Il segreto dei super anziani (come Gianna Pratesi): come restare lucidi dopo gli 80 anni

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 26 Febbraio, 2026

Una signora anziana che sorride

I cosiddetti “super anziani” – come Gianna Pratesi, appara sul palco dell’Ariston per la prima serata del Festival di Sanremo – hanno un “ingrediente segreto” nel cervello: l'ippocampo produce un numero elevato di nuovi neuroni.

È da questo presupposto che parte un recente studio pubblicato su Nature, che riaccende il dibattito sulla neurogenesi, sull’invecchiamento cerebrale e sull’Alzheimer.

Il tema non è nuovo al grande pubblico: già in questo approfondimento avevamo raccontato il fenomeno dei “super anziani”, persone oltre gli 80 anni capaci di mantenere memoria e lucidità paragonabili a quelle di individui molto più giovani.

Ora la scienza fornisce una spiegazione molecolare solida: nel loro ippocampo, la regione cerebrale chiave per memoria e apprendimento, la produzione di nuovi neuroni sembra essere sorprendentemente attiva.

Neurogenesi nell’adulto: una questione ancora aperta

Per anni la comunità scientifica si è divisa su una domanda cruciale: il cervello umano adulto produce davvero nuovi neuroni?

Nell’ippocampo – in particolare nel giro dentato – la neurogenesi è ben documentata negli animali; nell’uomo, però, le prove sono state controverse, soprattutto dopo studi che ne avevano messo in dubbio la persistenza in età avanzata.

Il nuovo lavoro affronta la questione con strumenti tecnologici di ultima generazione, offrendo un’analisi ad altissima risoluzione delle cellule presenti nell’ippocampo umano in diverse fasi della vita.

I ricercatori hanno analizzato campioni post-mortem di ippocampo provenienti da diversi gruppi:

  • giovani adulti sani;
  • anziani senza declino cognitivo;
  • “SuperAgers” (anziani con memoria eccezionale);
  • soggetti con Alzheimer;
  • individui con patologia intermedia.

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Grazie a tecniche di sequenziamento a singolo nucleo (RNA-seq e analisi dell’accessibilità della cromatina), il team ha identificato con precisione:

  • cellule staminali neurali;
  • progenitori neuronali;
  • neuroblasti;
  • neuroni immaturi.

Non si tratta di semplici marcatori indiretti, ma di una vera e propria mappa molecolare della neurogenesi umana.

Nuovi neuroni anche dopo gli 80 anni

Il dato più rilevante è che la neurogenesi nell’ippocampo umano adulto esiste: anche negli anziani sono state individuate cellule in fase di maturazione neuronale.

Tuttavia, il numero e lo stato funzionale di queste cellule variano in modo significativo a seconda delle condizioni cognitive.

Negli individui con memoria eccezionale oltre gli 80 anni, i ricercatori hanno osservato:

  • una maggiore presenza di neuroni immaturi;
  • una migliore conservazione dei progenitori neuronali;
  • un profilo epigenetico più “giovane”.

In altre parole, il loro ippocampo mantiene una capacità rigenerativa superiore alla media, che potrebbe spiegare la resilienza cognitiva.


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Il quadro cambia radicalmente nei soggetti con malattia di Alzheimer. In questo caso, i ricercatori hanno rilevato:

  • una significativa riduzione dei neuroni immaturi;
  • alterazioni nei meccanismi di regolazione genetica;
  • modifiche nell’accessibilità della cromatina.

Queste alterazioni epigenetiche sembrano interferire con la capacità delle cellule staminali di trasformarsi in neuroni maturi, contribuendo al declino cognitivo.

Il dato è particolarmente rilevante perché suggerisce che l’Alzheimer non sia solo una malattia di accumulo proteico (placche amiloidi e grovigli di tau), ma anche una condizione in cui viene compromessa la rigenerazione neuronale.

Il ruolo dell’epigenetica

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’analisi dell’epigenoma, cioè dell’insieme di modifiche chimiche che regolano l’attivazione o la repressione dei geni.

Negli anziani cognitivamente sani e nei “SuperAgers”, l’architettura della cromatina nelle cellule neurogeniche risulta più favorevole all’attivazione dei geni coinvolti nello sviluppo neuronale.

Nei pazienti con Alzheimer, al contrario, molte regioni del DNA appaiono meno accessibili, con un conseguente rallentamento dei processi di differenziazione cellulare.

Questo apre uno scenario interessante: intervenire sui meccanismi epigenetici potrebbe diventare una strategia terapeutica futura.

Due signore anziane che sorridono

Le implicazioni sono molteplici:

  • conferma definitiva della neurogenesi adulta nell’uomo;
  • nuova comprensione dei meccanismi dell’invecchiamento cerebrale;
  • identificazione di potenziali target terapeutici per l’Alzheimer;
  • spiegazione biologica del fenomeno dei “super anziani”.

La ricerca suggerisce che la capacità del cervello di rigenerarsi non scompare con l’età, ma può essere preservata – o compromessa – in base a fattori ancora da chiarire completamente.

Cosa rende “speciale” l’ippocampo dei super anziani?

Non si tratta di una singola mutazione genetica o di un tratto isolato.

I dati indicano una combinazione di:

  • maggiore integrità delle cellule staminali neurali;
  • ambiente molecolare favorevole;
  • regolazione epigenetica efficiente.

È plausibile che stile di vita, attività cognitiva, fattori ambientali e predisposizione genetica interagiscano nel mantenere attivo questo circuito rigenerativo.

Se la neurogenesi è collegata alla resilienza cognitiva, allora promuoverla potrebbe diventare un obiettivo chiave della medicina preventiva.

Per anni si è pensato che il cervello adulto fosse sostanzialmente statico: questa ricerca ribalta definitivamente quella visione.

Studi precedenti suggeriscono che attività fisica regolare, stimolazione mentale, sonno adeguato e dieta equilibrata possano favorire la plasticità cerebrale. Ora queste ipotesi trovano un possibile riscontro biologico più preciso.

La vera sfida sarà tradurre queste scoperte in terapie mirate.

Fonti:

  • NatureHuman hippocampal neurogenesis in adulthood, ageing and Alzheimer’s disease
  • Alzheimer's and DementiaThe first 25 years of the Northwestern University SuperAging Program
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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