Il secondo cuore del corpo: 5 motivi per muoverlo

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 01 Settembre, 2026

polpacci di 3 donne in palestra

Ogni passo, ogni movimento della caviglia e ogni sollevamento sulle punte attiva un meccanismo molto semplice, ma fondamentale per la circolazione: la pompa muscolare del polpaccio. I muscoli della parte posteriore della gamba si contraggono, comprimono le vene e aiutano il sangue a risalire verso il cuore, contrastando la forza di gravità.

Il nome “secondo cuore” va inteso nel modo giusto. I polpacci non sostituiscono il cuore e non hanno la sua capacità di pompare sangue in tutto il corpo, però svolgono un lavoro di supporto prezioso, soprattutto nella parte più difficile del ritorno venoso: riportare verso l’alto il sangue che si trova nelle gambe, dove la pressione è più bassa rispetto al sistema arterioso.

Il cuore spinge il sangue ossigenato attraverso le arterie. Dopo aver raggiunto i tessuti, quel sangue deve tornare indietro attraverso le vene. Ma le vene non hanno una forza di spinta autonoma paragonabile a quella del cuore. Qui entrano in gioco i polpacci: quando si muovono, comprimono i vasi e favoriscono il ritorno del sangue verso il torace.

Come funziona la pompa del polpaccio

Il meccanismo è più concreto di quanto sembri. Quando camminiamo, corriamo, saliamo le scale o semplicemente ci solleviamo sulle punte, i muscoli del polpaccio si contraggono. Questa contrazione schiaccia le vene profonde della gamba e spinge il sangue verso l’alto.

A impedire che il sangue ricada verso i piedi ci sono piccole valvole venose, che funzionano come porte a senso unico. Tra una contrazione e l’altra, queste valvole aiutano a mantenere la direzione del flusso. Movimento dopo movimento, il sangue compie quindi piccoli “passi” verso il cuore.

Quando questa pompa lavora bene, contribuisce a ridurre il ristagno di sangue negli arti inferiori. Quando lavora male, invece, possono comparire sensazioni come caviglie gonfie, gambe pesanti, dolore, stanchezza o fastidio dopo molte ore in piedi o seduti. In alcuni casi, una pompa poco efficiente può inserirsi in un quadro più ampio di problemi venosi.

Cosa dicono gli studi Mayo Clinic

Alcuni studi hanno suggerito che il funzionamento della pompa del polpaccio possa dire qualcosa sullo stato generale di salute di una persona. Uno studio del 2020 ha esaminato le cartelle cliniche di 2.728 adulti sottoposti a test vascolari presso il laboratorio vascolare della Mayo Clinic in Minnesota. I ricercatori hanno osservato che le persone con una funzione compromessa della pompa del polpaccio avevano una mortalità più alta negli anni successivi.

Dopo 10 anni, il tasso di mortalità era di circa 6% tra chi aveva una funzione normale della pompa, contro circa 18% tra chi presentava una funzione ridotta. È un dato importante, ma non deve essere letto in modo semplicistico. Lo studio non dimostra che avere polpacci deboli causi direttamente quei decessi.

Una pompa del polpaccio poco efficiente può essere anche il segnale di altri problemi: minore attività fisica, perdita di massa muscolare, difficoltà articolari, malattie che coinvolgono nervi o muscoli, condizioni cardiovascolari o uno stato di salute complessivamente più fragile. In altre parole, il polpaccio può funzionare come una specie di indicatore, non necessariamente come la causa principale.

Lo studio più ampio del 2024

Un secondo studio della Mayo Clinic, pubblicato nel 2024, ha rafforzato questa associazione. In questo caso i ricercatori hanno analizzato quasi 6.000 pazienti, più precisamente 5.913, valutando la cosiddetta frazione di eiezione della pompa del polpaccio, cioè quanta parte del sangue venoso viene effettivamente spinta via durante il movimento.

Il risultato ha seguito una logica progressiva: minore era la quantità di sangue espulsa dalla pompa del polpaccio, più alto risultava il rischio di mortalità. Nei soggetti con la funzione più compromessa, il rischio era più che doppio rispetto a chi aveva una pompa più efficace.

Anche in questo caso, però, si tratta di uno studio osservazionale. Non prova che fare esercizi per i polpacci allunghi la vita, né che basti muovere i talloni sotto la scrivania per proteggersi da malattie complesse. Mostra piuttosto che la funzione muscolare e vascolare degli arti inferiori può essere collegata a condizioni di salute più generali.

Perché stare fermi a lungo non aiuta

Il problema non è solo stare seduti. Anche restare in piedi immobili per molto tempo può ridurre l’efficacia della pompa del polpaccio. Se i muscoli non si contraggono, non comprimono le vene in modo sufficiente. È il movimento, non la posizione in sé, a rendere attivo il meccanismo.

Per questo camminare resta il gesto più semplice e utile. Ogni passo attiva i muscoli del polpaccio e aiuta il sangue a risalire. Lo stesso vale per salire le scale, correre, marciare sul posto o sollevarsi ripetutamente sulle punte. Anche piccoli movimenti possono essere utili quando si passa molto tempo alla scrivania o in viaggio.

L’American Heart Association raccomanda, durante la giornata lavorativa, di alzarsi e camminare almeno una volta ogni ora. Quando non è possibile farlo, muovere le caviglie su e giù o sollevare i talloni mantenendo le punte dei piedi a terra può comunque attivare i muscoli del polpaccio.

Il ruolo del soleo

Tra i muscoli del polpaccio ce n’è uno particolarmente interessante: il soleo. È un muscolo profondo, abituato a lavorare a lungo e coinvolto nella postura e nei movimenti del piede. Negli ultimi anni è stato studiato anche per il suo possibile ruolo nel metabolismo.

Uno studio del 2022 ha analizzato un movimento da seduti chiamato soleus push-up. L’esercizio consiste nel tenere la parte anteriore del piede appoggiata al pavimento e sollevare ripetutamente i talloni. I ricercatori hanno osservato che contrazioni prolungate del soleo potevano aumentare il consumo energetico del muscolo e aiutare l’organismo a gestire glucosio e grassi dopo i pasti.

Un successivo studio pilota, condotto su appena 10 persone con prediabete, ha osservato che eseguire questo movimento durante un test di tolleranza al glucosio di due ore riduceva l’aumento della glicemia di circa un terzo rispetto allo stare seduti senza muoversi. È un dato interessante, ma ancora preliminare: i partecipanti erano pochi e il movimento veniva svolto per periodi prolungati, non per qualche ripetizione occasionale.

Non basta alzare i talloni ogni tanto

Il messaggio, quindi, va mantenuto equilibrato. Fare qualche sollevamento dei talloni sotto la scrivania può essere meglio che restare immobili per ore, ma non sostituisce una camminata, un programma di esercizio completo o eventuali terapie mediche. Non è una scorciatoia per la salute cardiovascolare, né un trattamento per problemi venosi o metabolici.

Resta però una buona abitudine: interrompere la sedentarietà, muovere le caviglie, camminare quando possibile e mantenere attivi i muscoli delle gambe. La World Health Organization raccomanda agli adulti almeno 150-300 minuti di attività fisica aerobica moderata a settimana, oppure un’attività vigorosa equivalente, insieme ad attività di rafforzamento muscolare in 2 o più giorni alla settimana.

Il polpaccio, da solo, non salva la salute. Ma è una parte del corpo spesso sottovalutata, e il suo ruolo nella circolazione ricorda una cosa molto semplice: il movimento quotidiano non serve soltanto a “bruciare calorie”, ma aiuta diversi sistemi del corpo a funzionare meglio.

Quando il gonfiore non va ignorato

Gambe pesanti o caviglie gonfie dopo molte ore seduti possono essere disturbi comuni, ma non tutto deve essere attribuito alla sedentarietà. Un gonfiore persistente, soprattutto se riguarda una sola gamba, oppure dolore improvviso, arrossamento, calore o tensione al polpaccio richiedono attenzione medica.

Questi sintomi possono avere molte cause, ma in alcuni casi possono essere compatibili con una trombosi venosa profonda, cioè un coagulo in una vena profonda, spesso della gamba. È una condizione da valutare rapidamente, perché può diventare seria se trascurata.

Il punto non è creare allarme per ogni fastidio. È distinguere il normale senso di pesantezza legato all’immobilità da segnali più importanti. Se il dolore è improvviso, il gonfiore è marcato o interessa una sola gamba, oppure compaiono difficoltà respiratorie o dolore al petto, serve una valutazione urgente.

Il messaggio da portare a casa

I polpacci vengono chiamati “secondo cuore” perché, quando si contraggono, aiutano il sangue delle gambe a tornare verso il cuore. È una metafora, ma descrive bene una funzione reale: la pompa muscolare del polpaccio è una parte importante del ritorno venoso.

Gli studi disponibili suggeriscono che una pompa del polpaccio poco efficiente sia associata a una salute generale più fragile e a una maggiore mortalità nel tempo. Questo non significa che basti allenare i polpacci per vivere più a lungo, ma indica che movimento, forza muscolare e circolazione sono più collegati di quanto spesso immaginiamo.

La strategia più semplice resta anche la più accessibile: camminare, alzarsi regolarmente, muovere le caviglie, evitare ore di immobilità e mantenere una routine di attività fisica adeguata. I polpacci non sono davvero un secondo cuore, ma ogni volta che si contraggono danno al cuore vero una mano silenziosa e utile.

Fonti

ScienceAlert - Your Body Has a 'Second Heart', And It's Crucial You Keep It Pumping

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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