Non si tratta solo di sensazioni: la scienza conferma che l'ipnagogia (lo stato di transizione tra la veglia e il sonno, quel "limbo" o "terra di mezzo" che si attraversa nel momento esatto in cui ti stai addormentando) è il "punto debole" dove fiorisce l'inventiva.
Ecco un approfondimento in merito.
Le scoperte più recenti
Uno studio del 2021 ha evidenziato dati sorprendenti: chi si trova in questa fase ha ben tre volte più probabilità di intuire la logica nascosta dietro un problema matematico complesso rispetto a chi resta pienamente sveglio.
Ma perché accade? Gli psicologi spiegano la creatività attraverso due pilastri:
- apertura all'esperienza: la curiosità verso il nuovo;
- flessibilità cognitiva: la capacità di adattare il pensiero.
A livello neurologico, la creatività nasce da un "dialogo" perfetto tra la nostra rete di controllo (quella che pianifica e risolve problemi) e la rete di default (quella che ci fa sognare a occhi aperti); nello stato ipnagogico, in cui la coscienza inizia a sfumare, lasciando spazio al mondo dei sogni pur avendo ancora parzialmente consapevolezza, queste due aree collaborano senza le barriere della logica serrata.
Inoltre, quando siamo iper-impegnati, la nostra mente è saturata da un "chiacchiericcio" costante che blocca ogni intuizione; al contrario, quando i confini della coscienza si fanno permeabili, le idee iniziano a fluire liberamente dal subconscio.
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Meditare, poi, non serve solo a rilassarsi, poiché la ricerca dimostra che allena il cervello alla flessibilità e all'apertura, ricreando un terreno fertile simile a quello ipnagogico.
I numeri dell’ipnagogia
I dati ci dicono che non è un fenomeno raro:
- circa l'80% della popolazione ha provato questa sensazione almeno una volta;
- il 25% la sperimenta regolarmente;
- è un fenomeno leggermente più diffuso tra le donne.
Inoltre, sebbene sia tipico della fase di addormentamento, può capitare anche al risveglio o durante quei momenti di forte sonnolenza diurna in cui "stacchiamo la spina".
Le scoperte dei ricercatori in sintesi:
- il dato sorprendente: chi attraversa anche solo 60 secondi nella fase N1 o Non-REM 1 (lo stadio più leggero del sonno, quello che tecnicamente chiamiamo addormentamento) ha 2,7 volte più probabilità di risolvere un problema complesso tramite un'intuizione improvvisa rispetto a chi resta semplicemente sveglio a riposare;
- il limite: si tratta di una super-capacità che svanisce non appena si scivola nel sonno più profondo (fase N2). Il sonno vero e proprio sembra quasi "cancellare" o inibire il processo di ristrutturazione creativa dei pensieri.
La tecnica di Edison: antica ma efficace
Lo studio ha convalidato il celebre metodo di Thomas Edison (che pare facesse piccoli sonnellini tenendo in mano delle sfere di metallo destinate a cadere per svegliarlo al momento giusto).
Ecco in che modo:
- accessibilità: non servono laboratori, perché basta un oggetto domestico che cada quando i muscoli si rilassano;
- precisione futura: in futuro forse potremmo usare interfacce cervello-computer per restare artificialmente in questo stato N1 il più a lungo possibile.
Un aspetto curioso emerso dalla ricerca riguarda il quando arriva l'idea: contrariamente alla leggenda secondo cui ci si sveglia urlando "Eureka!", i partecipanti hanno risolto il test mediamente 30 minuti dopo il risveglio, dopo circa 94 tentativi.
Perché questo ritardo? Esistono due ipotesi:
- inerzia del sonno: il cervello ha bisogno di mezz'ora per "caricare" completamente il sistema e dissipare la nebbia del risveglio;
- riorganizzazione silenziosa: la fase N1 potrebbe funzionare come un magazzino dove le strategie vengono rielaborate. Una volta svegli, il cervello continua a elaborare le prove finché l'intuizione non "rompe gli indugi" e diventa consapevole.
La tecnica di Edison non è solo un trucco per inventori, ma uno strumento scientifico prezioso per:
- mappare l'addormentamento: aiuta a definire il momento esatto in cui passiamo dalla veglia al sonno, un confine spesso vago e difficile da tracciare, specialmente per chi soffre di insonnia;
- esplorare l'ipnagogia: permette di raccogliere testimonianze sui sogni brevi e bizzarri che facciamo appena ci assopiamo, studiando come questi influenzino la nostra memoria.
Nonostante queste scoperte, rimangono dei misteri irrisolti: non è ancora chiaro se le visioni ipnagogiche (tradotte in immagini strane che vediamo prima di dormire) siano direttamente collegate all'idea vincente, né perché alcune persone riescano a scivolare in questo stato creativo più facilmente di altre.
Una cosa, però, è certa: la fase N1 è una finestra temporale breve ma potentissima e identificarla permette di guardare dentro l'ingranaggio della risoluzione dei problemi come mai prima d'ora.
Fonti:
Science Advances - Sleep onset is a creative sweet spot