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Quando bere? Te lo dice un cerotto!

Ultimo aggiornamento – 29 novembre, 2016

Quando bere? Te lo dice un cerotto!
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Nel sudore di ciascuno di noi, sono contenuti molti marcatori chimici, in grado di darci informazioni preziose sul nostro organismo.

Da oggi esiste un nuovo sensore che, una volta indossato, permette di conoscere queste preziose informazioni, in quanto è in grado di raccoglierle e tradurle in dati, aiutando così gli atleti a migliorare il proprio rendimento.

Un cerotto pro-idratazione per gli sportivi high-tech

Sempre di più, lo sport sta incamerando alta tecnologia all’interno del proprio settore e, da molto tempo, si stanno studiando sensori in grado di analizzare i parametri fisiologici di un atleta durante le sue performance; sensori che possano avvisare lo sportivo di concedersi un momento di pausa per recuperare energie e ottenere un rendimento più alto, o che lo avvisino di reidratarsi qualora avesse perso molti liquidi attraverso il sudore, senza accorgersene.

Un team di ricercatori internazionali ha appena lanciato un nuovo sensore, delle dimensioni di un cerotto, in grado di decifrare e decodificare le tracce presenti nel sudore: un grande traguardo non solo per lo sport, ma per la medicina in generale, che potrebbe indirizzare il dispositivo verso nuove frontiere. La scoperta, messa a punto dal team, è stata riportata sulla rivista Science Translational Medicine.

Perché il sudore è un importante messaggero?

Come spiega John A. Rogers, ricercatore della Northwestern University e responsabile del presente studio, le gocce di sudore sono una fonte ricca di informazioni davvero importanti: nel sudore, infatti, non è presente solo l’acqua espulsa dal corpo, assieme a un certo numero di tossine; il sudore è soprattutto veicolo di marcatori (ovvero molecole prodotte dal metabolismo), capaci di raccontare cosa succede al nostro organismo.

Rogers racconta che il team aveva già sviluppato una piattaforma elettronica collegata al derma, ma che poi questa è stata elaborata per riuscire a tradurre i messaggi biochimici del sudore, attraverso una rete di canali microfluidi e mini-serbatoi di stoccaggio di piccole quantità di liquidi.

Come funziona il “cerotto”?

Il dispositivo è in realtà un chip da applicare direttamente sulla pelle; rispetto ai suoi analoghi predecessori, il chip punta tutto sulla microfluidica, che adopera il trasporto di quantità di liquidi davvero microscopiche. Ma il dispositivo sfrutta anche l’idea del ‘lab-on-the-skin’ (un’evoluzione della precedente idea ‘lab-on-a-chip‘).

Tutta questa altissima tecnologia è racchiusa in un piccolo chip in grado di aderire perfettamente alla pelle, poiché flessibile.

Come si indossa il chip?

Le dimensioni del dispositivo non superano quelle di una moneta e, grazie allo speciale adesivo di cui è dotato, è facilmente applicabile sulla pelle. Esso è anche composto da una parte elettronica, da canali microfluidici e da piccoli tamponi che cambiano di tonalità a seconda dei valori di pH della pelle e di certe sostanze specifiche presenti nel sudore (come ad esempio il lattato, il cloro e il glucosio).

La parte elettronica serve a leggere e a trasmettere i risultati delle analisi, mediante un comunissimo smartphone; infatti, se il telefono si trova nelle vicinanze del chip (avendo preventivamente attivato al connessione wireless), si attiva una app che, tramite una foto scattata al sensore, è in grado di codificare i colori dei tamponi e tradurli in dati.

Le sostanze sopra elencate, infatti, a seconda della loro concentrazione, coloreranno i tamponi in modo diverso: in questo modo è possibile decifrare tali sfumature in parametri reali che forniscano indicazioni precise e attendibili, ad esempio sullo stato di idratazione di chi sta indossando il chip.

Per verificare la funzionalità e l’attendibilità del dispositivo, il team ha fatto studi su un gruppo di venti sportivi, posizionando il chip sulle braccia e sulla schiena dei ciclisti durante il Tour di Tucson, effettuando le verifiche sia all’aperto che al chiuso.

Per quanto tempo va indossato il chip?

Il dispositivo è monouso, e la sua efficacia ha una copertura di alcune ore. Il chip è stato pensato appositamente per gli atleti, con l’obiettivo di avere dei riscontri in tempo reale sui parametri, in particolare per verificare i livelli di idratazione e dei sali minerali, ma in futuro tale dispositivo potrebbe anche essere utilizzato nel campo medico, per la diagnosi di alcune patologie o anche per analizzare e misurare i livelli del glucosio (senza dover passare per gli esami del sangue).

Un’applicazione simile è quella utilizzata per la fibrosi cistica, che misura i parametri del cloro contenuti nel sudore.

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