un diretto contatto con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  • Lavarsi spesso le mani, soprattutto dopo il contatto diretto con persone malate
  • Rispettare l’igiene respiratoria se si hanno sintomi di infezione respiratoria acuta: evitare contatti ravvicinati, coprire starnuti e colpi di tosse con un fazzoletto, preferibilmente monouso, e lavarsi le mani.

Covid-19 e vacanze 2020

Nonostante i contagi da Covid-19 siano calati durante la stagione estiva, è comunque importante mantenersi prudenti.

Nel caso in cui si abbiano i classici sintomi da Sars-CoV-2, ossia febbre superiore ai 37.5 gradi C, tosse, brividi, difficoltà respiratorie e scomparsa o diminuzione di gusto e olfatto, ma anche diarrea, raffreddore e mal di gola, contattare immediatamente un medico. In alternativa, si può contattare il numero verde nazionale 1500, appositamente creato per chiarire dubbi sui sintomi del coronavirus.

Se si sospetta di essere stati contagiati, è necessario entrare in contatto con l'ASL più vicina, per sottoporsi a un tampone orofaringeo. Contattando inoltre il numero verde di ciascuna regione, si verrà subito reindirizzati alla ASL locale più vicina. È preferibile non chiamare il 112, a meno che non si tratti di una vera e propria emergenza.

In attesa di effettuare il tampone o qualsiasi tipo di visita, se si sospetta di essere infetti, bisognerà mettersi in autoisolamento (nella stanza d'albergo o casa-vacanza in cui ci si trova).

Infine, nel caso si risultasse positivi, è sempre il personale sanitario locale a dirvi cosa fare (quindi quello della regione in cui vi trovate durante le vacanze): se i sintomi sono gravi è probabile che seguirà il ricovero, altrimenti vi istruiranno su come e dove effettuare la quarantena.
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