I primi ambienti sociali frequentati dai bambini sembrano incidere non solo sullo sviluppo cognitivo e relazionale, ma anche sulla composizione del microbioma intestinale.
A suggerirlo è uno studio italiano pubblicato su Nature, che analizza come i batteri si trasmettano tra coetanei nei nidi d’infanzia.
Scopriamo di più.
Microbioma infantile: perché è così importante
Il microbioma intestinale è un ecosistema complesso di microrganismi che svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo, nel sistema immunitario e nella protezione da numerose patologie. La sua formazione inizia alla nascita e subisce profonde trasformazioni nei primi anni di vita, una fase considerata decisiva per la salute a lungo termine.
Finora la ricerca si è concentrata soprattutto sulla trasmissione microbica dalla madre al neonato e sull’influenza dell’ambiente familiare. Molto meno esplorato, invece, era il contributo dei primi contesti sociali strutturati, come gli asili nido.
Lo studio italiano pubblicato su Nature
A colmare questa lacuna è uno studio condotto dall’Università di Trento, attraverso il Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (CIBIO), in collaborazione con il Comune di Trento.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature e rappresenta uno dei primi lavori a indagare la trasmissione del microbioma nella primissima infanzia in contesti educativi.
Lo studio ha coinvolto 134 partecipanti, tra cui 41 bambini tra i 4 e i 15 mesi, educatori, genitori, fratelli e sorelle e animali domestici. I ricercatori hanno seguito tre nidi d’infanzia per un intero anno educativo, raccogliendo campioni biologici a intervalli regolari.
Grazie al sequenziamento metagenomico e a sofisticate analisi bioinformatiche, è stato possibile identificare non solo le specie batteriche, ma anche i singoli ceppi, osservandone la diffusione tra le persone nel tempo.
I risultati mostrano che, nei primi mesi di frequenza del nido, i bambini presentano microbiomi molto diversi tra loro. Con il passare del tempo, però, iniziano a emergere schemi di condivisione: alla fine dello studio, circa il 20% dei ceppi intestinali risultava condiviso con almeno un altro bambino dello stesso gruppo.
Un elemento rilevante è che questa condivisione avveniva quasi esclusivamente all’interno dello stesso nido, indicando che la prossimità e l’interazione quotidiana sono fattori determinanti.
Un impatto paragonabile a quello della famiglia
Secondo i ricercatori, l’effetto del nido sul microbioma infantile è comparabile a quello dell’ambiente familiare. Nei primi mille giorni di vita, periodo cruciale per la costruzione dell’ecosistema intestinale, il contatto con i coetanei contribuisce in modo sostanziale ad arricchire la diversità batterica.
In alcuni casi è stato possibile seguire il percorso di singoli ceppi batterici, osservandone il passaggio da un bambino a un altro e successivamente ai familiari, a conferma di una rete di trasmissione che va oltre il singolo individuo.
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Antibiotici e capacità di recupero
Lo studio ha approfondito anche l’impatto dei trattamenti antibiotici, noti per ridurre temporaneamente la quantità e la varietà dei batteri intestinali.
Nei bambini osservati, però, la fase successiva alla terapia si è distinta per una maggiore acquisizione di nuovi ceppi microbici, in particolare attraverso il contatto con i coetanei del nido. Un dato che suggerisce come l’ambiente sociale possa favorire il riequilibrio del microbioma dopo un’alterazione farmacologica.
Queste osservazioni rafforzano l’idea che i primi contesti di vita condivisi non siano solo luoghi di crescita educativa, ma anche spazi in cui si costruisce la resilienza biologica dell’intestino.
Comprendere i meccanismi di trasmissione e recupero del microbioma nei primi anni di vita potrebbe aprire la strada a nuovi approcci preventivi e terapeutici, basati su interventi mirati e su una gestione più consapevole della salute intestinale in età precoce.
Fonti
Nature - Sending babies to nursery completely reshapes their microbiomes