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Ictus in famiglia? Ecco come comportarsi (e quali esami eseguire)

Redazione

Ultimo aggiornamento – Maggio 16, 2019

Ictus in famiglia? Ecco come comportarsi (e quali esami eseguire)

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L’ictus cerebrale è una patologia acuta a carico del sistema nervoso centrale, dovuta a improvvisa interruzione dell’apporto sanguigno allo stesso come conseguenza della chiusura (80% dei casi) o, più raramente, della rottura (20% dei casi) di un’arteria: nel primo caso si configura il quadro di ictus ischemico, nel secondo quello di ictus emorragico.

Si tratta di una diffusa patologia, la cui prevalenza globale sfiorava il 5% nel 2013. A livello mondiale, l’ictus rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità negli anziani.

Quali sono i fattori di rischio per l’ictus?

Evidenze da studi epidemiologici hanno identificato diversi fattori coinvolti nel rischio di ictus, distinti in modificabili e non modificabili. I primi includono lo stile di vita (fumo di sigaretta, sedentarietà, abuso alcolico, dieta squilibrata) e tutte le ben note condizioni di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete mellito, dislipidemia, obesità, aterosclerosi, iperomocisteinemia, cardiopatie di vario genere, quali quella ischemica, valvolare, o da difetti del setto interatriale).

I fattori di rischio non modificabili includono l’età, l’appartenenza etnica, fattori ereditari e, nelle donne, la menopausa precoce. L’età è il più importante tra questi fattori: la maggioranza degli eventi si verifica superati i 65 anni, ma già dai 55 anni di età il rischio inizia ad aumentare, raddoppiando, poi, ogni 10 anni.

Il ruolo della genetica nel rischio di ictus non è stato completamente chiarito: è invece certo che la familiarità riguardi alcuni dei fattori di rischio modificabili più strettamente associati all’ictus, quali l’ipertensione arteriosa, il diabete, la dislipidemia, o l’aterosclerosi.

È, quindi, probabile che l’individuo con familiarità per ictus abbia, in realtà, anche una storia familiare di pressione elevata, diabete, o di malattia aterosclerotica. In questi casi, diventa ancor più importante prevenire lo sviluppo delle stesse condizioni tra i consanguinei, nonché riconoscerle precocemente e controllarle efficacemente una volta già presenti.

Come fare prevenzione nel modo corretto?

Un pilastro della prevenzione cardiovascolare, sia primaria che secondaria, resta l’intervento sullo stile di vita: si raccomanda la sospensione del fumo di sigaretta, lo svolgimento di regolare attività fisica, la riduzione del consumo di bevande alcoliche, il mantenimento di un peso corporeo nei limiti della norma (body mass index [BMI] tra 18.5 e 25), il consumo di almeno 25 grammi di fibre al giorno attraverso frutta, verdura, legumi e cereali e quello di 20-30 grammi al giorno di frutta secca a guscio, limitare l’apporto di zuccheri semplici, bevande zuccherate, carni rosse o trasformate e sale (quest’ultimo a meno di 5 grammi al giorno), consumare pesce almeno 2 volte la settimana e preferire olio d’oliva come condimento.

In aggiunta a tali misure, è fondamentale riconoscere e trattare l’ipertensione arteriosa, il diabete, la dislipidemia, l’aterosclerosi e la fibrillazione atriale con obiettivi e strategie farmacologiche secondo linee guida.

È opportuno, a tal fine, sottoporsi a periodici controlli clinici, comprensivi di misurazione della pressione arteriosa, di valutazione del profilo glicemico e lipidico, nonché dello stato di salute di cuore ed arterie mediante elettrocardiogramma, ecocardiogramma ed ecocolordoppler dei vasi del collo.

Questi accorgimenti, la cui periodicità sarà scandita in base al profilo di rischio individuale in accordo con le specifiche linee guida, saranno d’aiuto per ridurre il rischio di ictus e conservare una buona salute cardiovascolare.


A cura del Prof. Claudio Ferri – Presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – Professore Ordinario in Medicina Interna – Direttore UOC di Medicina Interna e Nefrologia – Ospedale San Salvatore di Coppito (AQ).

A cura della dr.ssa Rita del Pinto – Gruppo dei Giovani Ricercatori – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa.

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