Nel dibattito sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere, l’attenzione si concentra spesso su mani, superfici e dispositivi – molto meno sugli abiti. Eppure, camici, felpe e giacche vengono a contatto continuo con pazienti, letti, tende e strumenti clinici.
Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Infection Control & Hospital Epidemiology, ha cercato di rispondere a una domanda semplice, ma tutt’altro che marginale: quanto sono contaminati i capi a maniche lunghe indossati dagli operatori sanitari durante il lavoro quotidiano?
Il risultato non è allarmistico, ma nemmeno rassicurante, e offre spunti interessanti per riconsiderare alcune pratiche diffuse negli ospedali.
Il “problema” dei polsini
Le maniche lunghe sono spesso indossate sopra la divisa: felpe, giacche leggere, camici non sterili. Servono per comfort termico o praticità, soprattutto nei reparti dove il freddo è costante.
I polsini, però, rappresentano un punto critico: sfiorano superfici, entrano in contatto con il paziente e difficilmente vengono igienizzati durante il turno.
Da anni alcune linee guida internazionali promuovono il principio del bare below the elbows (“braccia scoperte sotto il gomito”), ma le evidenze a supporto sono state spesso indirette o basate su studi di laboratorio.
Questo lavoro prova, invece, a osservare cosa accade nel mondo reale, dentro un grande ospedale: la ricerca è stata realizzata in un ospedale universitario statunitense di grandi dimensioni e si tratta di uno studio osservazionale prospettico, condotto su operatori sanitari di diversi reparti, sia critici sia non critici.
In totale, sono stati coinvolti 280 professionisti sanitari che indossavano abiti a maniche lunghe durante il turno.
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Per ciascun partecipante, i ricercatori hanno prelevato campioni batteriologici dai polsini di entrambe le maniche, utilizzando tamponi sterili successivamente coltivati in laboratorio.
I microrganismi isolati sono stati classificati in due grandi gruppi:
- batteri commensali della pelle, normalmente presenti sull’organismo umano;
- potenziali patogeni, cioè microrganismi che, in determinate condizioni, possono causare infezioni.
Per una parte dei campioni, è stato inoltre effettuato un sequenziamento genomico, confrontando i batteri trovati sugli abiti con quelli responsabili di infezioni cliniche nei pazienti ricoverati.
Quanto sono contaminati i capi a maniche lunghe
Il primo dato che emerge è netto: la contaminazione è molto frequente.
Oltre l’80% dei campioni prelevati dai polsini presentava una crescita batterica. Nella maggior parte dei casi si trattava di flora cutanea comune, un risultato atteso in un ambiente sanitario.
Più interessante, però, è il secondo livello di analisi.
Circa un campione su cinque risultava contaminato da almeno un batterio potenzialmente patogeno, tra cui:
- Staphylococcus aureus;
- streptococchi alfa-emolitici;
- specie di Bacillus;
- enterobatteri e microrganismi ambientali opportunisti.
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Non si parla quindi solo di batteri “innocui”, ma di organismi che, in pazienti fragili o immunodepressi, possono diventare clinicamente rilevanti.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il materiale e il tipo di indumento.
Gli operatori che indossavano felpe o giacche in tessuto tipo pile mostravano una probabilità significativamente più alta di contaminazione da potenziali patogeni rispetto a chi indossava altri capi.
Oltre il 41% delle maniche realizzate in questo materiale ha mostrato la presenza di almeno un patogeno potenziale. I tessuti sintetici non in pile hanno registrato una contaminazione del 32,8%, mentre il cotone si è dimostrato leggermente più sicuro con il 24,1% di contaminazione
Questo dato suggerisce che non tutti i materiali si comportano allo stesso modo, probabilmente per differenze nella struttura del tessuto, nella capacità di trattenere umidità e nella frequenza di lavaggio.
Al contrario, altri fattori spesso chiamati in causa non sembrano avere un peso determinante:
- il tempo trascorso dall’ultimo lavaggio dell’indumento;
- la durata del turno;
- l’aderenza dichiarata alle pratiche di igiene delle mani.
Nessuno di questi elementi ha mostrato una correlazione significativa con la presenza di batteri sui polsini.
C’è un rischio reale di trasmissione ai pazienti?
Quando i ricercatori hanno confrontato geneticamente i batteri trovati sugli abiti con quelli isolati da infezioni cliniche nei pazienti, non è emersa una correlazione diretta.
In altre parole, non è stata dimostrata una trasmissione documentabile dagli abiti agli ammalati, almeno nel contesto osservato.
Questo non significa che il rischio non esista, ma che non è stato possibile provarlo con i dati raccolti. Gli stessi autori sottolineano che servirebbero studi più ampi e disegnati specificamente per valutare la catena di trasmissione.
Da un lato, i risultati confermano che le maniche lunghe si contaminano facilmente e possono ospitare microrganismi potenzialmente patogeni.
Dall’altro, non forniscono prove definitive per attribuire agli abiti un ruolo diretto nelle infezioni ospedaliere.
Secondo gli autori, politiche come il bare below the elbows restano plausibili dal punto di vista teorico, ma non possono essere considerate risolutive senza ulteriori evidenze.
La prevenzione delle infezioni rimane un sistema complesso, in cui igiene delle mani, organizzazione degli spazi e formazione del personale continuano a essere centrali.
La riduzione della contaminazione potrebbe essere ottenuta con un gesto semplicissimo: arrotolare le maniche ed espandere l'igiene delle mani.
In un contesto sanitario sempre più attento alla sicurezza, questo lavoro contribuisce a spostare il focus su un aspetto quotidiano e spesso trascurato: ciò che gli operatori indossano durante il turno.
Non lancia allarmi, ma invita a osservare con più attenzione le pratiche consolidate, distinguendo ciò che è supportato dai dati da ciò che è solo intuitivo. Ed è proprio questo approccio, basato sull’osservazione reale e non su ipotesi astratte, a rendere lo studio particolarmente rilevante per il dibattito attuale sulla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.
Fonti:
- Cambridge University Press – Healthcare worker long-sleeved attire contamination: a prospective observational study
- Queensland Health – Bare Below the Elbows guideline