Caffè e tè collegati a un minor rischio di demenza, evidenze da oltre 130mila persone

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 11 Febbraio, 2026

Una persona che fa il caffè con la moka

Il rapporto tra consumo di caffè, e salute del cervello torna al centro del dibattito scientifico: un ampio studio pubblicato ha analizzato per oltre quattro decenni le abitudini di consumo di caffeina e la loro possibile associazione con il rischio di demenza e con le funzioni cognitive nel tempo.

Ecco i risultati – ma si sottolinea che vanno letti con attenzione.

Caffè con caffeina e rischio di demenza: cosa è emerso

La ricerca si basa sui dati di due grandi coorti statunitensi ben note in ambito epidemiologico:

In totale, sono stati coinvolti oltre 131.000 partecipanti, monitorati per un periodo massimo di 43 anni. I ricercatori hanno analizzato il consumo abituale di:

  • caffè con caffeina;
  • caffè decaffeinato;
  • tè.

Questi dati sono stati messi in relazione con:

  • insorgenza di demenza;
  • andamento delle funzioni cognitive;
  • percezione soggettiva del declino cognitivo.

Un follow-up così lungo rappresenta uno dei principali punti di forza dello studio, il cui dato più rilevante riguarda il caffè con caffeina.


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Secondo i risultati, un consumo più elevato di caffè contenente caffeina è risultato associato a un rischio inferiore di sviluppare demenza rispetto a un consumo basso o nullo.

Non si tratta di una protezione assoluta né di un effetto preventivo dimostrato in senso causale. Tuttavia, l’associazione statistica osservata suggerisce che la caffeina potrebbe svolgere un ruolo potenzialmente favorevole per la salute cerebrale nel lungo periodo.

Le possibili spiegazioni biologiche includono:

  • effetto neuroprotettivo della caffeina;
  • riduzione dell’infiammazione;
  • miglioramento della funzione vascolare cerebrale;
  • modulazione dell’attività neuronale.

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Sono ipotesi già esplorate in studi precedenti, ma ancora oggetto di ricerca.

Un elemento interessante riguarda il caffè decaffeinato: a differenza della versione con caffeina, il consumo di decaffeinato non è risultato associato a una riduzione significativa del rischio di demenza.

Questo dato rafforza l’ipotesi che il possibile effetto osservato sia legato proprio alla caffeina, e non semplicemente ad altri composti presenti nel caffè.

Tè e funzione cognitiva: risultati simili

Anche il ha mostrato associazioni favorevoli in relazione ad alcuni esiti cognitivi.

I partecipanti con un consumo più elevato di tè tendevano a riportare:

  • migliori performance in alcune misurazioni cognitive;
  • minore percezione soggettiva di declino.

Il tè contiene caffeina, ma anche polifenoli e catechine, sostanze studiate per le loro proprietà antiossidanti e potenzialmente neuroprotettive.

È fondamentale sottolineare un punto chiave: si tratta di uno studio osservazionale prospettico.

 Una tazza di tè

Questo significa che:

  • i ricercatori hanno osservato associazioni;
  • non hanno assegnato in modo casuale il consumo di caffè o tè;
  • non possono dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto.

Chi beve più caffè potrebbe avere anche altre abitudini salutari – alimentazione, attività fisica, stimolazione mentale – che contribuiscono a ridurre il rischio di declino cognitivo.

I ricercatori hanno effettuato aggiustamenti statistici per vari fattori confondenti, ma in epidemiologia il rischio di variabili non misurate non può essere completamente escluso.

Quanto caffè è considerato sicuro?

Le linee guida internazionali indicano generalmente che un consumo moderato di caffeina – fino a circa 400 mg al giorno per un adulto sano (equivalenti a 3/4 tazze di caffè) – è considerato sicuro per la maggior parte della popolazione.

Superare queste quantità può comportare:

Come sempre, la tolleranza individuale varia.

Il nuovo studio, ovviamente, non va preso come una prova definitiva, ma si tratta di un tassello importante in un filone di ricerca in continua evoluzione.

Per chi già consuma caffè con moderazione, i dati sono rassicuranti. Per chi non lo beve, non esiste al momento alcuna indicazione clinica che suggerisca di iniziare con finalità preventive.

La prevenzione della demenza resta multifattoriale: il cervello, più che di una singola abitudine, sembra beneficiare di uno stile di vita complessivamente sano e coerente nel tempo.

Fonti:

  • JamaCoffee and Tea Intake, Dementia Risk, and Cognitive Function
  • Nurse’s Health StudyThe Nurses’ Health Study and Nurses’ Health Study II are among the largest investigations into the risk factors for major chronic diseases in women
  • HarvardHealth Professionals Follow-Up Study
  • EfsaCaffeine
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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