Il mondo dell’agricoltura italiana si trova oggi a gestire un equilibrio delicato: da un lato la protezione della salute e dell’ambiente, dall'altro la necessità di restare competitivi su un mercato globale sempre più agguerrito.
Al centro di questo scenario c'è il Dormex, un fitoregolatore a base di idrogeno cianammide, per il quale il Ministero della Salute ha appena firmato un’autorizzazione eccezionale in deroga.
Perché è scattata l’emergenza?
Il problema nasce dal clima: le piante di kiwi (actinidia) sono decidue: hanno bisogno di un certo numero di ore di freddo invernale per "riposare" correttamente. Ma cosa succede quando l'inverno è troppo mite?
La pianta si risveglia male, in modo disordinato, dunque il Dormex si rende necessario come una sorta di "sveglia artificiale": induce un'apertura regolare delle gemme, sincronizza la fioritura e garantisce che i frutti maturino tutti insieme.
Un’omogeneità che non riguardo solo gli aspetti estetici o commerciali: una pianta che cresce in modo equilibrato è anche molto meno vulnerabile alle malattie.
Perché il Dormex è considerato nocivo per la salute
Secondo i dati presenti in letteratura scientifica, l'idrogeno cianammide è in grado di provocare gravi irritazioni e ulcerazioni agli occhi, alla pelle e al sistema respiratorio.
Ma i rischi non si fermano qui, infatti la sostanza è anche un inibitore dell'enzima aldeide deidrogenasi, il che significa che, in presenza di alcol, può innescare una sindrome da accumulo di acetaldeide, con sintomi che includono vomito, dispnea, ipotensione, tachicardia e stato confusionale.
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In Italia il Ministero della Salute classifica il prodotto come "nocivo" per ingestione e contatto, mentre l'Unione Europea lo etichetta come "tossico" per ingestione, "nocivo" a contatto con la pelle e "irritante" per occhi e pelle, oltre che "sensibilizzante per via cutanea".
È importante precisare, però, che i rischi più elevati riguardano principalmente chi maneggia la sostanza direttamente, ovvero agricoltori e lavoratori stagionali; i residui sul prodotto destinato alla tavola dovrebbero risultare molto contenuti, però, solo se la molecola viene applicata nel rispetto dei tempi di carenza previsti.
Un percorso tortuoso: tra politica e concorrenza
L’idrogeno cianammide è una molecola con un profilo tossicologico che ha spinto l'Unione Europea a escluderla dall'elenco delle sostanze attive approvate già nel 2008, con un divieto poi consolidato definitivamente nel 2022; per questa ragione, infatti, il Ministero era orientato verso il no.
Nel dicembre 2025, poi, il dibattito è approdato alla Camera dei Deputati: i produttori italiani hanno evidenziato come la Grecia avesse già concesso l’uso del Dormex per questa stagione, seguendo l’esempio di competitor mondiali come Cile e Nuova Zelanda.
Senza questo strumento, il kiwi italiano, eccellenza economica nazionale, avrebbe subito uno svantaggio commerciale pesantissimo.
Dunque, l'autorizzazione è arrivata, ma con paletti molto stretti: non durerà i classici 120 giorni previsti dai regolamenti europei, ma solo 45 giorni. Il calendario è preciso: si può trattare esclusivamente dal 9 febbraio al 26 marzo 2026.
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Inoltre, il via libera riguarda solo le coltivazioni di kiwi in Basilicata, Calabria, Campania, Lazio e Puglia.
E l’uva da tavola? Nonostante le speranze dei viticoltori, per lei il divieto resta assoluto.
Sicurezza prima di tutto: divieti e obblighi
Data la natura della sostanza, il decreto impone misure di sicurezza che non ammettono deroghe:
- niente fai-da-te manuale: è assolutamente vietato l'uso di pompe o atomizzatori a spalla. L'operatore può trattare al massimo due ettari al giorno;
- macchinari in regola: gli atomizzatori devono avere la certificazione di controllo funzionale in corso di validità e montare obbligatoriamente ugelli antideriva;
- rispetto per l'ambiente: bisogna stare alla larga dai corsi d'acqua (almeno 20 metri) e dalle zone sensibili (50 metri).
La concessione per il 2026 è un paracadute, non una soluzione definitiva.
Il settore sa bene che l'idrogeno cianammide resta un sorvegliato speciale e che la vera sfida sarà trovare, in tempi brevi, un'alternativa altrettanto efficace ma più rispettosa dal punto di vista ecologico, capace di proteggere i nostri frutteti senza compromettere la sicurezza di chi ci lavora.
Fonti:
ISS - Sorveglianza delle intossicazioni acute da antiparassitari: il progetto pilota dell’ISS